• Seguici su:
MUSICA ROCK

Secondo disco per il ferrarese che si fa chiamare Le Luci della centrale elettrica: tre anni fa un fenomeno innalzato a portavoce della nuova generazione, oggi la parodia di se stesso dileggiato o accolto con indifferenza. Ma sempre ad opera del web 


di Simone Dotto

In principio fu il tam-tam attraverso la rete. Un ragazzo di Ferrara che urlava e strimpellava la chitarra da una pagina internet, come tanti altri ce ne sono, e una produzione di cd fatti in casa: masterizzati, impacchettati e spediti - con tanto di dedica personale - all’indirizzo di chiunque si fosse fatto vivo per richiederlo. Poi venne la firma per un’etichetta (la Tempesta Dischi, di Pordenone), la benedizione di qualche guru dell’ambiente e il disco “vero”: e allora vai con le copertine dedicate, con i panegirici sul giovane fenomeno, con le sezioni cultura
17 Dicembre 2010

MUSICA ROCK

Che cosa accomuna l'osannato rocker al baroccheggiante "indie" diventato (semi)noto cinque anni fa con Illinoise? Niente, si direbbe. In realtà entrambi hanno patito il successo, e per reazione hanno registrato un album in solitudine, raccontando la depressione. Ma Sufjan lo fa ancora più strano, con questo The Age of Adz


di Simone Dotto

La sindrome della farfalla già cresciuta che vuole ricacciarsi nel bozzolo è un’affezione inaspettatamente comune fra i musicisti rock. Persino un pezzo duro come Bruce Springsteen, dopo aver piazzato il suo primo numero uno in classifica, chiese ai suoi di passare un po’ di tempo per conto proprio: il risultato si chiama Nebraska, storico album per chitarra e armonica del 1982.   Certo, però, che questi “indipendenti” di ultima generazione non ci hanno proprio il fisico. Prendete Sufjan Stevens, ad esempio: nel 2005 il suo quinto disco (Come o
29 Novembre 2010

FILM

Premiato a Cannes e censurato in Iran, I gatti persiani racconta il fermento culturale e non solo musicale di un paese in regime di oppressione, che trova nell’arte una ragione sia di vita che di protesta


di Marinella Doriguzzi Bozzo

Preceduto da un alone eroico, perché girato in poco più di due settimane e senza autorizzazioni governative, I gatti persiani ha vinto al Festival di Cannes del 2009 il Premio speciale della giuria. In Iran è poi stato distribuito gratuitamente per le strade dallo stesso regista Bahman Ghobadi, dopo l’incarceramento e la successiva uscita di prigione. Documenta il fermento culturale e non solo musicale di un paese in regime di oppressione, che trova nell’arte una ragione sia di vita che di protesta.   Speculare al film russo Il concerto (leggi la nostra r
05 Maggio 2010