Brody, protagonista e produttore del film, interpreta un insegnante alle prese con una classe di irrecuperabili e con una giovanissima prostituta che ospita in casa. Visto il tema, in Detachment disillusione e retorica sono dietro l'angolo: ma tra i vari inciampi la regia di Tony Kaye riesce a imprimere una cifra personale
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Un film che per imperscrutabili vie riesce in modo sconcertante a raccontare non tanto la banalità del male, quanto la nausea del cuore a fronte della possibile inutilità del bene. E lo sconcerto nasce dall'accumulo di storie, personaggi e mezzi risaputi, alcuni dei quali in grado di stroncare qualsiasi pellicola. Siamo in una scuolaccia pubblica americana,in cui allievi adolescenti e insegnanti consunti sembrano votati alle collisioni reciproche come ai naufragi individuali. La storia è testimoniata in prima persona da un magnifico Adrien Brody che, con quell'aria sghe
Paesaggi e colori di una Turchia incantata scorrono placidi di fronte agli occhi dello spettatore di C'era una volta in Anatolia. L'antiepica nazionale raccontata dal regista Nuri Bilge Ceylan fa della lentezza un'arte e una filosofia: saremmo in zona capolavoro, se solo il film sapesse finire come si deve
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Un crepuscolo color melanzana trascolora nella notte, confondendo le tracce di una strada campestre, lisa come una fettuccia usata. Intorno, i neri, i verdi e i blu cupi dei fogli piatti di una carta da presepio ingobbiti a simular colline. Tre auto in fila, come un bruco luminoso, inquadrano a tratti con i fanali una fontana primitiva, la rappresentazione infantile di un albero, degli spiazzi arati. A bordo, un'umanità gerarchizzata secondo l'ingenua simulazione di un'organizzazione occidentale, tipica dei periferici poveri che si sentono lontani da tutto. Poliziotti goffi, un medic
Prestata nuovamente alla regia cinematografica, Madonna mette in scena la storia d'amore in abiti regali di W.E. - Edward e Wallis. Il tentativo di attualizzarla attraverso una sottotrama ambientata ai giorni nostri sfuma in un film patinato, che eredita molte pacchianerie proprie della popstar
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Anche gli immemori del calendario non possono mancare di accorgersi che l'estate è alle porte grazie alla progressiva rarefazione dell'offerta cinematografica. Questa settimana ci si poteva consegnare allo spezzatino cubano di 7 Days in Havana o raccomandare alla Madonna con la rifrittura dei duchi di Windsor. In questo secondo caso, per male che buttasse, magari se ne poteva ricavare qualche lezioncina di trucco e parrucco, condita dalla curiosità di vedere in quale salsa fosse cucinata una vicenda che ha ossessionato e stuccato le cronache per una cinquantina d'anni. E di cu
Quasi trent'anni dopo quella biografia "sovversiva" che fu Il pappagallo di Flaubert lo scrittore torna agli antichi splendori con ll senso di una fine: un altro romanzo che percorre l'esistenza, tappa per tappa, di un uomo "senza qualità", di nome Tony Webster
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Nel 1984 usciva Il pappagallo di Flaubert: un volumetto sorprendente, raffinatamente eccentrico (ma nitidamente sorvegliato e lineare, dalla prima all’ultima pagina) in cui uno studioso innamorato dello scrittore francese abbozzava una sorta di sovversiva biografia, in concorrenza, anzi, addirittura "contro" lo stesso autore del romanzo. A distanza di molti anni, Julian Barnes riscopre la stato di grazia di quel suo folgorante libro, dopo prove meno convincenti. E lo fa seguendo un percorso esattamente opposto, ossia mettendo in scena un protagonista narrante che viceve
In Cosmopolis il genio visionario di David Cronenberg si misura uno dei romanzi più duri e "difficili" dello scrittore contemporaneo americano. Rinchiuso in una limousine, un giovane miliardario (Robert Pattinson) vede il mondo crollargli addosso e non trova di meglio da fare che parlare. E parlare, parlare, parlare ancora...
