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di Alessandro Spaventa

Consigli di lettura per la fine del mondo


Mi dicono "perché non fai una recensione in occasione del Salone del Libro?". Bella idea. Poi ci penso su un attimo, faccio scorrere lo sguardo sulla libreria… Su che accidenti la faccio la recensione? Boh…! Vuoto totale. Poi passa qualche giorno, sui giornali campeggiano titoli allarmati sulla fine del mondo come lo conosciamo, beh, forse ho esagerato, diciamo sulla fine dell’euro, e commenti di diverso tenore sull’unità d’Italia, e mi vengono in mente due libri che in tempi come questi qualche buono spunto di riflessione lo potrebbero fornire. Ecco quindi due consigli alla lettura, piuttosto che delle vere e proprie recensioni.
 
Il primo libro è un classico del genere che, nonostante sia stato scritto cinquantasei anni fa, è ancora quanto mai attuale, oserei direi un faro in questi tempi oscuri. Si tratta de Il grande crollo di John Kenneth Galbraith, pubblicato in Italia sia da Rizzoli (Bur) che da Bollati Boringhieri. Un saggio scritto nel 1954 che racconta la prima vera grande crisi finanziaria del capitalismo moderno, quella del 1929. Un’era geologica fa per molti versi, ma non per quanto riguarda la finanza, o meglio i comportamenti che sono alla base delle crisi finanziarie. Pagina dopo pagina si rimane allibiti da quanto poco siano cambiate le cose da allora; da come, nonostante tutta l’esperienza accumulata, le authority create, le leggi varate, i sofisticatissimi modelli elaborati, alla fine la storia sia sempre la stessa: illusione di guadagni facili, sete di guadagno e potere, speculazione senza freni, conflitti di potere, consorterie e hybris. Non solo una lettura istruttiva, ma godibilissima grazie alla penna scorrevole di Galbraith e alla sua capacità di raccontare in modo semplice anche le cose più complesse. 
 
Una capacità, questa, che è anche propria dell’autore del secondo libro che vorrei consigliare: Un paese troppo lungo di Giorgio Ruffolo, pubblicato da Einaudi alla fine del 2009. Nel suo volume Ruffolo ripercorre tre momenti storici cruciali nella storia del nostro paese, inteso come stato nazionale, tracciando un percorso non solo di estremo interesse, ma al contempo avvincente e per certi versi assai originale, almeno per chi dalla storia è incuriosito, ma non ne fa oggetto di studio. Del tutto nuovo e inatteso, almeno per me, è stato scoprire che l’Italia sarebbe potuta essere tale, un’unica entità governata da un unico sovrano, già all’epoca di Federico II. Un’epoca in cui gli italiani potevano contare su di un indubbio primato economico e culturale, presto vanificato. Segue una rilettura dell’avventura dell’unificazione garibaldin-cavouriana, ma soprattutto di tre grandi questioni che quest’ultima non seppe o volle risolvere e che in un modo o nell’altro hanno condizionato e condizionano ancora le vicende italiane: il ruolo della borghesia e il nazionalismo, il rapporto tra Stato e Chiesa e la questione meridionale. Questioni quanto mai attuali, cronaca dei nostri giorni verrebbe da dire. E ai giorni nostri Ruffolo arriva nella terza parte del suo libro, che prende le mosse dall’inizio del ‘900 per arrivare al binomio berlusconian-leghista e nella quale prova a delineare una soluzione possibile per un paese che forse è davvero troppo lungo.


8.01
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Inserito da Alessandro Spaventa - 14 maggio, 2010 - 11:13


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