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ritratto di Gianluigi Ricuperati
di Gianluigi Ricuperati

Pochi ma buoni


In Italia – il paese della tristezza, in cui milioni di persone vivono come illetterati e i pochi alfabetizzati includono i lettori di La Padania e il Giornale, per non parlare della scadente qualità intellettuale dei molti fogli di “centro-sinistra” – si accendono di tanto in tanto scintille insperate. Come nelle società in ascesa e non in discesa, il dilettantismo di qualità prevale sul dilettantismo populista. Succede con le colonne digitali della testata che leggete in questo momento. Succede con i tanti e diversi piccoli e medi editori che conducono una titanica lotta culturale, spesso dimostrando che si può farcela anche senza mettere il dito in bocca alle infantili, astute, “leggi” del marketing. Succede con certi scrittori. Succede con certe gallerie. Succede con certi giornalisti e operatori culturali (pochi ma buoni). Succede nei meandri delle attività che animano il ventre italiano, dandogli un senso che non porti soltanto alla raccolta degli scarti. Succede con certi quotidiani, con certe riviste e con certe coraggiose istituzioni. E credo, senza inutili pudori, di poter affermare: l'ho visto succedere, lo vedo succedere, a pochi passi da me. E' dunque in ironica foggia sacerdotale, invocando lo spirito dei “geniali dilettanti in selvaggia parata”, che mi accingo a raccontare una questione pubblica – ma anche un po' privata.
 
Sono stato chiamato da Andrea Bellini (e Beatrice Merz) a contribuire al programma di attività culturali del Castello di Rivoli, una delle istituzioni più prestigiose del mondo. Insieme, abbiamo capito che avrei potuto occuparmi di figure “irregolari”, esistenzialmente e disciplinarmente (forse è la stessa cosa?), e avrei potuto vestire il ruolo di curatore da scrittore, e iniettare nella curatela qualche fragile seme di solidità letteraria. Ecco il testo con cui ho dato forma al progetto degli Irregolari, una serie di convegni performativi, féerie della produzione di conoscenza in pubblico, incentrati su figure di poeti, artisti e intellettuali a cui “piacciono le scelte radicali”.
I nomi irregolari della programmazione del Castello di Rivoli saranno: Emilio Villa e Amelia Rosselli (“la centralità della poesia”), Lawrence Weschler / Luc Sante (“i bassifondi e le convergenze”), Emile de Antonio / Delmore Schwartz (“i prìncipi dell’antimateria”). A ogni coppia di “irregolari” verranno dedicate le giornate di weekend di giugno, settembre e novembre.
 
"Il futuro si fonderà sulle riserve invisibili, scrisse verso la fine della propria vita il grande autore italiano Giuseppe Pontiggia. Nell’astrofisica, Irr-1 sono le galassie irregolari, ‘che non presentano forma e neppure massa comune, spesso contraddistinte dall’essere spiraliformi e contenere enormi quantità di polveri e metalli’.
Noi crediamo che le riserve invisibili siano anche quelle costituite dalle traiettorie di pensiero, di accensione intellettuale, di produzione che hanno caratteristiche anomale, difficilmente accettate dalla stolida contemporaneità, coraggiose per eccesso di generosità, generose per eccesso di coraggio. Donne e uomini che hanno attraversato le arti connettendo le discipline in modi inimmaginabili prima. Poeti, autori, artisti che hanno sorretto il corso della Storia con il proprio carico di volontà, di qualità, di opere, spesso accucciati nella tenace invisibilità di trincee imposte dal mondo o dalla mente.
Spesso gli irregolari sono letterati o poeti perché il legame tra letteratura e arte e produzione di conoscenza è oggi più vivo che mai, proprio perché la parola letteraria vive in un’area di progressiva minoranza, di ‘irregolarità’ urgente".

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Inserito da Gianluigi Ricuperati - 15 febbraio, 2010 - 13:22


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Ma ci faccia il piacere,

Ma ci faccia il piacere, collaboratore confindustriale

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