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LIBRI PER L'ESTATE

L'esperanto di Andrej Longo

Se è vero che l'aspirazione massima di ogni scrittore è inventarsi una lingua che sia soltanto sua, allora l'autore di Ischia ci sta andando vicino: in Lu Campo di Girasoli il napoletano italianizzato dei libri precedenti diventa una 'fusion pan meridionale', che lo rende il suo lavoro ancora più interessante


di Dario De Marco


longo.jpgQuelli che vogliono dare a intendere di saperla lunga, quando si trovano a parlare di Camilleri dicono “dialetto siciliano”, e subito si affrettano ad aggiungere: “che poi in realtà non è il vero siciliano, è un dialetto che non esiste, una lingua inventata”. Ma quando mai: lo stesso Camilleri ha più volte raccontato la genesi del suo stile, spiegando che si tratta della lingua parlata, un idioma misto di dialetto semplificato, gergo e italiano colloquiale, ripreso dalla pratica quotidiana. Di fatto, è la lingua oggi più diffusa nel centro e sud Italia, che ha abbandonato il dialetto puro anche nei paesini più sperduti, ma ne conserva termini inflessioni e costruzioni, ibridandole con l'italiano basic.
 
È la lingua che viene usata oltre che da Camilleri, da molti autori meridionali, con le declinazioni regionali del caso. Per esempio Andrej Longo, cinquantenne scrittore nato a Ischia, che prima di questo aveva pubblicato quattro libri, due romanzi e due raccolte di racconti collegati però da un senso unitario: il suo è un italo-napoletano fresco e incisivo, accessibile e affascinante. Anzi, era. Perché con Lu campo di girasoli Longo piazza il colpo gobbo: e da ricordi, studi, suggestioni e viaggi crea un dialetto, una specie di fusion pan-meridionale. Che nessun suddito borbonico riconoscerebbe come proprio, ma che tutti da Sperlonga a Gallipoli, da Agrigento a Campobasso potrebbero parlare. Questa sì, una lingua inventata.
 
Grande elemento di pregio, ma non l'unico, tanto che si può definire Lu campo di girasoli se non il capolavoro di Longo, sicuramente il punto più alto della sua produzione. Almeno finora. Per rimanere agli ultimi libri, quelli pubblicati da Adelphi (leggi scheda in fondo per vederli tutti), a chi scrive era piaciuto assai Dieci: con quella struttura ricalcata sui comandamenti mosaici, ma riarrangiati nella più sordida realtà partenopea. Invece Chi ha ucciso Sarah?, definito dallo stesso Longo un “finto giallo”, pure partiva da uno spunto felice, ma aveva una trama un po' debole, tutto sommato di poca consistenza.
 
Qui invece il meccanismo narrativo funziona a orologeria: tutte le storie – il convegno di due giovani innamorati appunto nel campo di girasoli, la misteriosa fuga di due operai licenziati, la festa del paese, le angherie di piccoli e grandi prepotenti – tutto converge sempre più a precipizio nello stesso punto. Incastri perfetti, vicende coinvolgenti, sfondo sociale, lingua esaltante. A questo romanzo non manca proprio niente. Speriamo abbia tutta la buona sorte che merita.



Tags: adelphi, andrea camilleri, Andrej Longo, Chi ha ucciso sarah?, Dario De Marco, dialetto, Dieci, Lu campo di girasoli, recensione,
22 Luglio 2011

Oggetto recensito:

ANDREJ LONGO, LU CAMPO DI GIRASOLI, ADELPHI 2011, P 186, EURO 16

Gli altri libri: Più o meno alle tre, Meridiano Zero (2002), Adelante, Rizzoli (2003), Dieci, Adelphi (2007), Chi ha ucciso Sarah?, Adelphi (2009)
 
La lingua: anche se indicazioni geografiche non sono date direttamente, la vicenda si intuisce da vari indizi (la pizzica, gli ulivi...) ambientata in un vago Salento. E forse c'è una leggera prevalenza di termini pugliesi, ma certamente la lingua è inventata. Anche se Longo preferisce dire “sognata”. E magari tiene ragione lui.
 
Parentesi padana: e il nord italia? È un passo avanti: il dialetto è una roba da filologi dementi, l'ibridazione qui avviene tra gergo giovanile, italiano aziendale e basic english. In questo senso lo stracitato avvertimento telefonico di Nicole Minetti, “Ti devo briffare perché ne vedrai di ogni”, potrebbe assurgere a valore di manifesto poetico

giudizio:



9
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