In Argo, alla sua terza prova anche da regista, l'attore appare con un look pilifero alla Cacciari e dimostra di essere diverso dal bambolotto standard hollywoodiano. E anche la storia, un film nel film escogitato per liberare alcuni addetti dell'ambasciata americana nella crisi del '79, è congegnata in modo originale
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Iran: nel 1953, dopo la deposizione di Mossadeq, la dinastia Pahalavi viene reinsediata al potere con l'aiuto americano, mentre l'Ayatollah Khomeyni è esiliato dal paese (1964); nel corso del 1978 la ribellione contro lo Scià raggiunge il suo culmine,e Reza Pahalavi, ormai malato di cancro, trova un avversatissimo rifugio proprio negli States; intanto la nuova Repubblica islamica si radicalizza intorno a due poli: il potere religioso di ispirazione khomeyniana e le istituzioni statali. Nel 1979 un gruppo di studenti ribelli prende in ostaggio una sessantina di addetti pre
Lo sguardo dei monumenti parlanti e dei volatili si posa sulla città e sulle vicende del vedovo Valerio Mastandrea e dei suoi affetti. Una Torino vista dall'alto, quella proposta da Silvio Soldini ne Il Comandante e la Cicogna, con una leggerezza che troppo spesso diventa superficialità
di Marinella Doriguzzi Bozzo
I tempi sono quelli che sono: tautologia che non vorrebbe dire niente, se non contenesse un implicito eufemismo. Nel senso che i tempi sono pessimi, solo che una volta questo pensiero lo si lasciava alle zie e ai nonni nostalgici, mentre la novità è che oggi lo stesso assunto può essere condiviso anche dai giovani. Così Silvio Soldini deforma lo spirito di Fantasmi a Roma di Elio Pietrangeli e Ennio Flaiano (ossia una delle poche commedie fantasy del cinema italiano,1961) in una sorta di attualizzazione dal titolo sepulvediano, mentre i contenuti sono un p
Da William Friedkin, autore de L'esorcista, ma soprattutto di Vivere e Morire a Los Angeles, un'opera che torna ad indagare sul confine tra bene e male nelle maglie di una famiglia allargata e di un'America disastrata. Killer Joe è molti generi (e molti film) in uno solo, tra citazioni cinemafile e verità del racconto
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Dimentichiamo L'esorcista (1973), film epocale che ha costituito per il grande e diseguale, William Friedkin una sorta di appiccicoso sudario ante litteram. Puntiamo viceversa la memoria su di un altro suo titolo, ossia il notevolissimo Vivere e morire a Los Angeles (1985) in cui si affacciavano i temi del doppio e dell'impercettibile confine che separa il crimine dalla legalità, qui portati alle loro estreme conseguenze: entrambe le pellicole sono infatti un incrocio tra il noir e il poliziesco con venature socio-esistenziali, e tutte e due hanno un'origine eminentemente lettera
Dopo Il Profeta del 2009, il cineasta francese torna con un altra 'favola' dal retrogusto realista, quella di un giovane straniero spiantato e della sua "principessa" rimasta senza gambe per un tragico incidente. Più che per la storia, Un Sapore di ruggine e ossa vale soprattutto per le suggestioni di un artista dell'immagine
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Che la fiaba fosse un rito di iniziazione finalizzato a illustrare la vita ricorrendo alle rappresentazioni della morte lo sosteneva già Karl Popper ne Le radici storiche dei racconti di fiabe (1946). Che il regista Jacques Audiard se ne avvalga per ottenere lo stesso scopo lo diciamo noi. Nell'osannatissimo Il profeta (2009, recensito qui) la nascita e l'ascesa criminale di un boss all'interno di una prigione si poneva come un racconto di crudo realismo, ricorrendo tuttavia a tutte le caratteristiche della fiaba: la vaghezza, la verosimiglianza solo di superficie, l'insistenza
Cosa succederebbe se i nostri ricordi di infanzia crescessero con noi? Seth McFarlane, autore dei Griffin, si inventa un orsacchiotto di peluche sboccato e violento al quale dà anche la voce. Ma il suo proprietario 35enne (Mark Wahlberg) sta per accasarsi e entrare definitivamente nell'età adulta. Un assunto di base semplice ma difficile, per una pellicola che vuole "piacere" a tutti i costi
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Tutti conoscono il complesso di Peter Pan, ma chi ha mai sentito parlare della sindrome di Wendy? Probabilmente perché le femmine non solo maturano prima, ma maturano comunque. Mentre per i maschi il confine con l'età adulta è più incerto, e talora può non presentarsi mai. Tuttavia è più facile che siano le donne a restare attaccate ai peluche, alle bambole o ai pupazzi della loro infanzia, mentre i maschi spesso li rinnegano, almeno ufficialmente, come un sintomo di debolezza, cercando di dimenticare il conforto diurno e notturno di quei compa
In Appartamento ad Atene, Ruggero Di Paola traduce per lo schermo un romanzo di Glenway Wescott: il Maggiore tedesco Kalter colonizza la casa di un ex editore scolastico, instaurando un regime di terrore su tutta la famiglia. Le ragioni delle grandi tragedie della Storia ricercate nel quotidiano. Ma qualcosa resta sulla carta...
