WEEKEND - CULTURA

Ipazia, 16 secoli di bugie

La filosofa di Alessandria d'Egitto fu uccisa nel 415 da un gruppo di fanatici cristiani. E' passata alla storia come una martire della scienza, versione femminile di Galileo. Ma la sua vicenda nasconde un mistero ancora più inquietante 


di Luisa Muraro

(Illustrazione di Elide Gramegna)


Ipazia di Alessandria ha un conto aperto con la nostra civiltà che dobbiamo incominciare a pagare.
Parlo, per chi ancora non conoscesse questo nome, della scienziata e filosofa neoplatonica, maestra nel Museo di Alessandria d’Egitto (non un museo, ma un centro di studi superiori) che, nell’anno 415 dell’era cristiana, venne trucidata da un gruppo organizzato di cristiani fanatici. Il delitto restò impunito perché l’inviato imperiale non fece il suo dovere.
Da parte di chi ha a cuore la tradizione religiosa cristiana, io mi aspetto un preciso contributo. Posto che le fonti non consentono di attribuire al vescovo di Alessandria, il futuro santo e padre della Chiesa Cirillo, alcuna responsabilità diretta nella morte violenta della filosofa, si stabiliscano le innegabili responsabilità indirette, nel contesto di una diffusione del cristianesimo che è piena di luci e ombre.
 
ipazia2.JPGDa coloro che hanno a cuore le grandi conquiste della modernità (libertà di pensiero, pluralismo, libertà di ricerca, valore delle scienze sperimentali), mi aspetto che smettano di strumentalizzare la figura della filosofa deformandola in quella di una martire della libera scienza. Le fonti storiche non autorizzano questa rappresentazione che si alimenta da una serie di stereotipi, già confutati, sulla storia delle scienze e la cultura cattolica. Non si faccia di Ipazia un anacronistico pendant femminile di Galileo. Lei fu indubbiamente una scienziata di prima grandezza e, come Galileo, si dedicò all’astronomia con avanzate tecniche di osservazione. L’analogia finisce qui. La famosa vicenda del processo di Galileo riguarda il protagonista di una svolta epocale nell’idea di scienza, che non ha nulla a che fare con l’epoca di Ipazia, il cui tempo fu agitato da una somma di problemi che non riguardavano la concezione della scienza, se non molto indirettamente. Detto in breve, Galileo è il campione e il martire del nuovo che avanza. Ipazia è l’esponente di una tradizione secolare (millenaria, se contiamo l’Egitto) e venne schiacciata dal nuovo avanzante, il cristianesimo, che fu anche rivoluzione sociale, non dimentichiamo.
Il mio contributo al pagamento del debito che abbiamo verso Ipazia, consisterà nell’esporre, in forma di racconto basato sulle fonti storiche, le circostanze che portarono alla sua uccisione. 
(sopra, Ipazia in un particolare dell'affresco La scuola di Atene, di Raffaello Sanzio)
 
Di Ipazia non abbiamo una data di nascita, possiamo immaginare che fu intorno al 370. Trascorse la sua vita ad Alessandria; non risulta che abbia fatto viaggi fuori dalla sua città. Le fonti la ricordano come figlia di Teone, scienziato del Museo; di lui fu allieva, collaboratrice e, in un certo senso, successora. Le fonti dicono che lei lo superò. Della sua opera non si è conservato quasi nulla.
Intorno al 375 nacque ad Alessandria anche Cirillo, che crebbe all’ombra dello zio Teofilo cui succedette sul seggio episcopale nel 412. Come lo zio, era un uomo di grande decisione, al limite della spregiudicatezza. Per favorire la Chiesa, Cirillo cercò l’alleanza del prefetto imperiale Oreste, un battezzato anche lui ma poco propenso a schierarsi con i cristiani.
Scoppiarono incidenti, uno gravissimo nel 415: un gruppo di monaci venuti dal deserto (i cosiddetti parabolani) per servire il vescovo, a che titolo non sappiamo, assaltarono il carro del prefetto e riuscirono a ferirlo con una sassata. Il loro capo fu catturato e duramente punito, Cirillo voleva farne un martire ma i cittadini si opposero, compresi alcuni cristiani. Siamo alla vigilia dell’uccisione di Ipazia.
 
