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MUSICA - ROCK

Zen Circus, vita e opinioni

Il tre folkpunkrockers pisani fermano il loro never ending tour per una meritata sosta. Dopo i lavori in inglese, e il successo di Andate tutti Affanculo e Nati per subire il trio annuncia un ritiro tempo indeterminato. Un'occasione per ripercorrere la parabola di uno dei gruppi più in vista dell'Italia alternativa


di Simone Pilotti

 


Quando una band deve preparare il disco più importante della propria carriera è bene che si prenda una pausa da live e impegni vari. E infatti gli Zen Circus, atipica band folk-rock pisana, non saliranno su alcun palco durante tutto il 2013, cercando di produrre al meglio il seguito di Nati per Subire, album uscito l’anno passato.
 
Sicuramente non sarà stata una scelta facile, viste le centinaia di concerti tenuti dal “Circo Zen” negli ultimi anni, una sorta di Never Ending Tour dei nostri tempi. D’altra parte, sarebbe troppo facile rovinare la consacrazione che hanno ricevuto con le ultime due opere discografiche, Andate Tutti Affanculo e Nati Per Subire, con un disco frettoloso. Tanto facile quanto deleterio.
 
A Pisa se li ricordano ancora quando, a cavallo del nuovo millennio, improvvisavano concerti ovunque, anche nei luoghi più improbabili come i sottopassi ferroviari, e spesso con gli strumenti scordati. Si ricordano ancora Appino alla chitarra, "Teschio” a picchiare sui tamburi della batteria e, dal 2000, “Ufo” come bassista, che giravano (e vivevano) dentro ad un camper, chiamato Nello, usato anche come studio di registrazione. Questo impeto, questa spontaneità, questa impulsività, insieme ad un pizzico di comprensibile inesperienza, si riversano nei primi due album prodotti dagli Zen Circus: Visited By The Ghost Of Blind Willie Lemon Juice Namington IV, uscito nel 2001, e Doctor Seduction, pubblicato tre anni dopo, con l’entrata nel gruppo di Karim Qqru alla batteria in sostituzione di “Teschio”.
 Se da un lato l’irruenza giovanile è causa di imperfezioni e difetti sonori, dall’altro il loro iniziale entusiasmo riesce a produrre un musica assolutamente originale. Come definito dalla traccia d’apertura del primo disco, intitolata Folk Punk Rockers, le armonie acustiche e i lampi elettrici riescono a mescolarsi, non ancora al meglio, in un folk provinciale arricchito da melodie riconducibili all’indie-rock e strangolato da ritmi e riff tipici del punk acustico.
 
zencircus1.jpegVisto il genere del tutto inconsueto e singolare per il nostro paese, i testi ideati da Appino, fino a questo momento, sono scritti in lingua inglese. Le prime parole in italiano compaiono nel terzo album della band, Vita E Opinioni Di Nello Scarpellini, Gentiluomo, uscito nel 2005. L’uso della lingua nostrana è sicuramente un ingrediente fondamentale per arrivare a un certo successo tra il pubblico (e probabilmente anche per la critica), come già avevano intuito, anni prima, band come Afterhours e One Dimensional Man. Il disco, che descrive la figura di un robivecchio delle colline pisane, coincide con la maturità musicale del Circo Zen, che perfeziona i suoni, trova un vero equilibrio tra gli strumenti e compone testi taglienti e sarcastici, che diventano un valore aggiunto.
 
Gli anni seguenti sono un crescendo di popolarità, successi discografici e collaborazioni illustri, a partire dall’album prodotto da Brian Ritchie, bassista degli australiani Violent Femmes, che erano stati indiscutibilmente tra i modelli artistici dei nostri Zen Circus. Così, nel 2008 esce Villa Inferno, disco al quale collaborano artisti illustri come Jarry Harrison, direttamente dagli indimenticabili Talking Heads. Disco che è un susseguirsi di pezzi energici, testi sferzanti, chitarre acustiche e batterie serrate, tra i quali svettano tracce eccezionali come Figlio di Puttana e Vent’Anni: i tre ragazzi pisani sono diventati ufficialmente una delle migliori espressioni della musica indipendente italiana.
 
“I bambini tutti intorno: è il primo spettacolo punk rock della loro vita, dì alla mamma che il concerto è appena sotto il sole, e dopo tutta la gente può ballare”: così cantavano, ad inizio carriera, in Folk Punk Rockers. Per mantenersi fedeli a quest’idea di gruppo folk-punk-rock, iniziano un tour infinito, che li porta ad esibirsi in tutta Italia, dalle città metropolitane ai paesini della campagna sperduti nella provincia. Centinaia di date inanellate sui palchi più diversi, mentre sul mercato discografico uscivano altri due album firmati Zen Circus: Andate Tutti Affanculo e Nati Per Subire, rispettivamente pubblicati nel 2010 e nel 2011. I testi raccontano vizi e difetti (e anche qualche pregio) dell’Italia, dipinta come il Paese Che Sembra Una Scarpa dove abitano L’Egoista e I Qualunquisti, il Ragazzo Eroe e il Cattivo Pagatore, il luogo dove La Democrazia Semplicemente Non Funziona. I due album riscuotono un significativo consenso da parte del pubblico e anche da parte della critica, che consegna al Circo Zen numerosi premi. Intanto loro continuano a esibirsi dal vivo, ovunque; e i bambini tutti intorno, poi la gente può ballare.
 
Il 2013 vedrà l’interruzione di questo tour che dura ormai da qualche anno. La ragione, spiegano loro, è che non vogliono più concepire un disco nei giorni liberi tra un live e l’altro o, ancora peggio, mentre sono in viaggio. Vogliono maturarlo in studio, con la dovuta calma. Scegliere se dare alla luce un seguito alle due fatiche discografiche nelle tematiche da affrontare o volgere lo sguardo critico altrove. Capire se continuare ad avvicinarsi ad un sound più classico e in qualche maniera “commerciale” o tornare a lavorare su sperimentazione del folk. In più, nei primi mesi del prossimo anno usciranno i lavori da solisti di Andrea Appino, accompagnato dalla base ritmica de Il Teatro Degli Orrori, e Karim Qqru, con una band chiamata La Notte Dei Lunghi Coltelli.
 
Quindi, gli Zen Circus suoneranno ancora per due settimane  per concludere il 31 a Pisa. Poi, la loro storia si interromperà. Per poco, speriamo: sicuramente ci mancheranno.



Tags: Andate tutti affanculo, Nati per subire, recensione, Simone Pilotti, Violent femmes, Zen Circus,
18 Dicembre 2012

Oggetto recensito:

Zen Circus

 

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