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Marcel Proust e il tempo ri-perduto

La famosa madeleine non è il modo per ritrovare il passato ma il micidiale mezzo per sapere che nulla torna. E' la razionalistica e pessimistica interpretazione che Massimiliano Parente fa della Recherche: opera in cui domina la consapevolezza della morte o, come dice il titolo, L'evidenza della cosa terribile


di Sandra Petrignani


Sono due i punti di forza del saggio di Massimiliano Parente su Proust, L’evidenza della cosa terribile, bello perché stabilisce un inesorabile corpo a corpo con il testo e dunque è documentato e convincente. Primo punto: la Recherche è un’opera interamente scritta dalla parte della morte. Secondo punto: è la prima opera d’arte darwinista.
 
Darwin e morte s’incontrano nella completa esclusione di un creazionismo consolatorio. Proust, secondo Parente, applica alla visione delle cose e alla scrittura un metodo darwiniano evoluzionista, razionalistico e materialistico. Lo fa "sia linguisticamente, nel proliferare delle analogie e delle germinazioni semantiche che nel profondo della sua consapevolezza scientifica".
 
La cosa terribile del titolo è la vita stessa, quando la si spoglia degli orpelli illusori (vale a dire l’amore, la bellezza, l’amicizia, la religione) con cui ci trastulliamo per non suicidarci subito e per impegnare il tempo che ci è dato. La cosa terribile è invecchiare e morire, quell’essere trascorsi che non è solo la meta del viaggio, ma ogni singola tappa. Stiamo sempre morendo insieme alle nostre cellule, siamo sempre solo ricordo, e persino la memoria involontaria - celebrata come grande rimedio alla perdita costante del tempo - viene letta da Parente nella linea della più spietata consapevolezza: la madeleinette, allora, diventa micidiale mezzo per sapere la verità del tempo che non torna, della marcia verso il nulla nella continua chimica della distruzione da cui siamo determinati, fatti e, sempre, necessariamente, sfatti. 
 
Il tempo è ritrovato, sì, ma solo per constatare che è stato irrimediabilmente perduto, che gli altri e noi non sono e non siamo mai gli stessi, ma fluttuanti entità squassate da sentimenti falsificanti, prive di integrità, "deformi come in un ritratto di Bacon", lanciate in una lotta senza quartiere per la sopraffazione persino quando chiamiamo le nostre pulsioni amore, affetto, attaccamento.
 
Il sottotitolo del saggio dice: Contro la vita, contro l’amore, contro la natura e vi si legge più una dichiarazione di poetica di Massimiliano Parente che di Marcel Proust. La grandezza di Proust sta anche nell’essersi astenuto, con scelta lucida e motivata, dal partecipare alla vita, fosse pure per mettersi contro qualcosa. Il pensatore va, insomma, nel senso del sottrarsi anziché dell’opporsi, che è invece il movimento scelto da Parente come scrittore e come critico. Ma non c’è osservazione che prescinda dall’osservatore, non c’è osservato che non venga in qualche modo modificato dall’occhio che guarda.
 
E dunque, dato a Parente ciò che è suo e a Proust ciò che è di Proust, l’analisi fatta nell’Evidenza della cosa terribile resta un’asciutta, precisa lettura della Recherche che, partendo da un altro breve e imprescindibile saggio - il Proust del giovane Samuel Beckett - compie un passo avanti nella spiegazione della smagata visione proustiana senza feticci e senza redenzione. Tre poetiche che potrebbero convergere nelle parole di Beckett, dal saggio citato: "La tendenza artistica non va nel senso dell’espansione, ma della contrazione. E l’arte è l’apoteosi della solitudine". 
 
Quando l’arte guarda la verità delle cose non c’è altra scelta. La verità è l’annientamento e, per concludere, tornando al testo di Parente: "Non c’è altro tema per uno scrittore, all’infuori di questa evidenza".



Tags: Car, Charles Darwin, cooper, darwinista, L'evidenza della cosa terribile, La Recherche, Marcel Proust, Massimiliano Parente, Samuel Beckett, Sandra Petrignani,
14 Maggio 2010

Oggetto recensito:

Massimiliano Parente, L'evidenza della cosa terribile, Cooper 2010, P. 80, Euro 10

giudizio:



7.373574
Media: 7.4 (14 voti)

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