Bisogna sapere che Oreste era un ammiratore della filosofa e aveva preso l’abitudine di consultarla sui problemi della città. All’epoca Alessandria era una città multietnica, abitata da elleni, egizi, ebrei, costellata da vari edifici religiosi: sinagoghe, templi alle divinità greche ed egizie, chiese cristiane. Il gruppo dominante è costituito dagli elleni (gli abitanti di origine greca), molti dei quali stavano passando al cristianesimo, che era diventato la religione dell’imperatore. Ipazia, che apparteneva a questo gruppo sociale, non era cristiana. Fra i suoi allievi aveva tuttavia dei cristiani, come Sinesio, il futuro vescovo di Cirene, che la chiamava “madre” e “patrona”,  e su di lei ha lasciato una preziosa testimonianza scritta.
Le fonti raccontano che un giorno il vescovo Cirillo si trovò a passare nei pressi della casa di Ipazia e notò un assembramento di carri, lettighe e guardie.
“Di chi è quella casa? Che cosa sta succedendo?”
“È la casa della filosofa Ipazia – gli rispose uno del seguito - quelli che vedi, sono i curiali del prefetto, lui deve essere venuto con altri a salutarla e ad ascoltarla”.
Il vescovo, possiamo immaginare, sentì una fitta penosa nell’anima. Per certo il nome di quella donna, famosa in città, non gli era nuovo. Nuovo fu per lui scoprire che il prefetto si degnasse di farle visita, dopo che aveva rifiutato l’offerta fatta da lui, Cirillo, che era un uomo e un vescovo. Le fonti ci autorizzano a immaginare anche il pensiero che seguì a quel penoso, ma così umano! sentimento: “Ad Alessandria le cose andrebbero meglio se io e il prefetto fossimo amici. Io e il prefetto non siamo amici per colpa di Ipazia che si è messa di mezzo e ha attirato Oreste nella sua orbita”.
 
rachel-weisz-interpreta-ipazia-di-alessandria-in-agora-117156.jpgQuesto è l’antefatto. Il fatto è che un giorno del marzo 415 un gruppo di parabolani, guidati da un tale di nome Pietro il lettore, sequestrò Ipazia, la portò in una chiesa e qui, al chiuso, la trucidarono usando strumenti taglienti che non erano coltelli, forse  pezzi di vetro o di conchiglia. Poi ne portarono i resti in una località, il Cinarone, forse assegnata alla eliminazione di materie di scarto con il fuoco, e qui li bruciarono.
Da questo insieme di fatti risulta che Ipazia, se siamo alla ricerca di un titolo da dare alla sua morte, fu principalmente una martire politica.
Colpita per colpire il prefetto imperiale, è la prima supposizione, Ma, se allarghiamo lo scenario storico, le circostanze suggeriscono piuttosto che lei fu eliminata perché disturbava, con la sua indipendenza, l’antagonismo fra due poteri, quello imperiale e quello ecclesiastico, che erano anche due uomini, Oreste e Cirillo, e impediva così che i due poteri e i due uomini arrivassero a trovare un compromesso per una conveniente alleanza. A ciò si aggiunga un senso di rivalità del capo della Chiesa alessandrina nei confronti di quella donna che, stando alla testimonianza di Sinesio, aveva l’autorità di una sacerdotessa. La filosofa e il vescovo erano entrambi sprovvisti del potere della forza; l’efficacia della loro azione dipendeva dall’autorità della loro parola e dal credito di cui godevano presso i detentori del potere politico.
 
Sicuramente contarono anche altre circostanze, fra cui il conflitto tra la cultura del mondo antico declinante e la nuova religione cristiana, purchè abbiamo chiaro che il conflitto non si configurava come un antagonismo e che la vittoria del cristianesimo era ormai evidente.
Contò il fatto che non di un filosofo si trattasse, ma di una filosofa? La domanda va riformulata, considerato che non esistono culture in cui la differenza sessuale sia indifferente. Quanto contò, nella vicenda di Ipazia? E abbiamo noi modo di stabilirlo? Senza addentrarci, consideriamo che la nascente religione cristiana, a differenza di quella grecoromana e di quella egizia, non rendeva pensabile e accettabile una donna con le prerogative di Ipazia, libera di sé, non subordinata a partiti o fazioni, presente e parlante in luoghi pubblici, sapiente, maestra dotata di una parola autorevole per donne e uomini.
Questa considerazione ci porta ai nostri tempi per costatare che il tipo umano femminile incarnato da una Ipazia non ha corso nella nostra cultura, forse perché essa deriva dalla versione cristiana del patriarcato. Il che ci fa capire il perché di certi stereotipi laici o laicisti: questi stereotipi resistono e si ripresentano per non poter ammettere che quello che faceva veramente problema ai cristiani di Alessandria, continua a fare problema anche ai nostri giorni, e non solo ai “cristiani”! Voglio dire che gli stereotipi anticlericali con cui si accosta la figura e la vicenda di Ipazia (Chiesa nemica della scienza, della ragione, delle donne) sono fatti per coprire una certa coda di paglia.


