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LIBRO - SAGGISTICA

Sciascia e i comunisti, una storia senza compromessi

L'autore de Il giorno della civetta e i suoi rapporti con il Pci, raccontati da Emanuele Macaluso. Dalla candidatura per le amministrative di Palermo del 1975 fino alle critiche per il patto con la Dc, ricordi di un tempo in cui gli intellettuali discutevano e la politica ascoltava


di Gabriele Salvatori


Calogero Boccadutri, operaio di Caltanissetta, alla fine degli anni trenta riorganizzò in Sicilia il Partito Comunista d’Italia. Girolamo Li Causi lo guidò come primo segretario regionale dal 1944, opponendosi alla mafia e alle tensioni separatiste. Per Leonardo Sciascia furono due degli uomini che meglio rappresentarono il valore alternativo e rivoluzionario del comunismo in Italia. Per Sciascia il Pci era e doveva essere l’opposizione, il contrasto, l’ordine nuovo rispetto a quello democristiano e che mai con quest’ultimo avrebbe dovuto cercare compromessi. L’unico concepibile era quello già avvenuto rappresentato dalla Costituzione. Dunque quando il partito in Sicilia nel 1958 sostenne il governo Milazzo, o quando, negli anni settanta, offrì appoggio alla Dc, venne meno al suo dovere.
 
Il Pci e Leonardo Sciascia scompaiono entrambi nel 1989. Ricorda Macaluso: “Sciascia non fu né comunista, né anticomunista, ma stimò e disistimò il Pci, con cui condivise battaglie significative, in momenti diversi e in rapporto a ciò che quel partito, a suo giudizio, faceva e non faceva”. Emanuele Macaluso, già dirigente del partito, deputato, senatore e direttore dell'Unità, è stato il miglior testimone di questa relazione.
 
Scritto per un sacrosanto rispetto della memoria e dell’amicizia, Leonardo Sciascia e i comunisti partecipa alla riscoperta di importanti momenti della recente storia nazionale. L’opera è divisa in due parti. L’analisi storica e critica nutrita di ricordi personali – dal dopoguerra e dalla militanza antifascista siciliana, fino agli anni ottanta – è seguita da un’appendice di testi che testimoniano la vivacità dello scontro politico e il ruolo giocato in esso da Sciascia.
 
Quello raccontato è un passato prossimo che appare oggi incredibilmente lontano. Un tempo in cui la letteratura e il giornalismo avevano un ruolo organico al sistema - per dirla con Gramsci. Sciascia ha raccontato i vizi di una struttura che tendeva e tende ancora oggi, con troppa facilità, a degenerare. Tutta la sua produzione, scrive Macaluso, è tesa alla ricerca della verità e della giustizia. E, in un paese in cui le vicende mafiose erano avviluppate totalmente a quelle politiche, al Partito Comunista puntualmente chiedeva intransigenza e fermezza.
Le opere citate sono consegnate alla storia. Vale ricordare l’articolo contro i professionisti dell’antimafia, scritto per Il Corriere della Sera, il 10 gennaio 1987. Pezzo provocatorio ed eccessivo, scatenò uno scontro epocale. Nell’appendice del libro sono riportati i duri commenti di Giampaolo Pansa, Eugenio Scalfari e Macaluso stesso.
 
Leonardo Sciascia e i comunisti
tra le altre cose ha il pregio di farci riscoprire la forza di un dibattito culturale e politico generato da un articolo di fondo. Fa un certo effetto, ma aiuta a elaborare l’immagine di un paese dove il pensiero e la produzione intellettuale si fondavano su un’assunzione di responsabilità, di cui si sono perse le tracce.



Tags: Calogero Boccadutri, comunisti, dc, Eugenio Scalfari, Gabriele Salvatori, Giampaolo Pansa, Girolamo Li Causi, Leonardo Sciascia, pci, recensione, Sciascia e i comunisti,
14 Aprile 2011

Oggetto recensito:

Emanuele Macaluso, Leonardo Sciascia e i Comunisti, Feltrinelli 2011, p.158, 14 euro

giudizio:



8.1
Media: 8.1 (11 voti)

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