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ritratto di Emiliano Morreale
di Emiliano Morreale

Pane e brioche dei giovani cinefili


Piccolo aneddoto. In un’università di provincia, dopo un incontro, si parla con degli studenti. Uno di loro, nel confessare di poter andare pochissimo al cinema, dice di essersi formato con Fuori orario (“Ghezzi è come mia mamma”). Conosce a memoria Bela Tarr e le elegie di Sokurov o i film di Debord, ma ha visto al massimo un paio di film di Fellini e ignora chi siano Alberto Lattuada, Billy Wilder o Elia Kazan.
Non è la prima volta che mi imbatto in questi teneri mostri di cinefilia. E temo che diventino sempre di più. Alla retrospettiva torinese su Nicholas Ray, la vera sorpresa non è stata vedere che molti giovani spettatori non avevano visto i film di Nagisa Oshima, ma che agli under 30 era quasi sconosciuto Nicholas Ray, e film come Dietro lo specchio, Il dominatore di Chicago o Il temerario sembravano arrivare dalla luna.
 Fuori orario era nato oltre vent’anni fa come spazio ultra-cinefilo, in un palinsesto in cui, ad esempio, il pomeriggio scorrevano normalmente dei “doppi spettacoli”, con tutto il Sirk anni Cinquanta accoppiato ai film di De Santis o Freda. Su Telemontecarlo passava tutto il Buñuel messicano, e su RaiTre la domenica mattina tutto Powell e Pressburger e in seconda serata tutto Truffaut, dei Mizoguchi con copie fiammanti sottotitolate, o quasi tutto il John Ford sonoro (una quarantina di titoli). Fuori orario era lo sfizio finale.
Ora invece, scomparso completamente il cinema dai palinsesti generalisti, è rimasto l’ultima spiaggia, e rischia di edificare suo malgrado una generazione culturalmente deforme. Non è certo colpa sua: lui continua a offrire le brioche, solo che il pane non c’è.
Si dirà: il cinema ora è passato nei canali satellitari. Che però sono in gran parte a pagamento. Si dirà: ma adesso il cinema è scaricabile anche illegalmente della rete. Ma trova solo chi sa cosa cercare: insomma viene meno una delle cose più belle dell’esperienza cinematografica, la casualità felice dell’incontro con un’opera, la possibilità di scoprire filoni, di mettere in gioco i propri percorsi e magari di allargarsi dal cinema al resto del mondo.
Insomma, il rischio è che se fino a qualche decennio fa si cresceva grazie anche al cinema (al buon cinema e a quello cattivo), oggi si cresce, quando si cresce, nonostante il cinema (quello cattivo, ma anche quello buono).

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Inserito da Emiliano Morreale - 4 dicembre, 2009 - 11:27


Commenti

E come capitò alla povera

8.01

E come capitò alla povera Marie Antoinette, con la storia delle brioches ci rimise la testa......Forse un ripensamento da parte di Fuori Orario salverebbe capra e cavoli.I trentenni sono quel che sono, mi ricordano tanto i giovani dell'empire à la fin de la décadence, declamatores del poco o del nulla, ma chi ha fatto il vuoto intorno a loro? Bene definirli "teneri mostri di cinefilia", ne conosco, azzannano senza pietà, l'ultima diatriba su Von Trier ha lasciato parecchi feriti sul terreno nel mio sito di riferimento, ma perchè le analisi come quella che leggo qui non le fanno anche i padroni del vapore? Non foss'altro perchè, prima o poi, anche le brioches non basteranno più. Continuo però, magari un po' fideisticamente, a credere che il cinema troverà sempre armi per difendersi, anche dai suoi cultori più accaniti.

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