Wim Wenders incontra Pina Bausch, e tutti e due incontrano il 3D. Pina 3D (da venerdì in sala) doveva essere un omaggio del cineasta tedesco al lavoro della ballerina e coreografa, ma dopo la sua improvvisa scomparsa nel 2009 è diventato un epitaffio. Il risultato ne soffre, e lo spirito dell'artista sfugge
di Sandra Petrignani
Sono almeno due i motivi per andare a vedere il film di Wim Wenders su Pina Bausch. Primo: chi non avesse mai assistito a uno spettacolo della coreografa tedesca, mancando così una eccezionale esperienza artistica e umana, potrà almeno in parte rimediare. Secondo: è il primo film d’autore in 3D, e questa è un altro tipo di esperienza che i cinephiles non devono perdere, per poi magari prenderne anche le distanze, ma non importa. Però, purtroppo, l’idea che era nata dalla voglia di lavorare insieme di Wenders e Bausch si è trasformat
Nelle nostre sale da venerdì, il film di Asghar Farhadi racconta del difficile divorzio fra Nader e Simin, una coppia iraniana con a carico figlia adolescente e nonno malato di Alzhaimer. Non c'è nessuna distinzione netta fra torto e ragione: un'opera politica proprio perché vicina alle tante sfumature della realtà
di Sandra Petrignani
Separarsi è uno di quegli eventi enormi della vita che inevitabilmente si trascinano dietro una quantità di conseguenze. Separarsi in un paese come l’Iran, dove la legge e il privato delle persone sono condizionati fortemente dalla religione, è ancora più complicato. Cominciamo da questo tema perché il regista, Asghar Farhadi, intitolando il suo film Una separazione (strapremiato a Berlino) questo ha voluto mettere al centro della storia. In realtà molti sono i temi che s’intrecciano e forse, più decisiva del separarsi, è la c
La consacrazione di Daniele Gaglianone al cinema 'mainstream' passa da un film tratto dal romanzo di Stefano Massaroni: prima bambini, poi cresciuti, i suoi personaggi metropolitani sono i testimoni quasi 'muti' di terribili episodi di violenza. Da stasera nelle sale
di Sandra Petrignani
Il punto di forza di Ruggine, opera della piena maturità di Daniele Gaglianone, è aver raccontato per immagini e suoni, mettendo in secondo piano la parola. Pur essendo basato su un libro, infatti (un omonimo romanzo einaudiano di Stefano Massaron), Ruggine non poteva contare su dialoghi coerenti e articolati o sull’intreccio misterioso di una trama che si svela strada facendo. Per due motivi molto semplici: narra una società di bambini in un’area degradata e le pulsioni preverbali e perverse di un pedofilo, che si sa da subito autore di crimini imminenti. 
Non è un caso, forse, che il nuovo libro di Mariusz Szczygieł si chiami come quegli show televisivi che spiano le persone 24 ore su 24. Lui stesso, da scrittore giornalista, definisce la sua "una letteratura dei fatti", che rielabora in modo creativo gli avvenimenti della quotidianità
di Sandra Petrignani
Il modo in cui Mariusz Szczygieł, nato nel 1966, coniuga le sue due professioni, giornalista e scrittore, produce risultati a mio parere fra i più interessanti e innovativi nella letteratura contemporanea. Come già nell’indimenticabile Gottland, nel nuovo piccolo libro, Reality(entrambi pubblicati da Nottetempo), lo scrittore polacco usa fatti minuscoli, vite vere apparentemente insignificanti, dettagli di esistenze trascurabili, per costruire storie che del frammento sanno fare affresco sociale, umano, universale. Con particolare attenzione ai destini femminili e con una
Il quasi-remake del coreano Hunyo (1960) è una commedia nera: la famiglia di un ricco uomo d'affari assume la giovane Euny per affiancare la vecchia governante nei lavori di casa. Im Sang-soo eredita, tra alti e bassi, la regia che fu di Kim ki-young. In sala da venerdì
di Sandra Petrignani
Chissà perché chiamano remake un film ispirato a un altro che lo precede solo per il tema in comune e qualche vaga citazione. Per accrescere curiosità? Per conquistare alla nuova pellicola i fedelissimi della prima? Non credo che molti abbiano visto The Housemaid numero uno, che s’intitola Hanyo ed è un cult in Corea, girato da Kim Ki-young nel ’60. Più che a quel precedente, in realtà, Im Sang-soo, regista dell’attuale The Housemaid, si è ispirato alla Corea contemporanea, e lo spaccato che dà è talmente
Il ragazzo con la bicicletta del titolo è Cyril, abbandonato dal padre e "adottato" da una parrucchiera che gli farà da mamma. Esce oggi nelle sale italiane l'ultimo lavoro dei fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne, in concorso a Cannes con una storia semplice raccontata attraverso gli occhi di un bambino
di Sandra Petrignani
Diceva Bruce Chatwin che se tutti i bambini fossero amati, come sarebbe giusto e necessario, il male sarebbe sconfitto e l'umanità vivrebbe in pace, senza conflitti. Perché gli adulti sono tanto più nevrotici e aggressivi quanto meno hanno potuto contare, da piccoli, sull'affetto e la protezione dei genitori. Il nuovo film di Jean-Pierre e Luc Dardenne, Il ragazzo con la bicicletta, in concorso a Cannes e da oggi nei cinema italiani, racconta il dramma del non-amore in un bambino di quasi dodici anni, Cyril, abbandonato dal padre in una casa famiglia. Fortunat
Finalmente da venerdì in sala Habemus Papam, l'ultima pellicola di Moretti. Il pontefice che come Bartleby di Melville "preferisce di no", diventa simbolo dell'inadeguatezza e del fallimento che colpisce anche la vita più fortunata
di Sandra Petrignani
Si chiama come l'autore di Moby Dick, ma pronunciato in francese, il protagonista di Habemus papam, atteso nuovo film di Nanni Moretti: Melville con l'accento sulla i (un meraviglioso Michel Piccoli). Forse per la nevrosi, compagna dell'uno e dell'altro, ma più probabilmente per il ritroso Bartleby, altra grande figura melvilliana, che "preferiva di no" come il papa di Moretti che non vuole saperne di fare il papa. Non ne vuole sapere il suo inconscio prima che la ragione, ma i prelati non credono nell'inconscio, credono nell'anima, e l'anima di un papa è in colloquio s
Tratto dall'omonimo libro, La fine è il mio inizio non tradisce lo spirito del grande giornalista e si concentra sul suo rapporto con il figlio. Sullo schermo Tiziano è Bruno Ganz, Folco è Elio Germano. E a noi ce ne parla una scrittrice che li ha visti da vicino.
