I would prefer not, dice Bartleby a mo' di refrain, come una canzone di Sanremo, solo un pelino più sofisticata nel sottotesto. Ma in quel condizionale "preferirei", "would prefer" sta tutta la consapevolezza del non poter non appartenere a nulla e nessuno. Il condizionale che inchioda il desiderio della volontà alla croce dell'impossibilità. Preferirei ma non posso. So di non potermi sottrarre anche se lo vorrei. Ecco quel che noi Bartleby siamo costretti a dire, coscienti del fatto che non appartenere non ci appartiene in questo mondo. E se invece povrassimo ad appartenerci l'un l'altro?
I critici di mestiere vanno scomparendo, sostituiti da individui che probabilmente hanno il pregio di "non intendersene" in termini specialistici e quindi di essere più vicini allo spettatore medio. Che temiamo cominci a volersi confondere con mediocre, con il risultato che tutto più o meno si limita ai fatti, alle stelle, alle palle, al Mi piace o Non mi piace...>>
I would prefer not, dice
I would prefer not, dice Bartleby a mo' di refrain, come una canzone di Sanremo, solo un pelino più sofisticata nel sottotesto. Ma in quel condizionale "preferirei", "would prefer" sta tutta la consapevolezza del non poter non appartenere a nulla e nessuno. Il condizionale che inchioda il desiderio della volontà alla croce dell'impossibilità. Preferirei ma non posso. So di non potermi sottrarre anche se lo vorrei. Ecco quel che noi Bartleby siamo costretti a dire, coscienti del fatto che non appartenere non ci appartiene in questo mondo. E se invece povrassimo ad appartenerci l'un l'altro?