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LIBRI - MUSICA

L'enigma Piazzolla

Compositore colto o innovatore di una tradizione popolare? Autore di musiche memorabili o semplice virtuoso del bandoneon? Nella loro biografia dell'autore di Libertango gli studiosi Diego Fisherman e Abel Gilbert ricostruiscono la vicenda di un musicista "incompreso" ai vari crocevia stilistici del secolo scorso.


di Marco Buttafuoco

 


Il migliore degli omaggi possibili ad Astor Piazzolla, a distanza di vent’anni dalla sua morte avvenuta il 4 luglio del del 1992, è stato senz’altro questo splendido volume, pubblicato in italiano nell’ ottobre dello scorso anno ma uscito in Argentina già nel 2009. Si tratta di un’accuratissima biografia artistica del grande musicista, la cui vicenda viene ricostruita minuziosamente e inquadrata in quella più generale della musica e della cultura del ’900, ovvero del secolo che ha eroso e forse abbattuto definitivamente ogni barriera fra musica colta e musica popolare e ogni steccato fra genere e genere. Il secolo che ha visto il trionfo della musica riprodotta, il secolo di Bela Bartok e di George Gershwin, dei Beatles e di Stravinsky, il secolo della musica elettronica e del jazz.
 
piazzolla-cover_emb4.jpgAl di fuori di questa prospettiva il percorso artistico dell’autore di Adios nonino rischia di essere frainteso. Non a caso il testo originale, uscito in Argentina nel 2009, porta il titolo di Piazzolla, el malentendido, un estudio cultural. In altre parole è del tutto inutile porsi il problema se il grande compositore fu o meno un “classico” e non riconosciuto come tale dai contemporanei, o un raffinato elaboratore della tradizione popolare del tango. E’anche abbastanza inutile continuare a sottolineare la sua distanza dal jazz sulla base della constatazione che la sua musica fu sempre scritta e mai affidata all’improvvisazione.
Tutti problemi critici che secondo gli autori possono essere superati proficuamente se si accetta il dato che il novecento ha reso arte la musica di derivazione popolare, e in quest’arte, come scrivono giustamente i due autori, l’interpretazione è l’opera stessa. La stessa grande riscoperta di Bach operata dalla intellighenzia musicale del secolo scorso va in questa direzione: nella musica barocca la scrittura è notoriamente meno condizionante per l’esecutore di quando non lo sia la musica più propriamente classica (non a caso Piazzolla amò tanto il maestro di Eisenach).
   
Nel musicista argentino l’apertura ad un linguaggio musicale contaminato è anche conseguenza di un elemento biografico del tutto imprescindibile. Piazzolla trascorse parte dell’infanzia e della giovinezza a New York, dove la famiglia si era trasferita in dall’Argentina in cerca di lavoro: erano gli anni del proibizionismo ed i Piazzolla integravano il bilancio familiare con la distillazione clandestina di alcool per conto della malavita italiana. Come George Gershwin, respirò il melting pot musicale della grande mela e non lo dimenticò mai.  La Buenos Aires degli anni '50 era una realtà sostanzialmente chiusa e provinciale, segnata da vicende politiche del tutto particolari come il peronismo. Piazzolla guardò sempre al di là dei confini. Il libro ricostruisce anche il il soggiorno parigino e l’incontro con Nadia Boulanger che lo spinse a cercare nuove strade pur rimanendo legato alla tradizione del tango. Ma Fisherman e Gilbert tendono a ridimensionare questo episodio, anche se il bandoneonista gli attribuiva un’importanza decisiva. Piazzolla sarebbe forse stato Piazzolla, secondo gli autori, anche senza l’incontro con la Boulanger.
 
Da questo esempio si può capire come questo bellissimo libro non sia affatto un’agiografia dell'autore di Libertango. I due autori sono anzi piuttosto critici verso il suo ultimo periodo e le celebri incisioni italiane degli anni '70 (inclusa quella con Gerry Mulligan) sono considerate come operazioni commerciali e di scarso valore artistico. Allo stesso modo vengono liquidati successi come Balada para un loco, così come viene sostanzialmente ridimensionata la collaborazione con il poeta Horacio Ferrer, o il disco dedicato alle liriche di Borges. Di più: il celebre Libertango viene citato di passaggio mentre l’altrettanto celebre Oblivion viene del tutto trascurata.
 
Per i due accurati biografi Piazzolla resta essenzialmente un grande ed originale bandoneonista più che un grande compositore. Un innovatore del linguaggio del suo strumento e della tradizione argentina, ma anche un musicista che ha replicato, troppo precocemente, se stesso. Si può essere o non essere d’accordo con questa tesi - che non spiega ad esempio, perché Piazzolla sia diventato il riferimento di tanti musicisti di ogni area geografica - ma il libro è scritto benissimo e argomentato iun maniera puntuale e stringente e non può essere ignorato da chi ama la musica del ‘900.



Tags: Astor Piazzolla, Libertango, Marco Buttafuco, musica, Novecento, oblivion, tango,
18 Luglio 2013

Oggetto recensito:

Diego Fisherman, Abel Gilbert, Piazzolla. La biografia, Minimum Fax 2012, p 416, 19 euro

 

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