di Sandra Petrignani
Un padre, un figlio. Del padre sappiamo tutto, storia e leggenda. Tiziano Terzani è stato un grande reporter di guerra, un giornalista onesto che cercava «la verità dietro le parole» e di parole ne ha dette e scritte tantissime. Lo possiamo conoscere attraverso i suoi libri, giornalistici, romanzi, testimoniali, persino spirituali (tutto a modo suo, un modo inconfondibile). Del figlio sappiamo invece molto poco. Avendo conosciuto sia l’uno sia l’altro, Tiziano e Folco, avevo paura, lo confesso, di vedere questo film, come si ha paura di entrare, comunque e
Una coppia di donne e due figli formano una felice famiglia alternativa, ma l'arrivo del padre biologico sconvolgerà tutti gli equilibri. Commedia progressista di Lisa Cholodenko, I ragazzi stanno bene funziona grazie a due protagoniste, Annette Bening e Julianne Moore, mature ma in ottima forma.
di Sandra Petrignani
Film di sceneggiatura sulle complicazioni del rapporto coniugale, quando il sesso non è più fantastico come all’inizio e un terzo incomodo viene a turbare la routine. A rendere nuova la trama c’è il non secondario particolare che la coppia è lesbica e i due figli, Laser e Joni, un maschio e una femmina, partorito ognuno da una delle due mamme, Nic e Jules (Annette Bening e Julianne Moore) derivano da un donatore di seme (Mark Ruffalo), lo stesso in entrambi i casi. La vicenda diventa difficile da gestire quando i ragazzi, che "stanno be
I fratelli Coen portano per la seconda volta sullo schermo un romanzo di Charles Portis del 1968. Al fianco di Jeff Bridges (nella parte dello sceriffo guercio che valse l’Oscar a John Wayne) spicca il personaggio della giovane cowgirl Mattie, piccola femminista ai tempi del Far West
di Sandra Petrignani
Ha l’età di Lolita, la determinazione di Jo di Piccole donne, la fiducia nel futuro di Pollyanna e la passione per l’avventura di Pippi Calzelunghe. Si chiama Mattie (la strepitosa attrice tredicenne Hailee Steinfeld) e la sua storia, creata in un romanzo americano del 1968 da Charles Portis, Un vero uomo per Mattie Ross, rivive per la seconda volta sul grande schermo nel nuovo film dei fratelli Coen. La prima fu nel ’69 ne Il Grinta che valse il suo unico Oscar a John Wayne. Ma a parte il titolo originale, True Grit, i Coen prendono le distanze da quel pr
Lorenzo, quattordici anni e un carattere difficile, si nasconde in cantina per passare una settimana completamente da solo. E' un romanzo di formazione avvincente, Io e te, che conferma le grandi doti dell'autore. E la sua tendenza a sprecarle
di Sandra Petrignani
Prosegue la serie di articoli in cui gli intellettuali immaginano la televisione del futuro. La giornalista e scrittrice Sandra Petrignani compila una lista di desideri indirizzata a chi riformerà i palinsesti, elencando tutto ciò che le piacerebbe vedere (e non vedere più) sul piccolo schermo
di Sandra Petrignani
Kim Thùy, che è nata a Saigon e ora vive a Montréal, racconta in modo delicato e impressionista il viaggio dei profughi perseguitati dai vietcong. Riva, suo romanzo d'esordio, ha avuto grande successo in Canada e in Francia
di Sandra Petrignani
I monaci suoi compagni di meditazione lo chiamano il "silenzioso". E ci volevano delle profanissime questioni di portafoglio per convincere il cantautore canadese a rompere il suo voto e a tornare in tour dopo più di dieci anni. Lo abbiamo visto a Firenze, nella sua unica apparizione italiana
di Sandra Petrignani
Tanti anni fa, nei primi anni settanta, a Roma, un professore di letteratura inglese molto amato dagli studenti, Agostino Lombardo, aveva avuto l’idea di invitare all’Università la Sapienza un oscuro poeta canadese, che allora viveva in un’isola greca, Hydra. Non sapeva, il professore, che quel poeta, un ancora giovane Leonard Cohen, era noto agli studenti come autore di una canzone che era già cult, Suzanne, e l’Aula Magna di Lettere si riempì come un uovo. Ero seduta in uno dei primi banchi centrali quel giorno, vedevo Leonard Cohen a distanza rav
Altro che architettura prepotente che mortifica le opere: alla prova dei fatti il Museo d'arte del XXI secolo progettato da Zaha Hadid a Roma si svela in tutta la sua avvolgente accoglienza. Pareti che appaiono e scompaiono, mega installazioni e piccoli quadri, giochi di luce ed effetti sonori. Perché l'arte contemporanea è intelligente, innovativa, e soprattutto divertente
di Sandra Petrignani



