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Tanto per circostanziare, ci si reca a vedere questo film come ad un incontro con due amori, di quelli che durano e non si dimenticano: il regista David Cronenberg (La mosca, Crash...) e, ancor più amato, lo scrittore Don DeLillo (non tutta la produzione, ma almeno Underworld e - soprattutto - Rumore bianco, a sua volta chiosato magistralmente da David Foster Wallace in Tennis, TV, Trigonometria, Tornado). Stabilite le coordinate ed esibite le credenziali, dimentichiamoci la trepidazione e concentriamoci sul film, che è l'incontro fra i due autori, con noi a fare da spett
Jeffrey C.Chandor redige la cronaca delle ultime ore prima del tracollo mondiale: dai palazzi di Wall Street agli interni delle banche, i titoli infetti danno inizio a un'epidemia dalle ricadute globali. Margin Call tratta una materia difficile da raccontare e da capire con piglio narrativo e didattico assieme. Consigliato
di Marinella Doriguzzi Bozzo
"La attuale maxi perdita di 2 miliardi di dollari di JP Morgan per le scommesse perse sui derivati sarebbe in realtà maggiore di un altro miliardo di dollari...". Madrid, Atene, stessa data: "File di correntisti si affrettano a ritirare i loro risparmi dalle banche", nell'illusione del si salvi chi può, già vista durante la Repubblica di Weimar. Intanto sugli schermi televisivi e sui giornali di mezzo mondo infuriano le critiche e le ricette miracolose dei tanti che ritengono di sostituirsi a Obama, alla Merkel, a Monti e altri nomi a piacere, mentre tw
In Tutti i nostri desideri il regista francese, già autore di Welcome, affronta i drammi della malattia di e della crisi economica con il personaggio di Claire, il magistrato affetto da tumore al cervello. Una film "in punta di piedi", tratto dal libro Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Non ci sono più le fiabe di una volta: quelle moderne ricalcano la realtà, smarginandone appena il perimetro lungo i confini dell'improbabile, e la smettono di terminare con il classico "...e vissero tutti felici e contenti", tanto non ci crede più nessuno. Anche i desideri sono mutati, e mescolano le eterne aspirazioni dell'uomo con le improrogabili esigenze del superfluo quotidiano, come già Epicuro, nel IV secolo avanti Cristo, concisamente annotava: "Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari,altri n&eg
Storia di un'amicizia, qualche gelato e molti fiori, scritto a quattro mani dai giovani fondatori della famosa catena, Federico Grom e Guido Martinetti, è insieme il racconto di un'idea vincente e una lezione di buona imprenditoria. Negli ultimi tempi, merce rara.
di Marinella Doriguzzi Bozzo
I gelati non mi appassionano in modo particolare, anche se quelli dell’azienda Grom sono eccellenti. E nemmeno ci commuove la tanto strombazzata venustà dei due proprietari:certo, una fisicità attraente aiuta, ma deve essere stucchevole sentirsi rivolgere continui apprezzamenti estetici mentre si è ancora bagnati del sudore di una piramide costruita a mani nude: come se la forma ingoiasse il contenuto, mentre è sempre quest’ultimo che aggiunge senso alla forma. Invece apprezziamo le storie che partono ambiziose e sommesse, con tutte le speranze al
Il film del poliedrico Lech Majewski, I colori della passione, ruota intorno all'opera del pittore fiammingo Pieter Bruegel 'il Vecchio'. Alle sue visioni si sovrappongono il punto di vista del committente e quello degli stessi protagonisti del dipinto La salita al calvario. Mai come in questo caso, un film da...vedere
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Vienna, Kunsthistorisches Museum: La salita al Calvario di Pieter Bruegel il Vecchio (1564) è esposta accanto alla Grande torre di Babele (1563). Tra i due quadri un solo anno di differenza, eppure La salita al Calvario già comincia a lasciare dietro di sè lo spirito ora umile e giocoso, ora boschianamente allucinato e retorico del grande fiammingo, per preludere alla allegoria disperata de I ciechi, sua ultima opera (1568). Ne La salita al Calvario, solo il gruppo di Maria e delle pie donne in basso sulla destra indossa gli abiti dell'iconografia. Il res
Lo sberleffo di un genio che la storia del cinema ha già passato agli annali o l'ennesima riprova che i tempi d'oro di Manhattan, Io e Annie (ma anche Matchpoint) sono ormai un lontano ricordo? Un'ipotetica coppia di spettatori dialoga e si confronta sull'ultima, affollatissima fatica del regista newyorkese, To Rome with love
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Lei: Ma ti rendi conto che ormai andare a vedere Woody Allen sta diventando una sorta di triste rituale prossimo al necrologio anticipato, fra delusioni e rimpianti? Tutte le volte sperando di ritrovare almeno qualcuno degli elementi che ce l'hanno reso caro, o magari degli spunti diversi, ma comunque suoi? Che poi - a parte l'eccezione di Midnight in Paris con una ideuccia golosa che comunque non bastava ad animare la raccolta di cartoline - sempre più spesso ci si ritrova di fronte a location famose e basta? Quasi un pretesto per farsi un tour europeo con la famiglia, maga
