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MOSTRA

Le donne di Renoir

A Parigi una mostra sugli ultimi anni del maestro: addio all'Impressionismo, fanciulle formose e paesaggi mediterranei


di Cesare de Seta

Le bagnanti


Nel 1892 Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) è ormai così celebre che entra, per iniziativa di Mallarmé e di Roger Marx, nelle collezioni nazionali francesi. Le ragazze al piano sono esposte, in dicembre, al Musée du Luxembourg, destinato ad accogliere i contemporanei.
Lo stesso tema Renoir l’aveva affrontato la prima volta tre anni prima, con la Lezione al piano, ed è molto significativo il confronto tra queste due tele. Perché nella prima versione c’è ancora una tenuta per così dire realista: il disegno è rifinito, il colore campito con precisione di tratto, le jeunes filles sono a figura intera. Nelle seguenti versioni e nella definitiva il maestro stringe il campo visivo, riduce i particolari del salotto e decisamente punta sulla amorevole tensione che accomuna le due fanciulle. Una è bionda ed è al piano, l’altra bruna le è vicina e segue con gli occhi lo spartito: ma la novità più rilevante è nella pennellata, assai più fluida e quasi priva di contorni. E’ questo il segno dello scarto stilistico che porta Renoir a sperimentare, negli ultimi decenni della sua vita, un registro formale che volge le spalle al suo memorabile trascorso impressionista.
 
Renoir nel XX secolo, ora al Grand Palais, poi al Los Angeles County Museum, esplora con una ricca messe di dipinti, di sculture e di disegni questa estrema stagione creativa e la pone a confronto con alcuni dei successivi maestri che da essa attinsero.
Una mostra centrata sull’ultima produzione di Renoir si tenne nel 1913 a Parigi alla galleria Bernheim-Jeune. Fu un trionfo. Guillaume Apollinaire, che cavalcava la tigre dell’avanguardia cubista, non esitò a scrivere che “il maestro è una rivelazione, continua a crescere e i suoi ultimi dipinti sono sempre i più belli”. L’allestimento del Grand Palais è scandito in diverse sezioni e una di esse, tra le più intense, ha per titolo Donne, nudi e posterità. Dai nudi di Renoir trasuda erotismo, una sensualità e una carnalità rubensiana: quel Rubens che il maestro non si stancò di ammirare al Louvre e che, nel suo ideale Parnaso, è associato a Raffaello e Tiziano. Nella serie assai ricca e seducente di Bagnanti è il fiammingo certamente il riferente più calzante. Fanciulle assai spesso adolescenti dipinte di tre quarti, sedute o per intero con pochi panni addosso: esse hanno volto sorridente e piccante per cui vien da pensare che Brigitte Bardot poteva essere solo francese. Ci sono in questo ricco repertorio molte donne mature per forme anatomiche e disposizione emotiva, sono delle odalische o delle Veneri, collocate in un contesto atemporale. Non sono solo più delle semplici modelle, c’è nelle loro forme e nei loro sguardi un senso di pienezza e di serenità che risplende nella luminosità dei loro corpi formosi. C’è chi preferisce le tisiche e nevrotiche donne di Schiele, dipinte pochi anni dopo, ma Renoir era nato nel 1841, e gli struggimenti della psicanalisi non l’avevano, per sua fortuna, ancora contaminato.
 
hdTerrasse_à_Cagnes.jpgSul finire degli anni Novanta il maestro, che soffre gravemente di artrite, si sposta sulla costa mediterranea, a Cagnes, che diverrà il suo rifugio baciato dal sole e sua residenza fissa a partire dal 1908. La casa a Collettes è immersa in un bosco di olivi e questo contesto cotto dal sole, segnato dalla mansuetudine di una natura densa e satura di colori e di ombre, lo riconduce al tema del paesaggio. La sua casa diviene un luogo di incontro e lì si ritrova con Matisse e Bonnard che avevano case vicine. Quando ad Aix-en-Provence nel 1906 muore Cézanne, Renoir ne prende idealmente il posto.
Il Mediterraneo è una malia che lo avvince e lo seduce. Dal 1905 al 1910 dipinge molti paesaggi ripresi dalla terrazza della sua casa, dove vive con moglie e tre figli, o dall’ombroso giardino. Sono ancora una volta luoghi di un’Arcadia mediterranea e possono essere tele di piccolo o grande formato, ma pervase da una pennellata fluida nella quale i colori si fondono, si amalgamano in una tonalità dorata. Come quando i raggi del sole penetrano nel denso serto degli alberi. Talvolta il bosco s’anima come nel tema mitologico del Giuramento di Paride (1913-14) dove le tre dee, dai larghi fianchi e con piccoli seni, attorniano il giovane che inginocchiato porge il pomo a Venere, mentre Mercurio in alto assiste alla sfida. Bellissimo il disegno a sanguigna che si vede nella sezione ad essi destinata. Renoir diede poco conto a questi suoi studi a penna o a matita: non si curava di conservarli e molti li donò al portiere di una delle case che abitò a Parigi. I temi mitologici ritornano con Pomona e con la Bagnante detta Euridice: in tali occasioni attinge alla statuaria antica: quella scultura che l’aveva tentato, quando scolpì con le sue mani il busto di un figlio. Poi l’artrite che lo martoriava non gli consentì questo lavoro, ma il suo mercante Paul Durand-Ruel lo convinse di servirsi delle mani di un giovane scultore, Richard Guino, e molte sono le opere, in mostra per la prima volta, che nacquero da questa collaborazione.
Fu Renoir straordinario ritrattista e la galleria che si passa in rassegna testimonia come seppe amare le donne anche guardando soltanto i loro volti. Gli eredi che attinsero a lui gli rendono omaggio: sono Matisse, Bonnard, Picasso.


Tags: bonnard, de seta, impressionismo, parigi, provenza, renoir,
24 Novembre 2009

Oggetto recensito:
RENOIR NEL XX SECOLO, GRAND PALAIS, AVENUE DU GENERAL EISENHOWER 3, PARIGI
Fino al: 4 gennaio 2010
Informazioni: http://www.rmn.fr/Renoir-au-XXe-siecle; tel. 0033/144131717
Orari: fino al 18 dicembre, dal venerdì al lunedì dalle 9.30 alle 22, mercoledì dalle 10 alle 22, giovedì dalle 10 alle 20, chiuso il martedì; dal 19 dicembre al 3 gennaio, tutti i giorni dalle 9 alle 23; ultimo ingresso sempre 45 minuti prima della chiusura
Biglietti: intero euro 11, ridotto euro 8
A cura di: Sylvie Patry e Patrice Marandel
giudizio:



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