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di Lorenzo Monaco

La solitudine dei numeri premier


Sono affascinato dal cervello del nostro premier. In realtà, sono affascinato dalla materia grigia contenuta nella calotta cranica di ogni Capo di governo: la quantità di dati, analisi e previsioni che questi organi devono elaborare, per fare andare avanti un'intera nazione, è impressionante. E il nostro Presidente del consiglio ha un cervello così straordinario che – sia esso protetto da colbacchi di Putin, bandane o semplici capelli sintetici – riesce a farlo lavorare anche per 20 ore al giorno. O così assicura.
 
Qualche volta però il berluscomputer lascia perplessi. “Quante dita ha una mano?”, ha chiesto qualche giorno fa ai bambini terremotati d'Abruzzo. Si tratta di un noto scherzo da scuola elementare. “Quante dita ha una mano?”, si chiede. Cinque, è l'ovvia risposta. “Quante dita hanno due mani?”. “Dieci”. “E quante dita hanno dieci mani?”. “Cento”, conclude chi per la fretta non è riuscito a far bene i calcoli. E tutti sbottano in grandi risate per la facezia.
Anche il nostro premier dunque ha voluto provare questa divertente trappola con alcune classi di Paganica, a pochi passi dall'epicentro. “Quante dita ha una mano?”, ha chiesto sorridendo agli studenti stipati in un'aula allestita fortunosamente. “Cinque”, hanno risposto i bambini eccitati. “Quante dita ne hanno due?”, ha continuato il Presidente. “Dieci!”, hanno urlato in coro gli scolari. “E quante dita hanno dieci mani?”. “Cento!”, è stata l'immediata risposta. Secondo il copione. Ma il testo non pare essere stato metabolizzato perfettamente dal Cavaliere. “Perfetto! – ha infatti sbottato un Berlusconi lievemente stupito – Rispondono tutti cinquanta! Faccio i miei complimenti alla preside”. Subito dopo, recitano i comunicati stampa, il Presidente ha ripassato le tabelline con i bimbi.
 
C'è chi ha subito ironizzato, ascrivendo queste uscite ai postumi del trauma da souvenir milanese. Si tratta di stupideboutade. Già da tempo il premier è sulla stessa linea: “All'Abruzzo saranno garantite le stesse risorse date all'Irpinia, aveva detto il nostro presidente a Porta a porta (puntata del 15 settembre). “Allora sono stati stanziati ben 60 miliardi di vecchie lire – aveva detto sbirciando su dei fogli di carta – quindi 30 miliardi di euro attuali”. Imbarazzo palpabile in tutto lo studio. Rotto da Vespa che, curvo sotto il peso delle equivalenze matematiche, aveva peggiorato la situazione, suggerendo: “Forse sono 3 miliardi di euro”. “No, no, no, no – aveva risposto infastidito Berlusconi – 3 miliardi di euro sono 6mila miliardi di lire (giusto, NdR). Quindi 30 miliardi di lire sono 60 miliardi di euro”.
 
Insomma, un disastro. A ben vedere però, no. Lo è stato solo per la matematica standard, quella che serve semplicemente a far di conto. Il Cavaliere ha deciso evidentemente di adottare un'altra tradizione aritmetica, sicuramente di maggior successo nel nostro paese. Altro che solitudine dei numeri primi: i numeri-premier non sono affatto soli. E' la stessa matematica, tanto per fare un esempio, che nei ristoranti e nelle trattorie a fine di pasto produce un conto superiore dalla somma delle pietanze ordinate; la medesima scuola di pensiero che, qualche anno fa, ha trasformato nei cartellini dei prezzi la vellutata banconota da mille lire in una moneta da un euro. L'approccio che riesce a far produrre ogni giorno numeri e statistiche che sui media dimostrano qualsiasi cosa: il successo di un partito politico, l'orientamento dell'opinione pubblica, l'efficacia di un prodotto per le pulizie. Insomma, una matematica basata su numeri flessibili e amichevoli. Più allegre e rimbalzanti sono, più le cifre riescono a interpretare e dare senso alle infinite opinioni e velleità umane. Insomma, questa matematica personale e confusa è una scienza veramente al servizio dell'uomo.
 
E poi diciamolo: per governare non serve avere il cervello di Einstein, un organo che, si scoprì studiandolo post mortem, aveva i lobi parietali (sede delle capacità matematiche, musicali e del linguaggio) un po' più ampi del normale. E non possedeva una tipica linea del telencefalo. Un solco la cui assenza, secondo alcuni, avrebbe permesso ai neuroni di comunicare tra loro più facilmente. Beh, sapete come si chiama questo solco che bloccherebbe i neuroni? La scissura di Silvio. E c'è chi dice che il destino non esiste.

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Media: 5.6 (16 voti)

Inserito da Lorenzo Monaco - 26 gennaio, 2010 - 15:18


Commenti

Spari sulla croce rossa...ma

7.02

Spari sulla croce rossa...ma con stile.

Favoloso!

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