Sceglie la forma realistico-documentaristica Daniele Vicari per raccontare ciò che accadde ormai dieci anni fa, tra la scuola e la caserma Bolzaneto, ai manifestanti scesi in piazza a Genova. Un film crudo e forse perfettibile per una testimonianza civile fondamentale
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Si era a metà dell’estate, undici anni fa. Gli amici genovesi telefonavano in continuazione per aggiornarci: prima preoccupati, poi sdegnati, infine orripilati. Carlo Giuliani era già morto davanti alla chiesa del Rimedio in quella Piazza Alimonda in seguito cantata da Guccini, e i tafferugli continuavano in una delle città logisticamente meno adatte ad ospitare un G8 preannunciato come altamente problematico. Per fortuna Silvio Berlusconi (nel personale sopralluogo di due settimane prima) ne aveva compreso la complessità, disponendo il colore degli addobbi e
Nostalgia della nostalgia, quella vissuta del gruppo di protagonisti in Piccole bugie fra amici di Guillaume Canet. Un altro esempio della rinnovata commedia francese che ricorda da vicino la pellicola di Kasdan per tematiche, atmosfere e vocazione generazionale. Una generazione di spettatori, che sempre di più, sembra vivere di memorie
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Due domande oziose: ci sarebbe stato l’Orlando furioso senza i poemi epici cavallereschi? E un bugiardo compulsivo nel deserto può ancora definirsi tale, visto che non ha modo di mentire a nessuno? Le risposte (altrettanto oziose) evidenziano come una qualsivoglia opera viva anche in funzione del suo rapporto di continuità o discontinuità rispetto al passato e come un giudizio, per essere tale, debba sempre affrontare la categoria della relatività. In Piccole bugie fra amici il legame con il passato è riferito sfacciatamente a Il grande freddo di Kasdan
Da Shakespeare in Love agli amori senili che animano Marigold Hotel il regista John Madden sembra aver trovato nella Gran Bretagna -di tutte le epoche- la formula per il successo al botteghino. Qui lo troviamo alla guida di un cast di vecchie glorie, a diluire spunti validi in un'opera fin troppo ammiccante, segno che nemmeno la prassi Hollywoodiana è immune all'invecchiamento
di Marinella Doriguzzi Bozzo
In fila alla cassa incontriamo per la seconda volta la pantera grigia adusa a chiedere una riduzione "over senior", fantasioso mascheramento dell'impronunciabile parola "anziano". Sicchè, dopo la pressante offerta di preparati adesivi per dentiere, apparecchi per deboli d'udito, pannoloni profumati per apprendisti incontinenti, anche il cinema ha scoperto un'appetibile fascia di consumatori. I quali, invece di meditare o di accudir nipoti, si danno ai rigurgiti dell'affrancamento, anche se impolverati,imbottiti, e muniti di protesi varie. E non è tanto la vita
La morte non c'è perchè l'attivista e premio Nobel Aung San Suu Kyi è un personaggio quantomai contemporaneo. La vita, invece, si vede tutta, e Luc Besson la snocciola fatto dopo fatto, dalla morte del padre vissuta in tenera età fino alla vittoria alle elezioni birmane. Mancano i miracoli, quelli di una regia fin troppo timida nell'interpretare
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Birmania, 1947: un giovane padre racconta alla sua bambina di due anni la favola di un asiatico paese dell'oro, ben diverso da quello che lo vede fautore del ritorno degli inglesi, dopo l'invasione dei giapponesi. Prima di lasciarla per andare incontro al suo assassino, il generale Aung San le affonda un'orchidea fra i capelli, segnandone così il destino. Nel 1988, più di quarant'anni dopo, sposata ad un professore inglese e madre a sua volta di due figli,quella stessa orfana fa ritorno nel suo paese per accudire la madre malata. Dopo l'eredità morale del padre, la
L'aspirante attore Pietro vive in una casa dove una defunta compagnia degli anni '40 si dà appuntamento per provare. In Magnifica presenza Ozpetek parla di solitudine e di moltitudine, e dipinge il ritratto di un uomo solo circondato dai suoi fantasmi. Niente di paranormale, tutto molto umano
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Fingere vuol dire etimologicamente foggiare, nel senso primo di toccare, palpare; poi, per traslato, plasmare, rappresentare qualche cosa sotto una forma: da cui, per successiva metafora, anche il concetto di immaginare, di simulare. In Magnifica presenza il regista Ozpetek sembra voler declinare tutte le potenzialità significanti del verbo, riuscendo con mano affettuosa a modellare un racconto in grado di temperare il tragico con il bonario, il dolente con l’ironico, la contemporaneità quotidiana con la Storia. Usa garbatamente quell’afflato espansivo che trascorre i






















