• Seguici su:
TEATRO

Dramma per carillon

Sabina Impacciatore truccata come una bambola è sola in scena per il tempo di un unico e incessante lamento di "donna oggetto" tradita. E' stato così, il testo firmato da Natalia Ginzburg e qui diretto da Valerio Binasco, racconta una tragedia da uno statico punto di vista femminile. Un congegno scenico che però spesso gira a vuoto


di Giovanni Desideri


Certi titoli dicono molto dell’opera che introducono. Per esempio il monologo teatrale È stato così, da Natalia Ginzburg, regia di Valerio Binasco, Sabrina Impacciatore sul palco. Se pensate che questo titolo preluda ad una tragedia continua, ad un'inconsolabile rassegnazione, ad un cupo immobile fatalismo, ebbene non siete distanti da quel che accadrà in scena, dove anche il verbo “accadere” è una metafora più che una descrizione.
 
L’idea è infatti quella di un donna-carillon, seduta per tutto il tempo al centro del palco, immobile e truccata come un dipinto di Munch: occhi pesantemente cerchiati di nero, rossetto rosso vistoso, lacrime a non finire; scenografia ridotta al minimo, colori tra il pastello e lo zucchero a velo. Per un’ora esatta questa donna senza nome, circa trent’anni d’età, tiene un tono di voce sempre identico, un lamento urlato, un'accusa continua verso il destino cinico e baro portatole in casa da un marito che mai l’ha amata e mai gliel’ha nascosto, e tuttavia vuole e ottiene un figlio da lei, per meglio “mimare” la vita irraggiungibile della sua amante.
 
Ma la piccola morirà per una febbre improvvisa, e dopo l'ennesimo tradimento la donna deciderà finalmente di vendicarsi. Lo spettacolo si conclude con la sua voce che riprende il monologo daccapo, in dissolvenza, a rafforzare questa idea del carillon o disco incantato che dir si voglia: in confronto a lei, la donna Elvira del Don Giovanni di Mozart è un personaggio solare che non si perde d’animo.
 
Forma o contenuto? Quale dei due aspetti è prevalente nel determinare il baricentro dello spettacolo? La sociologia dei matrimoni infelici e delle donne eternamente insicure o sottomesse a uomini-padroni? Oppure interesse verso il meccanismo presentato in scena, e magari nella scorrevolezza recitata del testo di Natalia Ginzburg? Escluderemmo il primo aspetto, temendo che tanta rassegnazione-passività femminile sia un dato sociologico ormai in declino e quasi esclusivamente adolescenziale. E quanto all’aspetto formale, si potrebbe sospettare che persino un’ora filata di spettacolo sia una durata eccessiva per presentare un’idea simile.
 
Ora ci avvediamo di aver raccontato lo spettacolo in maniera simmetrica al suo andamento, sotto il segno del negativo. Completiamo allora questo racconto notando che sì, la Impacciatore porta avanti un impegnativo tour de force, stando immobile e parlando quasi ininterrottamente per tutto il tempo: onore al merito, ma la sua voce non è una consolazione per lo spettatore, e l’andamento piatto della sua recitazione non lascia tracce significative nella sua memoria.



Tags: E' stato così, Giovanni Desideri, Natalia Ginzburg, recensione, Sabrina Impacciatore, teatro della tosse, valerio binasco,
03 Aprile 2012

Oggetto recensito:

E' stato così, di Natalia Ginzburg, regia di Valerio Binasco

Produzione: Teatro della tosse di Genova
 
Prossimamente:
3 aprile al Teatro Remondini di Bassano del Grappa, 4 e 5 aprile al Teatro Puccini di Firenze; 17 aprile a La Tana Fest di Barletta
 
Visto a: Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto, il 31 marzo 2012
 

giudizio:



0

Commenti

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
 
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Image CAPTCHA
Enter the characters (without spaces) shown in the image.