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TEATRO

Tradimenti di un premio Nobel

Il teatro dell'assurdo di Harold Pinter in uno spettacolo che affascina molto per l'allestimento, meno per le interpretazioni


di Giulia Stok

Enrico Iannello e Nicoletta Braschi (foto di Giorgio Sottile)


Nel 2005 Harold Pinter ricevette il Nobel per la letteratura con questa motivazione: “nelle sue commedie scopre il baratro che sta sotto le chiacchiere di tutti i giorni e spinge ad entrare nelle stanze chiuse dell’oppressione”. È esattamente quello che fa Tradimenti, pièce che percorre a ritroso la vicenda di due amanti, una Emma di flaubertiana memoria e un Jerry stereotipo di agente letterario. Si parte dal loro incontro in un bar due anni dopo la fine della storia, e si risale indietro fino al primo bacio galeotto. Ad ogni scena si scopre un tradimento diverso: non solo quello dei due nei confronti del marito di lei nonché miglior amico di lui, ma tutta un serie di piccole perfide bugie incrociate, in un vortice di cinismo e povertà di spirito che coinvolge tutta l’upper class e che getta una luce sconfortante sui rapporti umani di ogni genere.
 
Dovrebbe quindi essere uno spettacolo devastante, così come accade di solito alla messa in scena dei migliori testi di teatro dell’assurdo. Invece non è così. Carlo Cecchi, un grande della scena italiana, disse una volta che “per fare Pinter bisogna recitare molto”. Perché le parole in sé non danno appigli all’emozione: sono frasi comuni, ripetute a volte ossessivamente, ma assolutamente prive di accenti drammatici. Per questo il teatro dell’assurdo è spesso accompagnato da allestimenti sperimentali, in cui l’angoscia è rappresentata fisicamente con qualche trovata scenica. Qui no: Andrea Rienzi ha scelto di sottolineare piuttosto il gioco temporale, quel riavvolgimento della memoria che cancella l’intreccio, togliendo ogni tipo di suspense, con la bella scenografia in stile cinematografico di Lino Fiorito. Ogni quadro è un ciak, incorniciato dalla pellicola proiettata sulla scena, mentre gli attori si congedano trasformandosi in sagome nere. Una macchina molto curata, ma che avrebbe bisogno del supporto di attori veramente grandi per funzionare del tutto.


Tags: carlo cecchi, giulia stok, harold pinter, nicoletta braschi, nobel, tradimenti,
24 Novembre 2009

Oggetto recensito:

TRADIMENTI, DI HAROLD PINTER, REGIA DI ANDREA RIENZI

Prossimamente in scena: fino al 29 novembre, Teatro Franco Parenti, Milano; 3 dicembre, Teatro della Società, Lecco; 8 dicembre, Teatro Nuovo, Udine; 9 e 10 dicembre, Teatro Bonci, Cesena; 11 e 12 dicembre, Casalecchio di Reno; 13 dicembre, Oleggio; 17 dicembre, Piossasco; 18 dicembre, Villadossola; 7 e 8 gennaio 2010, Crotone; 9 e 10 gennaio, Rende; 29 gennaio, Cirié; 31 gennaio Vercelli; 2 febbraio, Nizza Monferrato; 28 febbraio, Montepulciano; dal 5 al 14 marzo, Teatro Nuovo, Napoli
Protagonisti: Nicoletta Braschi, Enrico Iannello, Tony Laudadio e Nicola Marchitiello
Scene e costumi: Lino Fiorito
Produzione: Fondazione del teatro stabile di Torino e Otc (Onorevole teatro casertano)
La scena più divertente: è anche la più cinica, quella in cui Jerry scopre che l’amico sapeva del tradimento da molto più tempo di quanto Emma gli avesse fatto credere
La più disperata: il quadro veneziano, quello in cui il primo tradimento è svelato. Qui Tony Laudadio, il più convincente degli attori, dà la sua prova migliore
Il pettegolezzo: si dice che questo testo sia nato da una storia tra Pinter e una giornalista televisiva, ma lui ha sempre smentito
giudizio:



9
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Enrico Iannello sembra Marco

Enrico Iannello sembra Marco Cappato

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