L'amore fatale fra diva sciantosa e rispettivo gorilla con passato burrascoso alle spalle. Nella sua opera da regista, William Bonahan (già sceneggiatore per Scorsese) cede alle tentazioni da cinefilo e passa in rassegna Viale del tramonto, Notting Hill, Sogni e delitti...manca giusto un po' di inventiva
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Secondo voi, che cosa fanno nella stessa pellicola Colin Farrel e Keyra Knightley? La risposta è ovvia, ma non siamo dalle parti di Notting Hill (1999) in cui un giovane nessuno entrava nelle grazie della grande attrice assediata dalla sua stessa popolarità e braccata dai fotografi. L’accoppiata di ruoli è la stessa, ma qui passa un'ora prima che lei dica a lui, con una smorfietta Chanel ”Che cosa saresti disposto a fare per me?” e che lui, con un’aria da caciocavallo, risponda “Tutto”. Perchè là l'amore era centrale e da c
Il settantacinquenne cineasta greco è di ritorno con un confuso melodramma metacinematografico che attraversa mezzo secolo di storia. Appropriatamente intitolato La polvere del tempo, il secondo capitolo della trilogia sulla memoria rimanda ai famosi "mattoni" da cineforum anni settanta
di Marinella Doriguzzi Bozzo
L’ingresso di Cinecittà come una paninoteca di periferia, una voce fuori campo (segnale quasi sempre infaustissimo) che declina ovvietà da cartigli dei Baci Perugina sullo scorrere del tempo, mentre bastava citare Cioran ( “la sola funzione della memoria è di aiutarci a rimpiangere”) e si faceva miglior figura. Eppoi un regista, protagonista filmico sempre pericoloso, e l’avvio di un’altra storia di guerra e d’amore, ambientata nel 1943. Così che lo spettatore comprende da subito di doversi arrabattare su più piani par
Prende il titolo dalla vecchia altalena "calcinculo" il nuovo film di Danis Tanovic. L'autore di No man's land guarda alla Jugoslavia del 1991: i ritorni, le partenze e i piccoli avvenimenti che animano la quotidianità di un paesino, poco dopo che il muro è caduto, poco prima che la inizi guerra
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Finalmente una pellicola che ha una vicenda piena e compiuta da raccontare, e lo sa fare bene, con i ritmi e i dettagli giusti, riadattando un impianto classico alla realtà quotidiana di vite ordinarie, in prossimità del precipitare della Storia. Siamo in Erzegovina, nel 1991, dopo la caduta del muro di Berlino che segnerà la fine del comunismo, preparando la Jugoslavia del dopo Tito alla guerra fratricida fra Serbi, Croati, Sloveni e Macedoni. Su una Mercedes rossa, sfolgorante di cromature, torna al villaggio nativo lo spregiudicato e maturo Divko, sin
Mel Gibson interpreta l'amministratore di un'azienda produttrice di giocattoli che, nel tentativo di guarire dalla depressione, delega le responsabilità a un castoro di peluche. Un soggetto originale per la Jodie Foster regista, che però non dirige con la solita partecipazione
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Jodie Foster è una brava attrice, di una bellezza affilata, intelligente e non convenzionale, e forse una ancor migliore regista, attenta indagatrice delle dinamiche affettive, nello specifico di quelle famigliari come ne Il mio piccolo genio (1991) e A casa per le vacanze (1995). In questo suo quarto film, presentato fuori concorso al festival di Cannes, ribadisce il nucleo di interessi portati avanti da sempre, con un doppio atto di coraggio: quello di mettere in scena il connubio fra un uomo ed un pupazzo, facendoli parlare ed agire in contemporanea, e quello di
Applaudito e fischiato durante la proiezione del festival di Cannes in corso, The tree of life è l'opera "totale" del misticheggiante cineasta. Si parte da una famiglia americana degli anni '50 per approdare a una parentesi sulla cosmogonia: una summa di splendore e banalità che inibisce ogni tipo di giudizio
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Il Signore dà, il Signore toglie, siamo tutti solo di passaggio, eccetera, eccetera... Si potrebbe essere dalle parti della Bibbia, con il pluricitato libro di Giobbe, così come presso il vicino di casa, che si conduole con frasi fatte, imbarazzato per il nostro dolore. Ma non si tratta di fede o di agnosticismo, bensì di una sorta di panteismo naturalistico che accompagna con una mistica voce fuori campo tutta la (terribile) durata del film. Per chi non ama i reading tanto di moda, finisce per suonare come lo stridore del gesso sulla lavagna. Perché il regi
