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di Antonella Giani

MinimAlitalia


31 dicembre 2009. Ore 10.30. Volo Alitalia Roma - Tel Aviv. Controlli di sicurezza: minimi, all’italiana, da bon-temp-oni. Il tempo di un petardo fra Boncompagni e Berlusconi. Con uno zaino carico di candelotti di dinamite poteva tentare il check in anche la Banda Bassotti. O Alitalia stava girando un nuovo spot o eravamo tutti, personale e passeggeri, su Scherzi a parte.
E dire che per un volo “sensibile” di questo genere ci si era preparati a sopportare ogni sorta di violazione della privacy e dei propri oggetti, full body scanner compresi. Nelle tre ore di anticipo richieste per presentarsi in aeroporto ci si apprestava, se non a cuore almeno a bagaglio leggero, alla lunga trafila di accorgimenti di prevenzione al terrorismo suggeriti dalle norme internazionali, disposti ad abbandonare l’ennesima forbicina per le unghie, a togliere e rimettere scarpe, cinture e stivali, a svuotare tasche e taschini seminando monete, chiavette, cellulari e accendini, immolati a sopportar perquisizioni e radiografie, carichi soltanto di buone intenzioni e grati comunque alla sfilza di formalità e indiscrezioni inflitta da tutte quelle compagnie aeree che ritengono la sicurezza dei viaggiatori una priorità.
 

Per questo volo Alitalia, calma piatta, nessun controllo approfondito. Nulla. Concesso anche scorrazzare tranquilli, nelle due ore rimaste, dall’area D alla G, dalla H alla C, pure avventurandosi in cerca di zone estinte per fumatori protetti. Boarding now. Neppure lo scambio sfrontato dei nostri passaporti provoca alcuna reazione. Una rapida occhiata a documento d’identità e di imbarco, un sorriso svogliato e buon viaggio. Signorina! Dorme? Non si è accorta che non sono io? Già. Nei sogni degli italiani, per Alitalia, al momento c’è solo Raul Bova.
Sempre a Fiumicino, pochi gate più in là, una quindicina di minuti prima decollava, con stessa destinazione aeroporto Ben Gurion, il volo della compagnia aerea israeliana El Al. Controlli di sicurezza: impeccabili. Da Talmud. Cari Frattini e Maroni, di questo passo, a volo così basso di prestazione diciamo, non sarà la tecnologia detector a costarci ma l’olio di gomito che, se non ci metterà nudi, ci lascerà intanto in mutande.


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Inserito da Antonella Giani - 12 gennaio, 2010 - 12:17


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