di Marinella Doriguzzi Bozzo
La ragione dei più forti non ha bisogno di ragioni, e l'arrendevolezza dei più deboli nemmeno: superior stabat lupus. Tuttavia, dietro e all'interno dei ruoli che si fondano sulla mera sopraffazione, si estendono le vicende delle vittime e dei carnefici, che a loro volta si incrociano con la cultura dominante delle rispettive epoche, sicché tutto il film viene basato sul discrimine che corre tra il privato e la Storia. Discrimine già diversamente (e mirabilmente) adombrato ne Il silenzio del mare di Vercors (1942) e ripreso in Appartamento ad Atene appena t
Il cinema italiano torna dietro i nostri banchi, a rivisitare quella linea di confine tra chi insegna e chi impara che si fa via via più sottile. Il rosso e il blu verte su un tema non nuovo ma sempre intrigante, senza cavare dagli scritti di Marco Lodoli, che gli fanno da soggetto, la giusta profondità
di Marinella Doriguzzi Bozzo
La vecchia matita rossa e blu - che presumiamo non sia più in uso - era un inesorabile strumento non solo sotto il profilo del rendimento scolastico, ma anche in termini psicologicamente più sottili: soddisfaceva l'inconscio bisogno dei meccanismi di premio-punizione (e quindi di una articolata forma di attenzione) alla base di ogni consorzio umano organizzato, sempre congegnato in modo tale da sopportare le peggiori violenze, ma mai quella più perfida e offensiva di tutte, ossia l'indifferenza. Nel contempo, la matita rossa e blu tracciava anche un solco invalic
Barbara Bobulova e Valerio Mastandrea interpretano una coppia che "perde i pezzi": un po' è colpa della crisi coniugale e un po' di quella economica che arriva a complicare ulteriormente i rapporti. Il film di Ivano de Matteo ha la presa dell'istant movie, ma quando si tratta di riempire una generale mancanza di senso, allora delega tutto allo spettatore
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Un lungo piano sequenza illustra la freddezza di un labirintico archivio di scaffali metallici. Ad animarlo per un attimo l'attività carnale di una coppia, in piedi in un angolo, tra l'urgenza e il "così fan tutti". Una deviazione qualsiasi, senza coinvolgimenti, probabilmente per ovviare alla noia del pubblico impiego, ma che sarà in grado di segnare un padre di famiglia e precipitarlo attraverso le varie stazioni di una via crucis che è anche una discesa agli inferi. Complici un malinteso senso della monogamia che perseguita le coppie disincantat
Grande escluso dai premi della 69esima mostra di Venezia, Bella Addormentata non parla tanto della vicenda di Eluana Englaro, ma piuttosto del circo sociale e mediatico che le si scatenò intorno. Storie e conseguenze che si intrecciano anche da lontano, tra le quali però si perde la posizione dell'autore
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Il grande potere significante nella presenza (o assenza) di un semplice articolo determinativo: La bella addormentata era quel personaggio fiabesco che viveva sottotraccia in attesa che un cavaliere - e magari berlusconiano - la riportasse con un bacio ai sogni della vita attiva; Bella addormentata, viceversa, non è tanto un personaggio, quanto una condizione, un modo sospeso di essere inerme, in balia di fedi "calcistiche" contrapposte e non dialoganti, perché rigide come tutte le verità possedute una volta per sempre. In questo senso, Marco Bellocchio no
Puntuale come il sole e il caldo agostano, arrivano le nostre visioni consigliate per l'estate 2012. Se il cinema di fiducia chiude, la buona distribuzione latita e la crisi costringe in casa, lontano dalle spiagge tropicali, ecco una serie di titoli che vale la pena di recuperare dal recente passato.
