Grandissimo insegnante, Carena. Sempre attento a instillarci dubbi (a noi, che da giovani liceali, secondo copione, avremmo dovuto instillarli a lui!), curioso, in grado di fornirci coordinata precisa di orientamento per ogni esperimento tentato, anche fallito, con una conoscenza di confluenti e spesso contrastanti teorie e prassi che riusciva a tenere in piedi contemporaneamente, facendoci comprendere con gli atti e il pensiero applicato la vera natura dialettica, persino ferocemente ironica -e mai pseudoreligiosa- dell'arte. Ferocemente ironica come lui, che riusciva a spiazzarci con mezza parola, spaziando da un linguaggio aulico a quello della strada ai suoi irresistibili neologismi (con lui si respirava sempre aria di avanguardia creativa,persino facendo il più banale dei calchi di gesso!), ma sempre senza dominarci con la sua cultura e prontezza, come purtroppo molti docenti meno preparati di lui, ma sempre rispettando profondamente la nostra natura e le nostre peculiarità (ma spietato verso le nostre pigrizie, pittoriche e mentali!).
E anche grandissimo artista; ma questo lo sapete già, no?
Mi spiacerebbe molto che Toni venisse ricordato come figura maliconica di pittore dell'infinito e dell'ineffabile, lui che si definiva "sromantico", che dipingeva cieli perché amava e lo divertiva emormemente la concettuale contraddizione tra il loro etere e la pesantezza della lamiera, (una sua introduzione a una sua mostra del '91 alla -ora-Mazzoleni di Torino s'intitolava "Dal basso dei cieli"), e che osservava scrupolosamente una forma quasi integralista di ironia e autoironia: a una tesina che avevo fatto su di lui in Accademia Albertina, mi aveva chiesto di aggiungere, in postfazione, il suo commento "fossi davvero di tale levatura, sarei più famoso del cane Lassie!"
I critici di mestiere vanno scomparendo, sostituiti da individui che probabilmente hanno il pregio di "non intendersene" in termini specialistici e quindi di essere più vicini allo spettatore medio. Che temiamo cominci a volersi confondere con mediocre, con il risultato che tutto più o meno si limita ai fatti, alle stelle, alle palle, al Mi piace o Non mi piace...>>
Grandissimo insegnante,
Grandissimo insegnante, Carena. Sempre attento a instillarci dubbi (a noi, che da giovani liceali, secondo copione, avremmo dovuto instillarli a lui!), curioso, in grado di fornirci coordinata precisa di orientamento per ogni esperimento tentato, anche fallito, con una conoscenza di confluenti e spesso contrastanti teorie e prassi che riusciva a tenere in piedi contemporaneamente, facendoci comprendere con gli atti e il pensiero applicato la vera natura dialettica, persino ferocemente ironica -e mai pseudoreligiosa- dell'arte. Ferocemente ironica come lui, che riusciva a spiazzarci con mezza parola, spaziando da un linguaggio aulico a quello della strada ai suoi irresistibili neologismi (con lui si respirava sempre aria di avanguardia creativa,persino facendo il più banale dei calchi di gesso!), ma sempre senza dominarci con la sua cultura e prontezza, come purtroppo molti docenti meno preparati di lui, ma sempre rispettando profondamente la nostra natura e le nostre peculiarità (ma spietato verso le nostre pigrizie, pittoriche e mentali!). E anche grandissimo artista; ma questo lo sapete già, no? Mi spiacerebbe molto che Toni venisse ricordato come figura maliconica di pittore dell'infinito e dell'ineffabile, lui che si definiva "sromantico", che dipingeva cieli perché amava e lo divertiva emormemente la concettuale contraddizione tra il loro etere e la pesantezza della lamiera, (una sua introduzione a una sua mostra del '91 alla -ora-Mazzoleni di Torino s'intitolava "Dal basso dei cieli"), e che osservava scrupolosamente una forma quasi integralista di ironia e autoironia: a una tesina che avevo fatto su di lui in Accademia Albertina, mi aveva chiesto di aggiungere, in postfazione, il suo commento "fossi davvero di tale levatura, sarei più famoso del cane Lassie!"