In Viva la Libertà Toni Servillo si sdoppia: è il leader "latitante" di un partito favorito alle elezioni, ed è il suo gemello con problemi psichici. Recuperato dall'assistente personale (Valerio Mastandrea) del primo per rimpiazzare il fratello, finisce per cambiare davvero le cose. Una riflessione politico-esistenziale alla vigilia delle elezioni
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Questo è un film che sollecita contemporaneamente due facoltà opposte: la memoria e l'oblio. Per quanto concerne la memoria, i filoni si sdoppiano e si ritorna da un lato al film Il portaborse di Daniele Lucchetti (1991) che re-inaugurava il filone politico-civile poi portato avanti da Nanni Moretti con il Caimano (2006). Entrambi profetici per difetto, con l'allora onorevole Giulio Di Donato appostato nottetempo fra i velluti rossi delle poltrone per vedere il primo e dare immantinente fiato a tutto lo sdegnato orgoglio socialista, liquefatto pochi mesi dopo dallo scandalo
L'operazione è di quelle ad alto rischio: riempire il vuoto d'immaginario degli USA e del mondo intero intorno all'uccisione dell'ultimo dei suoi Nemici Pubblici. Se ne fa carico Kathryn Bigelow, la regista di The Hurt Locker, rattoppando dati e fiction in Zero Dark Thirty, che nel campo minato di una situazione scottante si muove con circospezione
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Della cattura e della morte di Saddam Hussein sembra di sapere tutto sia per le immagini del suo ritrovamento in una buca -i denti frugati, i peli scarmigliati e stinti - sia per il video della sua esecuzione - il cappio al collo, la botola che si apre. Della cattura e della morte di Osama Bin Laden sembra viceversa di non sapere niente perchè tutto è stato affidato alla parola ufficiale, se si eccettuano gli esterni di una casa di cemento grezzo, sorta di rudimentale ricovero per pollame predestinato. Un altro pezzo di Storia americana che, come il film su Lincoln (vedi
Giocare con le epoche non è facile, come dimostrano libri e film di fantascienza (tanti falliti, pochi riusciti). Ma Rian Johnson realizza un thriller emozionante a cavallo tra il 2044 e il 2070. Anche grazie (o nonostante?) le facce da criminali di Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Guai a cercare sul vocabolario, perché alla parola looper compare come traduzione "bruco misuratore"; ma cos'è un bruco misuratore? Un looper. Ricominciamo: il looper è una specie di ronin del futuro, che a sua volta è un ex samurai operante su commissione, naturalmente non in ambito filantropico. Stabilito un pur labile nesso fra epoche diverse, menzionati sia Philip K. Dick (che nei soggetti fantascientifici non guasta mai) sia Terminator (1984) e fatta quindi con poca spesa la nostra doverosa figura professionale, godiamoci questo film interessant
Il Presidente che abolì la schiavitù raccontato da Steven Spielberg e interpretato da Daniel Day Lewis. La figura del padre della patria viene divisa tra sfera pubblica e quella privata, in una quasi agiografia dove, più che l'afflato epico, possono i dialoghi. Una riflessione sulle grandi personalità americane che strizza l'occhio al presente
di Marinella Doriguzzi Bozzo
La Storia ha un grande pregio, sotto il profilo dell'intrattenimento: si può inventare, o meglio, reinventare esattamente come la fiction. Il segreto è giocare di plausibile astuzia negli interstizi del "vero documentato", tanto anche i testimoni diretti dell'epoca, se fossero ancora vivi, esporrebbero interpretazioni diverse, magari clamorosamente contrastanti. L'importante è essere avvincenti, credibili all'interno di una lettura data, drammatici quel tanto che consente di sorvolare sulla quotidianità per concentrarsi sugli avvenimenti salienti, e poi v
Sparky è il nome del cagnolino del piccolo e ingegnoso Victor Frankenstein, morto in un incidente stradale. Il ragazzino non si rassegna alla sfortuna e decide di riportarlo in vita. Frankenweenie riprende un abbozzo di più di trent'anni fa ed è poesia burtoniana pura