Tags: Agorà, Alejandro Amenàbar, alessandria, chiesa, cristianesimo, donne, egitto, filosofia, galileo, ipazia, Luisa Muraro, martire, Rachel Weisz, san cirillo, scienza, weekend,
12 Dicembre 2009

Oggetto recensito:

la filosofa ipazia di alessandria

I libri: su Ipazia il libro da leggere è quello di Gemma Beretta, Ipazia d’Alessandria, Editori Riuniti, Roma 1993, purtroppo esaurito: perché non lo ristampano? Di buona qualità scientifica ma rese difficili dalla densità della scrittura, le pagine di Silvia Ronchey, Ipazia l’intellettuale in A. Fraschetti (a cura di), Roma al femminile, Laterza, Roma-Bari 1994.

Il film: in Italia stiamo aspettando il film Agorà di Alejandro Amenàbar, dedicato a Ipazia, che manca di un distributore italiano. Il ritardo sta suscitando sospetti di censura.
(nell'immagine sopra, Rachel Weisz in una scena del film)

giudizio:



3.258
Media: 3.3 (5 voti)

Commenti

Care tutte \ tutti, vi posso

Care tutte \ tutti, vi posso dare una buona notizia: il film sarà distribuito in Italia da Mikado, con uscita prevista per il 30 aprile prossimo. Per un elementare fair play, vi dico subito che lavoro per Mikado, quindi non aggiungo commenti sul film. Spero andiate a vederlo e sono fiducioso non deluda le vostre aspettative.

Grazie ad Andrea e grazie a

Grazie ad Andrea e grazie a Mikado...io invierò tutti i miei studenti...e farò in modo che il film abbia un gran pubblico...speriamo che l'autrice dell'articolo, vedendo il film, scriva poi qualcosa di meno confuso...

Non avevo dato il giudizio

1.08

Non avevo dato il giudizio sull'articolo...sono d'accordo con Giovanni Giannone...un ombrello...sono tornata su questo sito perché volevo vedere se c'era un po' di mobilitazione per far venire il film in Italia

Giovanna Campani

Prim di tutto il film é

Prim di tutto il film é bellissimo ed é una vergogna che non venga proiettato in Italia. Penso anche che un movimento femminista che si rispetti dovrebbe come minimo mobilitarsi per far venire il fil in Italia o organizzare proiezioni private. Il film é molto accurato dal punto di vista storico e non fa assolutamente di Ipazia una martire della scienza...mostra la grande curiosità intellettuale di Ipazia, una donna, nella tradizione ellenica -certo con gli strumenti tecnici dell'epoca. Nel film é chiarissimo che Ipazia é una martire politica, che resiste come rappresentante di una cultura che il cristianesimo sta spazzando via. La questione femminile é uno dei vari elementi di questa realtà complessa. L'articolo é profondamente irritante nel suo "giustificazionismo" dells vicenda storica del cristianesimo. Il film é invece accuratissimo nell'illustrazione dell'epoca storica: che il cristianesimo sia una rivoluzione sociale, il film lo illustra molto bene -non mi pare però che nessuno giustifichi it Terrore di Robespierre o i massacri successivi alla Rivoluzione Russa, che sono state delle rivoluzioni sociali. Il massacro degli Ebrei di Alessandra, ben illustrato nel film é un fatto storico -che la storiografia ebraica ricorda e che Luisa Muraro poteva forse ricordare. Che il cristianesimo si sia imposto nella violenza e non nella pace e con i martiri é storia-per troppo tempo negata.

per chi volesse approfondire

per chi volesse approfondire l'argomento o conoscere altri aspetti della vita di Ipazia può trovare in libreria una recente pubblicazione edita dalla casa editrice La Lepre

Pette Adriano,Colavito Antonino

IPAZIA.VITA E SOGNI DI UNA SICENZIATA DEL IV SECOLO

Molto intrigante e

Molto intrigante e illuminante questa presentazione di Ipazia. Ma perché, tra i libri pubblicati, non compare minimamente quello di Adriano Petta, uscito presso l'editrice LA LEPRE? Ci saranno dei motivi seri se luisa muraro decide di non citarlo. Mi piacerebbe molto conoscerli. Pasquale Iannamorelli

Molto intrigante e

Molto intrigante e illuminante questa presentazione di Ipazia. Ma perché, tra i libri pubblicati, non compare minimamente quello di Adriano Petta, uscito presso l'editrice LA LEPRE? Ci saranno dei motivi seri se luisa muraro decide di non citarlo. Mi piacerebbe molto conoscerli. Pasquale Iannamorelli

C'era da aspettarselo.

