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ritratto di Emiliano Morreale
di Emiliano Morreale

I film a Natale


“Mi hanno appena detto che su Sky Max c’è Blade 2. E io che pensavo che nulla potesse scalzare Una poltrona per due come tradizione natalizia”. Questo sms, arrivatomi da un’amica scrittrice, mi prende alla sprovvista. La prima reazione è precipitarmi a controllare che qualche rete mandi in onda Willie Wonka e la fabbrica di cioccolata. Non quello fin troppo consapevole e camp di Burton, ma quello genuino con Gene Wilder. Altro appuntamento natalizio, che temo a questo punto sia stato scalzato. Ma il giornaletto dei programmi mi conforta. Canale 5, 25 dicembre, mattina: Willie Wonka. Canale 5, per un istante, mi sembra il garante della consistenza nello spazio e nel tempo, mia e di una, o forse più, generazioni.
 
Piccoli mutamenti in generazioni di consumatori completamente succubi, avvicendamenti nella percezione del tempo, ciclico o lineare.
Un campo di studio ancora di esplorare nella formazione delle strutture del sentimento degli ultimi decenni: i palinsesti televisivi. E in particolare quello natalizio. Credo che studiando i palinsesti natalizi di Rai e Mediaset dagli anni Ottanta in poi si potrebbero cogliere alcuni dei riflessi condizionati di pensiero più profondi di una fascia d’età che ormai sta trai venti e i quarant’anni. Non si tratta della solita presenza di La vita è meravigliosa negli horror o nella puntata natalizia delle sitcom. Qui si tratta piuttosto di un’intera atmosfera festiva forgiata da annunciatrici, spot, da equipe che cooperavano a segnare l’irruzione di una diversità del tutto artificiale, di una rottura. Con spietata tenerezza, ad affondare in questo campo è stato qualche anno fa, con gusto da patchwork dietrologico, forse il migliore scrittore italiano di oggi, Nicola Lagioia, con un saggio intitolato Babbo Natale (Fazi 2005), che racconta la varie mutazioni dell’invenzione consumistica di Babbo Natale (compresa l’analisi di celebri spot, come quello di “Vorrei cantare insieme a voi”…)
 
Gli anni ’80 e ’90 sono stati il decennio del tv private e dunque quelli della formazione di una nuova estetica e di una nuova morale (si fa per dire) dell’Italia, ritmata non solo dalle domeniche sera del Drive In ma anche da un Natale popolato da Asterix, Lucky Luke, Willie Wonka, o da film dementi con cast stellari sfuggiti di mano a Hollywood dai primi anni ’60 alla fine dei ’70.
Oggi, nell’era delle pay tv, vedere i palinsesti Rai e Mediaset che replicano la cerimonia fa un effetto di un anacronismo, o forse del tentativo di rassicurarci in un’età di ulteriori mutazioni nei media (cioè dentro di noi). Buon anno dunque a tutti i cyborg italiani giovani e adulti.

8.01
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Inserito da Emiliano Morreale - 7 gennaio, 2010 - 15:00


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