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Un premio cino-cinefilo immediato a chi indovina i titoli dei film ingentiliti rispettivamente da Asta, Edward, Idefix, Bullseye, Fang, Frank, Milou, Uggie... Perché di cani e cagnetti irresistibili il cinema pullula, per non parlare dei blasonatissimi Rin Tin Tin, Lassie, Beethoven, Balto, Achiko, Marley che si sono autointitolati direttamente le pellicole, un po' come Monti il suo simbolo elettorale. Infatti i cani - secondo Lord Byron - "possiedono tutte le virtù degli uomini senza i loro vizi", ed è quindi logico goderne la compagnia e piangerne la dipart
Per mano di quell'appassionato cultore di spaghetti western e dintorni che è Tarantino torna l'eroe inventato da Sergio Corbucci negli anni '60. In Django unchained ha il volto di Jamie Foxx, e la storia di uno schiavo nero poco prima della guerra di secessione. Film divertente ma la regia sembra meno "libera"
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Una distesa di pietre come onde desolate ad anticipare tumulto, aridità, dolore; sovraimpressi enfaticamente, i titoli di testa di un vecchio colore rosso che non si usa più. Intanto la smagliante colonna sonora irrompe con la musica di Luis Bacalov e Rocky Roberts, il corpo si arrotonda nella poltrona per assaporare al meglio lo spettacolo, e via con l'epopea. Ma chi è Django (con la d muta, secondo la chiosa dello stesso intestatario dell'appellativo)? In realtà sono molti, come i film girati sul finire degli anni sessanta, il cui interesse preminente
Tornano i fratelli autori di Matrix - che per l'esattezza, ora, sono un fratello e una sorella - in collaborazione con Tom Twyker. Il loro Cloud Atlas è lungo tre ore, è stato girato in quattro paesi diversi e intreccia storie distanti nello spazio e nel tempo, interpretate sempre dagli stessi personaggi. Il risultato? Indigesto.
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Chi ha almeno qualche mese in più di tredici anni (classe d'età a cui questa mappazza sembrerebbe destinata) ricorderà senz'altro un breve periodo culinario degli anni 80 in cui, sotto la poetica ma mistificante promessa di "menù mari e monti", venivano abborracciati e assassinati gli ingredienti più antitetici, giusto per innovare e fare tendenza. Mentre tutti gli innocenti di ogni epoca sono viceversa stati fatti prigionieri da interminabili banchetti di nozze, con gran sudare di fuochi nelle cucine e plurimo serpeggiare di alcolici fra gli
La vincitrice del premio Pulitzer per Il tempo è un bastardo aveva già scritto un romanzo un decennio prima che ora Minimum Fax traduce in italiano. La storia delle due Charlotte di Guardami fa intravedere, tra qualche incertezza, la grandezza di una narratrice ancora "in costruzione"
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Con Il tempo è un bastardo (premio Pulitzer 2011) Jennifer Egan ha certamente scritto uno dei libri più importanti dello scorso anno: affresco, pastiche, cubo di Rubik in cui ogni racconto rappresenta un frammento, una tessera a se stante, ruotante nel contempo intorno alle connessioni di un nucleo preciso quanto sfuggente. Guardami (2001), tradotto benissimo e pubblicato di recente da Minimum fax sulla scia del successo mondiale del primo, lo precede in realtà di dieci anni, e in un certo senso lo si avverte. L'organizzazione della trama è quasi altrettanto
Il nuovo film di Paul Thomas Anderson, premiato a Venezia e incensato dalla critica, è una storia sui giochi di potere e le insicurezze psicologiche. Sulla sua ribalta si confrontano Philip Seymour Hoffmann e Jacquin Phoenix, attori di prima grandezza che non riescono a nascondere le lacune di un'opera debole
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Dopo aver visto durante le vacanze due film diversamente dignitosi o più che dignitosi (La regola del silenzio di Robert Redford e La miglior offerta di Giuseppe Tornatore) ma entrambi annacquati dal bisogno di inserire una trama a tutti costi che fa da comune debolezza, ecco l'interessante caso di The master, con cui inauguriamo l'anno nuovo. Caso interessante perché pluriosannato, eppure con parecchi difetti: lungo, noioso, tetro, a tratti decisamente sgradevole, nonché nettamente in contrasto con i primi due di cui abbiamo parlato. Qui infatti la trama non
di Marinella Doriguzzi Bozzo, Dario De Marco, Simone Dotto
Torna il cantore della (pre)adolescenza del cinema indipendente americano. Due dodicenni soli in Moonrise Kingdom scappano insieme, inseguiti da scout e famigliari. Temi e volti ricorrenti della cinematografia andersoniana hanno un po' di magia in meno, in una sceneggiatura studiata fin troppo a tavolino
