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LIBRI

Il bravo Nobel e la "Niña Mala"

Il peruviano Mario Vargas Llosa ha appena vinto il più prestigioso premio per la letteratura. Dall'archivio cartaceo di Giudizio Universale pubblichiamo la recensione del suo ultimo romanzo, Avventure della ragazza cattiva


di Roberto Alajmo

 


mario11.jpgUn’eterna regola della letteratura prevede che si possano scrivere poesie o romanzi d’amore solo in assenza dell’oggetto. Vale a dire quando l’amore non c’è; perché assente, lontano, malato, trapassato, trascorso o infelice. Si può dire anche in altri modi, ma l’essenza è quella: la felicità altrui risulta sempre noiosa. Sei felice? E allora? Chi se ne frega? Molto più fotogenica e appassionante è piuttosto l’infelicità, specialmente se riguarda gli altri. È così che il lettore o lo spettatore possono consolarsi della propria precarietà esistenziale: commisurandola col disastro del protagonista di una finzione. Anche in questo senso la letteratura è un esorcismo. 
 
La regola viene pienamente rispettata nell’ultimo romanzo di Mario Vargas Llosa, la cui protagonista è una di quelle donne capaci di fare impazzire chiunque abbia la sfortuna di innamorarsi di lei. Per gran parte del libro non ha nemmeno un nome: la cilenita, la peruanita, più tutti i cognomi degli uomini che sposa per la disperazione dell’io narrante, che la chiama semplicemente Niña Mala, ricambiato da lei con uno sfottente Niño Bueno.
 
Nel corso di un’intervista, lo scrittore peruviano si è sorpreso che non esista in nessuna lingua del mondo una traduzione soddisfacente di Niña Mala, nel senso in cui viene chiamata fin dal titolo originale. In effetti non esiste magari la traduzione letterale: ma l’archetipo è ben noto a tutte le latitudini, e in certi ambiti gergali e maschilisti esiste una discreta approssimazione di significato. Senza dover ricorrere al più sbrigativo epiteto di Stronza, che pure non difetta di una sua efficacia, esiste pur sempre il termine Profumiera. Dicesi profumiera la ragazza che flirta e non concede, lascia credere e si sottrae adducendo pretesti ogni volta differenti, facendo sentire il profumo di sé – nella versione più triviale: di una parte di sé – senza però mai concedersi completamente. La ragazza profumiera viene pubblicamente additata come inaffidabile. Se la conosci cerchi di evitarla, sebbene ciò non impedisca ai maschi di innamorarsi di lei. A scanso di accuse di misoginia, bisogna dire che al mondo esisterà probabilmente un ugual numero di niños malos. Ma questi sono problemi di Vargas Llosa, che scontando con un sorriso la nomea di scrittore “di destra” potrà vantaggiosamente sorvolare sulla questione. 
 
nina.JPGIl romanzo funziona proprio nella misura in cui scatta il meccanismo di commiserazione nei confronti di Ricardo, colui che racconta in prima persona le diverse fasi della sua vita, attraversate da questa donna che si materializza ai quattro angoli del mondo, da Parigi a Londra a Tokio a Madrid. Ovunque lo porti il suo lavoro di traduttore e interprete, Ricardito viene raggiunto dalla Niña Mala, che è sempre lei pur apparendo ogni volta differente. Nell’intervallo fra un’apparizione e l’altra è come se la vita di Ricardo tendesse ad ammosciarsi (e ogni tanto viene il sospetto che stia per ammosciarsi pure il romanzo, che invece regge), salvo riaccendersi alla successiva incursione della donna. La protagonista appartiene, fra l’altro, alla categoria peggiore, che potrebbe definirsi Mamma-Cicco-Mi-Tocca: come nella famosa storiella è spesso lei a stanare la sua vittima, scuotendolo dalla normalità e irretendolo per brevi periodi, prima di scappare con qualche altro amante più facoltoso. Ricardo la caverà più volte dai guai, suscitando l’indignata solidarietà di amici e lettori, e ogni volta dovrà pentirsene. 
(a fianco: illustrazione di Chiara Dattola)
 
Il romanzo arieggia alla lontana le atmosfere da realismo magico comuni a molta letteratura sudamericana (vedasi il capitolo su Arquimedes, il costruttore di frangiflutti) ma tiene sotto controllo i rischi di manierismo grazie a uno stile sorvegliato, con poche cadute di convenzionalità e diverse impennate dello stile, come quando si parla di procurare alla donna un documento falso. Vargas Llosa se ne esce con un giro di parole molto elegante: “Il sottosviluppo aveva soluzioni pronte, anche se un po’ costose, per casi come questo”. La catarsi finale porta Ricardo, ormai anziano, a sublimare tante pene scrivendo il romanzo che il lettore tiene fra le mani. A conferma dell’assunto iniziale: l’amore è una fonte straordinaria di ispirazione letteraria, ma solo a patto che l’amore stesso si sia spento.



Tags: mario vargas llosa, nobel, profumiera, Roberto Alajmo,
07 Ottobre 2010

Oggetto recensito:

MARIO VARGAS LLOSA, AVVENTURE DELLA RAGAZZA CATTIVA, EINAUDI 2006, P. 357, EURO 18

Traduzione: scrupolosa, di Glauco Felici 
 
Se fosse una canzone: Malafemmena 
 
Parola chiave: Huachaferias, espressione peruviana intraducibile. Pacchianeria si avvicina, ma è inadeguato. Scrive l’autore: “è qualcosa di più sottile e più complesso, uno dei contributi del Perù all’esperienza universale. È una visione del mondo e allo stesso tempo un’estetica, un modo di sentire, pensare, godere, esprimersi e giudicare gli altri”. Huachafa è, grossomodo, una persona di umili risorse che cerca di mostrarsi maggiore di quel che è. Nel romanzo, Huachaferias sono le affettuosità che Ricardo tributa alla sua innamorata 
 
Bibliografia essenziale di Vargas Llosa: La città e i cani, 1963 
 
Altra bibliografia: La casa verde, La zia Julia e lo scribacchino, I quaderni di Don Rigoberto, La festa del caprone, Pantaléon e le visitatrici, Chi ha ucciso Palomino Molero? (tutti nel catalogo Einaudi)

giudizio:



8.363574
Media: 8.4 (14 voti)

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