In principio

Un pezzo da collezione

Presentazione del primo numero di Giudizio Universale – Il mensile che recensisce tutto, aprile 2005

 

di Remo Bassetti

 

L’editoriale che state per leggere è destinato a divenire una rarità, un pezzo da collezione quasi. Non per suoi meriti intrinseci, intendiamoci. Il fatto è che si tratta dell’unica volta che troverete su questo giornale qualcosa che non sia una recensione. Il tempo dirà se Giudizio Universale è un giornale ben fatto ma sin da adesso si dovrà riconoscere come unico nel suo genere. Tanto che necessita per prima cosa raccontarne la struttura, fornirne le indicazioni per l’uso.

Un mensile di recensioni, dunque: però con la particolarità di dilatare il genere all’infinito. Scorrendo il primo sommario potete capire cosa questo significhi. Recensire libri, dischi, film, mostre, ristoranti ma anche uffici pubblici, personaggi politici, scuole, ospedali, crimini, siti internet, percorsi, luoghi, oggetti. Ma cosa vuol dire esattamente recensire? Giudicare, naturalmente. E più precisamente procedere a un giudizio di congruità: i nostri articolisti sono invitati a chiedersi, preliminarmente, lo scopo dell’oggetto/soggetto che stanno esaminando, e poi a valutare se i risultati che l’oggetto/soggetto raggiunge siano congrui con lo scopo in questione. E’ ciò che nell’editoria si fa, recensendo un libro (o almeno si dovrebbe fare: non di rado la recensione è sviluppata come sostanziale raddoppio della quarta di copertina, ed è un semplice raccontino della trama o un’acritica scaletta dei concetti espressi dall’autore), provando a stabilire se sia conforme ai fini che si è proposto che, a seconda del testo, saranno di educare, divertire, commuovere, intrattenere, spiegare. E’ ciò che nell’editoria si fa recensendo un albergo o un ristorante (o almeno si dovrebbe fare: assai spesso la recensione è sviluppata come raddoppio del dèpliant turistico, servizievole replica del menu, empatia con il receptionist), cercando di misurare quanto proficua sia la trasferta sotto il profilo edonistico. Può apparire strano e straniante misurarsi allo stesso modo con parlamentari, depositi bagagli o sessioni di esami universitari: eppure il meccanismo è identico, addentrarsi nella loro adeguatezza funzionale. Lo scopo, estetico o utilitaristico, sarà giudicato per ciò che promette. Qualche volta potremmo divertirci a rovesciare i termini, trattando per estetico ciò che è utilitaristico o viceversa, alla maniera di Umberto Eco che nel suo Diario minimo si occupava di una banconota come fosse un’opera d’arte. E’ un gioco d’inversione che sarebbe piaciuto a Duchamp, e abbina all’informazione giornalistica, inevitabilmente scaturente da ogni esame critico, il piacere della contaminazione e della leggerezza. Qualche altra volta potrebbe non bastarci concludere che un oggetto è congruo al suo scopo e finiremo per recensire lo scopo stesso, domandandoci se esso sia coerente rispetto a fini più generali che lo trascendono. Ciò che ci piacerebbe è diventare per i lettori una guida di riferimento per il consumo culturale e un catalogo critico del mondo circostante.

Tecnicamente, le nostre recensioni si sviluppano con un articolo, una scheda e un giudizio finale di valutazione. La simbologia adottata per esprimere il gradimento o la disapprovazione oscilla dai quattro soli dell’eccellenza assoluta ai quattro ombrelli del precipizio più profondo. Al Giudizio Universale hanno accettato di partecipare alcuni tra gli intellettuali più apprezzati e stimolanti del paese. Il nostro giornale, tuttavia, desidera anche lanciare giovani e nomi nuovi. Tanto per cominciare abbiamo indetto una selezione via internet, circolata tra scuole di giornalismo, di scrittura, associazioni culturali e università, e tra gli oltre duecento che si sono proposti ne abbiamo scelto un gruppetto, particolarmente dotato e poliedrico nelle competenze. Non ci constano precedenti analoghi e ne siamo orgogliosi. E’ una conferma del nostro proposito di valutare la qualità senza pregiudizi. Al riguardo, è opportuno segnalare che per produrre la rivista è stata creata una società editoriale da persone libere da vincoli e militanze, impegnate in altri ambiti e mestieri, accomunate dall’entusiasmo per uno specifico progetto culturale. Il malizioso gioco del “chi c’è dietro”, quindi, rischierebbe di risultare deludente per chi intendesse praticarlo. 

Questo mensile, fondato attorno al concetto di giudizio, nasce in un momento di grande crisi di quello stesso concetto. Non perché non si sparino pubblicamente e quotidianamente giudizi, che anzi è lo sport nazionale. Ma si guardi, ad esempio, a ciò che accade attorno alla politica. Qualsiasi dichiarazione valutativa, invece di essere esaminata ed eventualmente rigettata nel merito, viene svilita in ragione della sua faziosità, presupponendo che l’opinione abbia sempre un secondo fine. Sembra smarrito il diritto al dissenso, e al limite anche quello all’imbecillità, la nuova coscrizione obbligatoria arruola nel partito unico degli intellettualmente disonesti. D’altronde, proprio per la crescente disabitudine a confrontarsi analiticamente sugli argomenti ( e forse anche a causa della frammentazione del sapere in tanti specialismi, così nociva alla complessità della comprensione), sempre più il giudizio si forma superficialmente sulla base di suggestioni, preconcetti, istinti, allergie. Né si può negare che l’universale commercializzazione delle attività umane alzi davanti alle ambizioni cognitive la cortina fumogena del marketing e della promozione, che insomma il profitto economico detti l’agenda delle cose di cui si parla e scrive e orienti il contenuto della comunicazione. Significativo, infine, è che il giudizio per antonomasia, quello processuale, sia sottoposto, alle nostre latitudini, a una denigrazione senza precedenti. Insomma, se fondare un giornale in questa fase storica è un segnale di controtendenza, dato che si compra sempre meno carta stampata (ma la colpa sarà davvero del pubblico?), questa rivista, per l’impostazione che si propone, si schiera doppiamente in controtendenza. 

In fondo è inevitabile. Non abbiamo commissionato studi su quale prodotto confezionare per scucire soldi in giro. Siamo partiti dall’idea di scrivere un giornale che ci piacerebbe leggere, e su quella siamo rimasti. Solo alla fine abbiamo interpellato gli esperti del ramo editoriale, secondo i quali, è giusto che tu lo sappia, non ci acquisterai. Tu, caro lettore, non dovresti essere qui, a questo rigo. Questo è il giudizio degli esperti. Lo vuoi un consiglio da noi, che di giudizi ce ne intendiamo? Fregatene.