1.08

C'era da aspettarselo. Giordano Bruno, Galileo Galilei, ed ora anche Ipazia. In fin dei conti la colpa è stata loro se non si sono piegati alle idee progressive e innovatrici del cristianesimo. Comunque l'articolo diventa addirittura comico alla fine quando afferma "Voglio dire che gli stereotipi anticlericali con cui si accosta la figura e la vicenda di Ipazia (Chiesa nemica della scienza, della ragione, delle donne) sono fatti per coprire una certa coda di paglia", e si dimentica ciò che ha scritto poche righe prima:"la nascente religione cristiana, a differenza di quella grecoromana e di quella egizia, non rendeva pensabile e accettabile una donna con le prerogative di Ipazia, libera di sé, non subordinata a partiti o fazioni, presente e parlante in luoghi pubblici, sapiente, maestra dotata di una parola autorevole per donne e uomini."

Solo una

5.04

Solo una riflessione, utilizzare il genere per interpretare le vicende storiche , anche quelle nelle quali il sopruso è evidente ,mi sembra spesso un alibi ... Mi spiego : la legge in realtà è ancora e sempre quella del più forte , del più furbo , di chi insomma ricerca il proprio tornaconto , di volta in volta politico ,economico , in tutti i modi in cui si esprime il potere. La volontà di potenza di Adleriana memoria in perenne conflitto con la necessità di socializzare e cooperare... Ipazia suscita interesse per ciò che rappresenta , la martire all'incontrario , una donna sapiente , il passato che soccombe al futuro? Non so la storia mi sembra a volte un immenso "colino" che lascia passare solo stereotipi ...

L'autrice sostiene che il

L'autrice sostiene che il pregiudizio patriarcale vigente allora sia lo stesso vigente oggi. Come non essere d'accordo? A quell'epoca, come oggi in Occidente, la religione dominante era - ed e' - il cristianesimo! Ed e' stato proprio il cristianesimo ad introdurre l'nsofferenza misogina verso le donne che non sanno stare ''al loro posto'', che e' quello loro assegnato dalla Chiesa. La sua tesi e' intrinsecamente contraddittoria. La mancanza di imparzialita' dei difensori d'ufficio della Chiesa e' sconcertante, ma rientra perfettamente in una tradizione della quale i gesuiti sono stati i principali esponenti...

L'autrice dell'articolo -

4.05

L'autrice dell'articolo - filosofa - fornisce un'ulteriore dimostrazione che il nobile esercizio della filosofia mal si concilia con l'adesione ad una qualsiasi religione (nel suo caso quella cristiano/cattolica).

L'autrice dell'articolo -

4.05

L'autrice dell'articolo - filosofa - fornisce un'ulteriore dimostrazione che il nobile esercizio della filosofia mal si concilia con l'adesione ad una qualsiasi religione (nel suo caso quella cristiano/cattolica).

Ipazia era una donna e come

5.04

Ipazia era una donna e come tale doveva essere negata,la sua unica colpa è stata quella di avere cuore e cervello perfettamente sincronizzati, di essere diversa e quindi pericolosa, a quanto pare, leggendo l' articolo, il maschilismo è ancora dominante, siamo nel terzo millennio e l' ESSERE DONNA fa ancora paura, disturba, non è questione di religione, che siano atei, che siano religiosi, che siano quel che siano, gli uomini adottano lo stesso atteggiamento, fa comodo, il patriarcato è unanime e non conosce bandiera. Il fallo è duro a morire.

Ipazia era una donna e come

5.04

Ipazia era una donna e come tale doveva essere negata,la sua unica colpa è stata quella di avere cuore e cervello perfettamente sincronizzati, di essere diversa e quindi pericolosa, a quanto pare, leggendo l' articolo, il maschilismo è ancora dominante, siamo nel terzo millennio e l' ESSERE DONNA fa ancora paura, disturba, non è questione di religione, che siano atei, che siano religiosi, che siano quel che siano, gli uomini adottano lo stesso atteggiamento, fa comodo, il patriarcato è unanime e non conosce bandiera. Il fallo è duro a morire.

L'autrice dell'articolo -

L'autrice dell'articolo - filosofa - fornisce un'ulteriore dimostrazione che il nobile esercizio della filosofia mal si concilia con l'adesione ad una qualsiasi religione (nel suo caso quella cristiano/cattolica).

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