Cade il prossimo 2 agosto il triste anniversario della strage che fece 85 vittime. Mentre il luogo della tragedia viene riconosciuto patrimonio dell'Unesco, L'estate spezzata, documentario di Vittorio Pastanella e Francesca Mozzi, mostra oggi chi è sopravvissuto e chi ha perso un caro: vite sospese a causa di una verità che ancora non c'è
di Alessandra Testa
Sullo sfondo scorrono le immagini di quella terribile mattina. Il famoso autobus 37, usato per trasportare i feriti in stazione. E tanti uomini qualunque che si inventano soccorritori per salvare più persone possibili da sotto la macerie. Nell’anno in cui Bologna commemora il trentesimo anniversario della bomba alla stazione, due giovani giornalisti di belle speranze presentano il documentario L’estate spezzata. Il 2 agosto del 1980 Vittorio Pastanella e Francesca Mozzi, rispettivamente classe 1979 e 1978, non erano che bambini. Eppure il loro primo lavoro lo hanno voluto de
Fu centro di scambi mercantili e ospitò un istituto di credito. Oggi del suo passato nel business conserva solo il nome. La biblioteca multimediale di Piazza del Nettuno ospita ogni giorno iniziative pubbliche per mamme, nonni e bambini: astenersi commercianti
di Alessandra Testa
Un ospedale per le Caretta caretta ferite
di Alessandra Testa
Dove il tuffo del sole nel mare non è solo un'attrattiva per turisti, ma un rito sacro
di Alessandra Testa
Il centro lavoratori del sindacato dedicato ai migranti è una scialuppa di salvataggio per molti. Abbiamo recensito quello di Bologna
di Alessandra Testa
La Bologna dei canali, che fu centro di commerci navali durante il XIII secolo, sopravvive ancora oggi, fra colate di cemento e nuove mode. Piccoli scorci cittadini da (ri)scoprire e ammirare, pensando alle grandi città d'acqua del Nord
di Alessandra Testa
Nel saggio Il Paese delle badanti, l'antropologo Francesco Vietti percorre a ritroso il viaggio delle migranti moldave che vengono in Italia per accudire i nostri anziani
di Alessandra Testa
Scanner è il nome dell'installazione che l'artista slovacco Matej Krén ha realizzato per il museo MAMbo di Bologna. Più di 90mila volumi impilati in una torre che supera gli 11 metri di altezza. Imponente allo sguardo, ma visitarla è un'impresa per chi ama le emozioni forti
di Alessandra Testa
Sublime claustrofobia da un lato, delirio di onnipotenza dall'altro. Sono le due sensazioni diametralmente opposte che vivrete se troverete il coraggio di abbandonarvi a Scanner, l'imponente installazione di Matej Krén in scena fino al prossimo 25 luglio al MAMbo, il museo d'arte moderna di Bologna. Per la prima volta in Italia, il vate degli artisti slovacchi ha realizzato un vera e propria scultura di pagine per una delle sale del white cube nato nel 2007 negli spazi che un tempo furono del forno del pane. Alta 11 metri e 70 centimetri e larga quasi altrettanto, l'enorme palizz
Clausola compromissoria, e a volte anche dimissioni in bianco: i lavoratori potranno essere costretti a siglarle insieme al contratto di assunzione. Ecco quali sono le nuove norme che aggirano lo Statuto. E perché Napolitano non le ha ancora approvate
di Alessandra Testa
Tutte quelle che non hanno i capelli lisci si lamentano: gonfi, crespi, sempre in balia dell'umidità. Ma se ci pensate un attimo, scoprite che i ricci presentano alcuni vantaggi non da poco...
di Alessandra Testa
E' l'altra faccia delle vicende Eutelia e Phonemedia: le grandi aziende chiudono in Italia e aprono al'estero, dove trovano lavoratori a costi e condizioni favorevoli. Così, nonostante la crisi, i gestori di telecomunicazioni aumentano i fatturati. E noi, da dipendenti o da semplici utenti, abbiamo solo da perderci
di Alessandra Testa
Scade la tassa regionale di proprietà sulle auto: si può pagare anche on line, noi però preferiamo il caro vecchio Aci. Sarà la scelta giusta?
di Alessandra Testa
Un'incantevole Sandrelli e un ottimo Mastandrea nell'ultima pellicola di Paolo Virzì. La prima cosa bella conferma la tradizione della migliore commedia all'italiana. E smentisce alcuni luoghi comuni
di Alessandra Testa
Il cinema italiano non sarà in salute, ma La prima cosa bella di Paolo Virzì è una vera boccata d'ossigeno. Forse il momento più alto della carriera del regista che, ancora una volta, caricaturizzando la realtà, finisce per fotografarla nella sua essenza più profonda. A dodici anni da Ovosodo, Virzì torna a girare nella sua Livorno e, come aveva fatto nel 2008 con Tutta la vita davanti, è spietato e, al contempo, terribilmente tenero nel muovere i fili dei suoi personaggi. Fra un flashback e l'altro, ripercorre quarant'anni di Italia