di Marinella Doriguzzi Bozzo
"La poesia non deve necessariamente fare rima, ma deve essere creativa" comunica lui dodicenne a lei dodicenne. Peccato che Wes Anderson (specialista in famiglie bizzarre e in personaggi borderline) di rime cerchi di azzeccarne fin troppe,e alla luce di una inventività talmente intellettualizzata da perdere per strada la sua freschezza emotiva. L'ambientazione che già tanti accordi armoniosi aggiungeva a i Tenenbaum (2001) anche qui è a tratti magnifica, e prova con successo a coniugare gli spaccati verticali tipici delle case di bambole con una sorta
Sembrerebbe un sequel del fortunato Quasi Amici uscito nelle sale qualche mese fa, e invece quella di Eric Toledano e Olivier Nakache è un film più vecchio di tre anni e che in Italia trova distribuzione solo oggi. Un matrimonio e le rispettive cerchie di amicizie e conoscenze, per un film ecumenico, come si conviene sotto le feste
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Prima di impalmare qualcuno/a, bisognerebbe meditare sui trattati quasi omonimi di Sun Tsu e di von Clausewitz che, a distanza di quasi 2000 anni l'uno dall'altro, riflettono e fanno meditare a fondo sull'Arte della guerra. Non solo perché gli sposi possono diventare dei futuri nemici intimi, ma soprattutto perché il matrimonio di due persone è in realtà il tentativo di fusione per reciproca incorporazione-sopraffazione delle relative tribù al seguito. Ed ecco quindi fratelli, cugini, suoceri, nuore, cognati confrontarsi, criticarsi e tessersi agguati l
Thomas Vinterberg, regista danese fautore del cinema Dogma assieme al conterraneo Lars Von Trier, torna con un film che indaga le nostre colpe "originali". Il sospetto racconta la storia di Lucas, uomo-bambino, e della giovanissima Klara che se ne innamora e poi lo accusa. Grande interpretazione di Mads Mikkelsen, ma la regia osa di meno
di Marinella Doriguzzi Bozzo
I convegni amical famigliari sono l'ossessione di Thomas Vinterberg, che vi ritorna circolarmente a partire da Festen (1998) passando attraverso Riunione di famiglia (2007) fino ad approdare appunto a Il sospetto: lo si direbbe una sorta di avvento che precede il Natale, contemplando nel contempo la passione dell'uomo che si fa capro espiatorio della comunità, ma senza la certezza di una Pasqua di resurrezione, poichè si rimane dalle parti del secolare e non del divino. Appartenente al movimento Dogma 65, il regista condivide con Lars Von Trier il proposito di purifi
Ne La Sposa Promessa, la regista israeliana Rama Burshtein racconta le implicazioni di un matrimonio in quel di Tel Aviv. Cultura, religione, morale e una tradizione ancestrale che arriva attraverso il chiacchericcio della gente: è il pesante bagaglio della donna che va all'altare, vista qui da una prospettiva tutta femminile
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Ogni religione è nel contempo precetto morale, norma di culto, regola di comportamento e di controllo associativo. Spesso è anche elemento di riferimento, quando non di sovrapposizione, all'interno della legge laica. Ma il cuore, continuamente diviso tra il sacro e l'umano - impropriamente detto profano - come se la cava? Da sempre, e sotto ogni sole, si arrangia e soffre. Tanto più se siamo all'interno di una comunità ebraica contemporanea di strettissima osservanza, che già di per sé costituisce elemento di interesse estetico, etnologico e etologi
L'ultima pellicola di un grande che invecchia tra alti e bassi e torna su uno dei suoi temi caratteristici: quello di un luogo chiuso, una cantina, dove i due giovanissimi protagonisti estratti dal libro di Niccolò Ammaniti, regrediscono a un rapporto tra uomo e donna "primordiali".
di Marinella Doriguzzi Bozzo
La buona notizia è che una volta tanto non abbiamo letto l’omonimo libro di Niccolò Ammanniti da cui il film è tratto, e quindi siamo esentati, volenti o nolenti, da qualsiasi confronto proprio e improprio. La cattiva notizia è che il tempo non solo passa, ma con Bernardo Bertolucci si è anche comportato male, inchiodandolo su una sedia a rotelle: lui, il regista della danza come liberazione e delle solitudini multiple come catarsi. Che si tratti di un film d’Autore lo si vede fin dai titoli di testa: sobriamente bianchi su fondo nero, com





















