• Seguici su:
ARTE

Into the Wildt

Lodevole operazione di recupero quella messa in piedi dal Museo S. Domenico di Forlì nei confronti del poco noto scultore italiano, sospeso (anche stilisticamente) a cavallo tra Novecento e Ottocento. Ma nel tentativo di mettere la sua opera a confronto "tra Michelangelo e Klimt" i nomi degli intrusi aumentano e il percorso di visita diventa una giungla da sfoltire


di Mirko Nottoli

I busti di Mussolini e Vittorio Emanuele II


Adolfo Wildt, nato a Milano nel 1868, ci è morto nel 1931. Fu titolare della cattedra di scultura all’Accademia di Brera, Accademico d’Italia, più volte invitato alla Biennale di Venezia. Celebrato in vita e poi dimenticato fino a oggi, quando un lento processo di rivalutazione è entrato in atto. Il fatto è che Wildt, nato e vissuto a cavallo tra i due secoli scorsi, in pieno clima Liberty, è come se lì in mezzo ci fosse rimasto bloccato, quasi sospeso: ancora troppo legato all’Ottocento per essere contemporaneo ma già troppo proiettato nel Novecento per essere classico.
 
Visitando, la nuova retrospettiva dedicata allo scultore dai Musei di S. Domenico di Forlì, costruita intorno al cospicuo nucleo di opere lasciate alla città dal mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, mentre si passeggia anche distrattamente per le sale ci si riesce a farsi un’idea, un dubbio, un sospetto sul motivo del suo insuccesso postumo. Se da un lato infatti non si può non cogliere l’abilità tecnica che possedeva di lavorare il marmo, di modellarlo fino a farlo diventare sottile e piegarlo come fosse un foglio di carta, dall’altro parimenti non sfugge uno stile eccessivamente gridato, dai tratti espressionistici fin troppo caricaturali, carico di simbolismi grevi, tanto magniloquente quanto incline al cattivo gusto. 
 
wildtMaschera-idiota.jpgNon a caso la sua mano si esprimeva al meglio nella ritrattistica regale, tanto aulica e celebrativa da diventare, una volta caduti regimi e ideologie, quasi ridicola. Non a caso è il ventennio fascista quello che più si servì di Wildt col quale probabilmente condivideva il gusto per la retorica chiassosa piegata a fini propagandistici. E infatti sono molti i ritratti che egli realizzò di Mussolini – tra cui quello che sarà poi preso a picconate alla Casa del fascio di Milano - passando per Margherita Sarfatti, Vittorio Emanuele III e Papa Pio XI, fino a giungere al celeberrimo Arturo Toscanini (1924, sotto a destra), da antifascista convinto anch’egli fagocitato a magnificare i fasti della grande nazione italica attraverso un gigantismo formale che varrebbe forse la pena di psicanalizzare. (a sinistra Maschera dell'Idiota, 1918)  
 
Ovviamente tutto ciò non va annoverato tra i difetti bensì tra i pregi della rassegna, convinti come siamo che una mostra non debba sfoggiare solo le luci ma anche le ombre di un artista o di un movimento che, meriti o no, ha avuto un indiscusso ruolo nella storia e solo per questo merita di essere raccontato. Le lacune semmai stanno altrove e sono le stesse che accomunano gran parte delle mostre realizzate ai Musei di S. Domenico, cioè una tendenza all’accumulo, all’abbondanza pletorica, al sovraffollamento degli spazi, mentre le opere avrebbero bisogno di aria - a maggior ragione quando si tratta di sculture che per definizione necessitano di una visione a 360 gradi.
 
Ma c’è di più. Con lo scopo, in teoria meritevole, di indagare il conteso storico in cui si è mosso l’artista, di inquadrarlo in una più ampia riflessione fatta di lasciti e influenze per saperlo meglio collocare nell’evoluzione della ricerca estetica, la mostra risulta costellata, quasi senza soluzione di continuità, di sporadici lavori di numerosi altri artisti, trasversali per epoche e stili, che fanno capolino tra le statue quasi in maniera clandestina: è un sottile gioco di riferimenti e rimandi, non sempre immediati e necessari, e che, se portato alle estreme conseguenze potrebbe includere chiunque. 
 
E infatti la sensazione ad un certo punto è che davvero ci si potrebbe imbattere in qualunque nome lungo il percorso espositivo: da un ritratto di Albrecht Durer ad un manichino di De Chirico, da una tela di Bronzino a una statua di Rodin, da un taglio di Lucio Fontana a Fausto Melotti presente con una "personale nella personale", da un calco di Michelanwildttoscanini.jpggelo (la Pietà Rondanini!) a una lunga serie di disegni di Gustav Klimt. Sembra di trovarsi al cospetto di un'incursione di Banksy,  che, come in un museo archeologico inserì un finto graffito con su disegnato un carrello della spesa, qui si è divertito a mettere un Pisanello e un Casorati tra un marmo di Wildt e l’altro. 
 
Questa scelta purtroppo rischia di appesantire il discorso e di divagare dal suo nodo essenziale secondo uno schema che anche in termini museografici appare disordinato, disomogeneo e non sempre centrato. Mettere una statua di Canova in mezzo alle sculture di Wildt senza nemmeno differenziare graficamente l’una dalle altre non serve a sottolineare i debiti formativi ma solo a fare confusione.
 
Centratissimi invece e ottimamente condotti sono i due laboratori didattici presenti nella sede espositiva dove i visitatori possono sperimentare in prima persona cosa significhi realizzare una scultura in marmo e una in bronzo, quali sono gli strumenti del mestiere, a cosa serva il compasso, perché del modellino in creta e in gesso, cosa si intenda per “cera persa” e via discorrendo. Un’ esperienza più che mai necessaria e alla quale consigliamo vivamente di partecipare: perché un conto è sapere, un conto è saper fare.



Tags: Adolfo Wildt, fascismo, Klimt, Michelangelo, Mirko Nottoli, Museo S. Domenico di Forlì, scultura,
12 Aprile 2012

Oggetto recensito:

Wildtl’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt, Musei San Domenico – piazza Guido da Montefeltro, Forlì

Fino a: 17 giugno 2012
 
A cura di: Fernando Mazzocca e Paola Mola
 
Orari: Da martedì a venerdì dalle 9,30 alle 19, tranne sabato e festivi dalle 9,30 alle 20. Chiuso il lunedì.
 
Ingresso: intero 10 euro, ridotto 7 euro
 
Info: www.mostrawildt.it

giudizio:



2.07
Media: 2.1 (1 vote)

Commenti

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
 
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Image CAPTCHA
Enter the characters (without spaces) shown in the image.