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di Antonella Giani

L'ape ubriaca


Restiamo in tema di api, piccoli sensori del creato, mini-malíe perfette. Prendendo spunto da saggi come Lévi Strauss che lasciano agli umani la citazione “gli animali sono buoni per pensare o da pensare, facciamo in suo onore un esperimento.
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo per qualche minuto la fervida vita di un alveare. Solleviamo il coperchio sensibile della fantasia e facciamoci prendere dall’eco profonda che ronza ipnotica, perenne affaccendarsi di uno sciame d'api. No, non serve calarsi un'extasy. Non ancora.
 
Se Platone affermava che le api sono da considerarsi la reincarnazione delle anime delle persone sobrie, ad anni luce secondo il calendario dell'ape Maya, alcuni scienziati hanno sottoposto un gruppo di api ad un singolare esperimento – questo serio, vero però. Le hanno messe di fronte a due soluzioni: una ad altissima concentrazione di zucchero, l'altra ad elevata gradazione alcolica. Tutte le api si sono precipitate sull'alcol. La conseguenza è che le api ubriache una volta tornate nell'alveare vengono emarginate dalla comunità e tenute letteralmente separate dal resto dello sciame. Escluse, abbandonate, fuori dal circuito produttivo vitale. Mai più miele.
Su queste api gli scienziati hanno già sperimentato con successo alcuni ritrovati contro l'alcolismo.
Noi riapriamo gli occhi e domandiamoci se l’esperimento è riuscito, se ora abbiamo il coraggio di bucare con un ago brigadiere e palloncino. 

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Inserito da Antonella Giani - 1 dicembre, 2009 - 17:11


Commenti

Ma al fuco se beve che

Ma al fuco se beve che succede? S'igrifa o gli si sgonfia il pungiglione?

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