Mi piace l'idea delle world wide women. Mi chiedo però se la maternità sia il problema centrale del difficile inserimento nel mondo del lavoro da parte delle donne. C'è anche un dato culturale, oltre che strettamente pratico, che ci lega a un ruolo "antico". Sono figlia di una donna senza paracadute, che ha lavorato per anni proprio per pagare una signora che si prendeva cura di me e di mia nonna. Lo ha fatto per 8 anni di fila: il suo stipendio era quello della sua sostituta. Ma differentemente da me, è stato il lavoro fisso che glielo ha permesso. Pur avendone un grande desiderio, non ha mollato il lavoro per crescere me perché sapeva che stava maturando la sua pensione. Una prospettiva da non scartare e quindi motivo forte per decidere di tener duro qualche anno, tanto poi i figli crescono e diventano indipendenti.
E oggi? I servizi non ci sono - ma nemmeno nell'era del baby boom -, il lavoro si è fatto precario e le donne si trovano sempre davanti allo stesso dilemma: faccio un figlio o no? Forse dovremmo dare più voce al nostro coraggio, alle scelte di forza che facciamo quotidianamente e imparare ad affrontare pienamente ciò che ci è dato da vivere. Con responsabilità, ma anche a prescindere dalla precarietà dell'oggi.
I critici di mestiere vanno scomparendo, sostituiti da individui che probabilmente hanno il pregio di "non intendersene" in termini specialistici e quindi di essere più vicini allo spettatore medio. Che temiamo cominci a volersi confondere con mediocre, con il risultato che tutto più o meno si limita ai fatti, alle stelle, alle palle, al Mi piace o Non mi piace...>>
Mi piace l'idea delle world
Mi piace l'idea delle world wide women. Mi chiedo però se la maternità sia il problema centrale del difficile inserimento nel mondo del lavoro da parte delle donne. C'è anche un dato culturale, oltre che strettamente pratico, che ci lega a un ruolo "antico". Sono figlia di una donna senza paracadute, che ha lavorato per anni proprio per pagare una signora che si prendeva cura di me e di mia nonna. Lo ha fatto per 8 anni di fila: il suo stipendio era quello della sua sostituta. Ma differentemente da me, è stato il lavoro fisso che glielo ha permesso. Pur avendone un grande desiderio, non ha mollato il lavoro per crescere me perché sapeva che stava maturando la sua pensione. Una prospettiva da non scartare e quindi motivo forte per decidere di tener duro qualche anno, tanto poi i figli crescono e diventano indipendenti. E oggi? I servizi non ci sono - ma nemmeno nell'era del baby boom -, il lavoro si è fatto precario e le donne si trovano sempre davanti allo stesso dilemma: faccio un figlio o no? Forse dovremmo dare più voce al nostro coraggio, alle scelte di forza che facciamo quotidianamente e imparare ad affrontare pienamente ciò che ci è dato da vivere. Con responsabilità, ma anche a prescindere dalla precarietà dell'oggi.