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LIBRI - BIOGRAFIA

La poesia in compagnia

In La banda Apollinaire, Renzo Paris parte da Roma, città natale del lirico, per mettersi sulle sue tracce: ne viene fuori un'accurata biografia che racconta la sua vicenda, allargando lo sguardo al gruppo di amici intellettuali e a tutta la società contemporanea


di Giuseppe Grattacaso

Maurice de Vlaminck, Portrait of Guillaume Apollinaire, 1904-05


Con la fine della prima guerra mondiale si conclude un'epoca, che aveva mostrato gli ultimi palpiti nella contraddittoria età della Belle Epoque. Si spegne anche la vicenda esistenziale di Guillaume Apollinaire. Nello stesso giorno in cui a Parigi si festeggia la fine del conflitto, gli amici si raccolgono intorno al corpo senza vita di quello che sarebbe stato considerato come uno dei più grandi lirici del Novecento: arebbe voluto essere il Papa delle avanguardie ma in lui i suoi contemporanei riconobbero soprattutto il fantasioso prosatore, oltre che il brillante e a volte troppo vitale animatore della scena culturale parigina. Muore a 38 anni, prostrato nel fisico dopo aver subito una ferita al capo mentre era al fronte, tanto da essere colpito prima da una congestione polmonare e poi dalla febbre spagnola, che nei mesi successivi alla sua morte avrebbe mietuto decine di migliaia di vittime in Europa.
 
Guillaume Apollinaire era nato a Roma nel 1880, in via Milano ed era stato svezzato da una nutrice di Trastevere (da cui la lapide che lo vorrebbe nato in viale Trastevere). Era figlio di padre ignoto e di Angelica de Kostrowitzky, che si faceva chiamare Olga, un'affascinante aristocratica che viveva accompagnando e intrattenendo quei ricchi signori impegnati a trascorrere la loro vita nelle sale da gioco.
 
Al polacco di origine russa, che nacque a Roma e a Parigi visse come in patria, Renzo Paris dedica una ricca e accurata biografia. La banda Apollinaire (il titolo fa riferimento al gruppo di amici, artisti e letterati, che si riunivano nell'atelier di Picasso, che i parigini conobbero come “bande à Picasso”) è un libro composito, ricco di spunti critici, di riflessioni che, più o meno direttamente, rimandano ai nostri giorni e una società letteraria che ha dimenticato i valori su cui la fama andrebbe costruita. “Un giovane autore oggi – scrive Paris – punta subito alla penetrazione del mercato. Non è interessato alla stima dei suoi colleghi di penna, è l'entità del contratto della sua opera ad attrarlo”.
 
Non è un caso che il romanzo biografico si apra e si concluda con la narrazione delle passeggiate romane di Paris, a distanza di un anno, sempre il 25 agosto, data della nascita del poeta, alla ricerca dei luoghi che ospitarono i primi passi di Guillaume. In questo modo si sottolinea come il racconto della vita del poeta francese non sia solo il resoconto di una vicenda ormai passata, ma offra sollecitazioni che possono servire a comprendere meglio il presente. Allo stesso tempo emerge fortemente il legame profondo che lega lo scrittore italiano al poeta d'oltralpe, a cui del resto Paris ha dedicato la sua attenzione a partire dai primi anni Settanta, quando curò un'edizione delle sue poesie. Questo legame diventa a tratti evocazione struggente di un incontro impossibile: “Sta di fatto che passeggiando per i luoghi centrali di tutta la produzione del Nostro, l'emozione ricevuta dalla lettura dei suoi versi, dalle sue prose, mi ha fatto desiderare davvero di incontrarlo e certe volte mi è parso di vederlo”.
 
Renzo Paris, con scrupolo da biografo, ripercorre le tappe della vita di Apollinaire, ricostruisce i suoi interventi giornalistici, si sofferma sui capolavori letterari, traccia il percorso dei suoi amori spesso contrastati, fino al rassicurante approdo, a poche settimane dalla morte, al matrimonio con la pittrice Jacqueline Kolb. Una prosa solida e piana, che rifugge da ogni eleganza che sia solo gratuita concessione al lettore, riesce ad offrirci il senso di un'esperienza letteraria insieme elitaria e di massa, che cerca il contatto con la folla, perché “la poesia si nascondeva proprio tra quella folla che aveva cancellato in un sol colpo il concetto stesso dell'individuo”.
 
Quel poeta “furbissimo e innocente”, come ebbe a definirlo il pittore Gino Severini, ci dice ancora, nell'epoca segnata da internet, nella realtà moderna “contenta di aver cancellato il passato e il futuro in un presente di plastica”, che fare poesia è non perdere il contatto con la tradizione lirica, per poter “cambiare il senso delle parole di sempre”. Ma soprattutto nel libro emerge, quasi nostalgicamente, l'idea di vivere l'arte come solidarietà tra amici. Anzi, dice Paris, che è proprio questo a muoverlo alla ricostruzione di quell'epoca: “Era l'amicizia amorosa tra poeti, tra artisti, quella solidarietà immediata tra bohémiens che volevo ritrovare, compresa l'invidiosa competitività”.



Tags: Giuseppe Grattacaso, guillaume apollinaire, La banda Apollinaire, Novecento, parigi, poesia, recensione, Renzo Panis, roma,
13 Ottobre 2011

Oggetto recensito:

Renzo Paris, La banda Apollinaire, Hacca, pp. 268, euro14

Renzo Paris: è poeta, narratore e critico. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Cani sciolti, Frecce avvelenate, Filo da torcere, Ultimi dispacci della notte, La vita personale. Le sue poesie sono raccolte in Album di famiglia. Ha pubblicato la biografia di Moravia Una vita controvoglia.

giudizio:



8.2575
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