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Tempi di crisi e, almeno secondo le indagini statistiche, anche di vacanze più brevi o più "casalinghe": un ulteriore motivo per svagarsi poco dispendiosamente con qualche buon film, scelto in funzione dello stato d'animo del momento. MUSCOLARE: per individuare un'anima sotto gli addominali scolpiti, percorrendo a ritroso la carriera di un'intramontabile icona Casino Royale di Martin Campbell, Usa Gb 2007,145 m Dunque si azzera tutto e si torna alle origini. Non era facile, dopo tante stanche propaggini fisiche e narrative a perpetuazione d
Incrociando due tendenze stagionali, quella dei film tratti da una pièce da un lato e quella della commedia francese dall'altro, Alexandre La Patellière esce nelle sale estive con Cena fra amici, in originale Prènom. Una "tavolata" discute su come battezzare un nascituro, in uno scambio di battute vivace che fugge la trappola del cinema teatrale
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Sostiene Ambrose Bierce nel suo Dizionario del diavolo che un bambino viene bagnato durante il battesimo perché il nome gli resti appiccicato. Dopo aver ricevuto l'annuncio di nascita di due nuovi, ignari e italianissimi infanti - rispettivamente Haraan e Bélisse - auspichiamo che l'acqua possa anche sortire il beneficio opposto... In ogni caso, abbiamo deciso di propugnare ad oltranza una legge che consenta agli sfregiati di scegliersi il nome che più loro aggraderà, a partire dal compimento del diciottesimo anno. Nel contempo, consigliamo agli artefici d
Il Cammino per Santiago è tra gli itinerari spirituali più gettonati al mondo: per il protagonista del nuovo film di Emilio Estevez, figlio d'arte di Charlie Sheen, è la penosa distanza da percorrere per ritrovare il corpo del figlio, disperso da qualche parte sui Pirenei. Una ricerca esistenziale e interminabile, persino per lo spettatore
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Ci sono i figli d'arte, i figli di papà, i figli di nessuno, quelli di buona donna... Nella fattispecie, nulla sappiamo della madre del regista-attore-sceneggiatore Emilio Estevez, mentre il padre è il celebre Martin Sheen, qui protagonista della pellicola e quindi, per la proprietà transitiva, anche babbo d'arte. Pellicola che è altresì dedicata al nonno Estevez, e dunque rappresenta un affare di famiglia addirittura doppio, perchè il film è imperniato su un oftalmologo americano che, giunto nell'età in cui l'unico viaggio possibi
Brody, protagonista e produttore del film, interpreta un insegnante alle prese con una classe di irrecuperabili e con una giovanissima prostituta che ospita in casa. Visto il tema, in Detachment disillusione e retorica sono dietro l'angolo: ma tra i vari inciampi la regia di Tony Kaye riesce a imprimere una cifra personale
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Un film che per imperscrutabili vie riesce in modo sconcertante a raccontare non tanto la banalità del male, quanto la nausea del cuore a fronte della possibile inutilità del bene. E lo sconcerto nasce dall'accumulo di storie, personaggi e mezzi risaputi, alcuni dei quali in grado di stroncare qualsiasi pellicola. Siamo in una scuolaccia pubblica americana,in cui allievi adolescenti e insegnanti consunti sembrano votati alle collisioni reciproche come ai naufragi individuali. La storia è testimoniata in prima persona da un magnifico Adrien Brody che, con quell'aria sghe
Paesaggi e colori di una Turchia incantata scorrono placidi di fronte agli occhi dello spettatore di C'era una volta in Anatolia. L'antiepica nazionale raccontata dal regista Nuri Bilge Ceylan fa della lentezza un'arte e una filosofia: saremmo in zona capolavoro, se solo il film sapesse finire come si deve
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Un crepuscolo color melanzana trascolora nella notte, confondendo le tracce di una strada campestre, lisa come una fettuccia usata. Intorno, i neri, i verdi e i blu cupi dei fogli piatti di una carta da presepio ingobbiti a simular colline. Tre auto in fila, come un bruco luminoso, inquadrano a tratti con i fanali una fontana primitiva, la rappresentazione infantile di un albero, degli spiazzi arati. A bordo, un'umanità gerarchizzata secondo l'ingenua simulazione di un'organizzazione occidentale, tipica dei periferici poveri che si sentono lontani da tutto. Poliziotti goffi, un medic
Prestata nuovamente alla regia cinematografica, Madonna mette in scena la storia d'amore in abiti regali di W.E. - Edward e Wallis. Il tentativo di attualizzarla attraverso una sottotrama ambientata ai giorni nostri sfuma in un film patinato, che eredita molte pacchianerie proprie della popstar
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Anche gli immemori del calendario non possono mancare di accorgersi che l'estate è alle porte grazie alla progressiva rarefazione dell'offerta cinematografica. Questa settimana ci si poteva consegnare allo spezzatino cubano di 7 Days in Havana o raccomandare alla Madonna con la rifrittura dei duchi di Windsor. In questo secondo caso, per male che buttasse, magari se ne poteva ricavare qualche lezioncina di trucco e parrucco, condita dalla curiosità di vedere in quale salsa fosse cucinata una vicenda che ha ossessionato e stuccato le cronache per una cinquantina d'anni. E di cu























