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di Gioia Gottini

La sciamana vien di notte


Oggi, 6 gennaio, Epifania, ma nella vulgata popolare è la Festa della Befana. Aspettatevi, come donne, i “simpaticissimi” auguri del mattacchione di turno per la “vostra” festa. Certo, perché Befana è sinonimo di donna brutta, vecchia e rancorosa, una zitellaccia insomma, e con poco gusto nel vestire. Babbo Natale è quel simpatico gigione che sappiamo, Gesù Bambino c'ha contatti in alto loco, mentre la Befana arriva da buona ultima, con la nomea di quella che porta via tutte le feste e per di più distribuisce carbone, qualche dolcetto stantio, frutta secca e soldi di cioccolato fuori corso.
 

Ultima forse nel calendario, ma non certo per anzianità: il Babbo Natale as we know it è un micidiale prodotto del marketing di fine Ottocento; Gesù Bambino a occhio e croce avrà 2009 anni, ma la Befana non è altro che l'ultima incarnazione di una figura mitica che percorre tutta la storia della cultura indoeuropea e oltre: la sciamana. Già già. Qualche indizio si evince dal fatto che vola sulla sua scopa, nella notte: attributo da strega, no? Strega che, a sua volta, non è altro che la definizione “cristiana” di figure molto più benefiche – e quindi pericolose per l'autorità costituita: conoscitrici delle piante e delle loro proprietà, curandere, ostetriche, guaritrici, all'occorrenza capaci di andare in trance (magari con l'aiuto di qualche sostanza psicotropa naturale) e fornire profezie e responsi. Figure quindi a metà tra il medico e il religioso, che godevano di grande stima e potere (ne sopravvivono ancora, di queste guaritrici, nelle campagne, ma sono rare, ben nascoste e all'occorrenza ammantate di fervore cristiano, anche se affondano le loro radici in una cultura pagana, animista, matriarcale, pre-storica). Seguendo un cammino tortuoso che passa per la greco-romana Ecate, la Baba Jaga russa, le varie streghe delle favole nel folklore nordico, la Befana prosegue il suo volo notturno attraversando imperterrita razionalismo, positivismo e post-modernismo. La vecchina è sempre qui tra noi, ovunque un bambino si ricordi di lasciarle un mandarino e un bicchiere di vino. Agli adulti, che hanno bisogno di contestualizzazioni e riferimenti colti, consiglio la lettura di un classico sul tema, Il Dio delle Streghe dell'antropologa Margareth Murray. Da regalare, magari, anche all'amico faceto di cui sopra.


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Inserito da Gioia Gottini - 6 gennaio, 2010 - 01:15


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