Muscoloso eroe ispanoamericano, cerca vendetta contro il temibile boss della droga Torres. L'ultima fatica di Robert Rodriguez è, neanche a dirlo, un polpettone che inneggia al pulp e ai b-movies, tra fiumi di salsa di pomodoro e utensili da cucina che diventano armi mortali
di Marinella Doriguzzi Bozzo
La scritta arancione MESSICO grandeggia su una pista color sugo carne. La percorrono in macchina l’eroe del film, più butterato di un Cassano anabolizzato in Hulk (Danny Trejo) e un altro agente federale messicano, vittima designata (e la mamma, da casa, si sarà certamente dispiaciuta, dopo tanti sacrifici, di una comparsata così breve). I due sono diretti alla controversa cattura del supermafioso messicano Torres, interpretato da uno Steven Seagal ulteriormente dilatato dalla senilità, che nel frattempo gli stermina la famiglia fra un rotolar d
Duncan Jones, figlio di David Bowie, gira un thriller tra fantascienza e psicologia. A un capitano militare viene chiesto di entrare negli ultimi otto minuti di vita della vittima di un attentato ferroviario già avvenuto, per poter riconoscere il terrorista
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Meno male che, in tempi di sfacciati nepotismi e di delfini che si trasformano in trote, il concetto di ereditarietà dinastica inadeguata non tocca Duncan Jones, figlio quarantenne di David Bowie. Che riesce a dirigere con dignità un film dissimilissimo da quello a suo tempo interpretato dal carismatico padre (L’uomo che cadde sulla terra, 1976) e tuttavia apparentabile almeno in termini di genere, trattandosi in entrambi i casi di una fantascienza di dolente e umanissimo valore. Le prime scene si aprono ariose su una Chigago di fotogenia ammaliante,
Il conflitto è quello in Iraq, il protagonista un mercenario, Frankie, che laggiù ci ha perso un vecchio amico. Diviso tra sensi di colpa e volontà di fare chiarezza, cercherà di portare a galla L'altra verità. Il più politico dei cineasti britannici tenta la carta del thriller bellico: ma stavolta le buone intenzioni non bastano a fare il film
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Liverpool: un fiume che va e che viene… no, un battello che va e che viene per tutta la durata del film. Sopra, due ragazzini che sognano di espatriare. Qualche battello dopo, la vita li porterà in Iraq come mercenari, o, per meglio dire, contractors superpagati per proteggere le vite dei civili che contano. Uno dei due tornerà indietro in una bara, sfigurato da un incidente a Baghdad, sulla tristemente famosa Irish Route, che unisce la città all'aeroporto. I superstiti non si danno pace circa la scarsa chiarezza della sua fine e con qualche misterioso indizio spars
Come nei film di supereroi c'è uno (scrittore) sfigato che finisce per avere i superpoteri. E come in Matrix c'è questa pasticca (Nzt) che trasfigura la realtà in un concentrato di adrenalina ed effetti speciali. Ma la regia di Neil Burger (The illusionist) mescola troppi generi, dalla fantascienza al thriller passando per la riflessione socio-filosofica
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Nzt. Non è un diniego giapponese, o una zona a traffico limitato, ma il nome di una pillola trasparente, che sembra un occhietto disseccato, e potenzia le facoltà del cervello, modulandole sulle caratteristiche intellettive dei singoli individui, generando una concorrenza sleale fra chi la usa e chi no. Perché chi la trangugia può finalmente soddisfare il delirio di onnipotenza che cova comunque, anche nei più miti. Compreso lo spettatore, che ne viene in qualche modo contagiato (ma solo dal punto di vista della mera eccitazione, s’intende, che
Ben Stiller presta il volto a un simpatico fannullone, che all'età di quarant'anni suonati approfitta dell'assenza del fratello per sistemarsi a casa sua. Dal suo maestro e collaboratore Wes Anderson, Noah Baumbach eredita la passione per i bamboccioni fuori tempo massimo
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Ma chi è questo adolescente quarantunenne che imperversa cazzeggiando per tutta la pellicola, che ad averlo vicino di casa ce la si darebbe a gambe nottetempo, abbandonando ori, incensi e arredi, e persino l’orsetto ascellare di peluche? Tranquilli: si chiama Roger Greenberg e vive lontano. Più precisamente, si è trasferito da Los Angeles a New York e ora approfitta della vacanza-lavoro di suo fratello e della famiglia in Vietnam - corsi e ricorsi della storia Usa - per ritornare e stanziarsi nella loro villa, prendendosi una pausa sabbatica dal niente che ha combina
Nemmeno al recensore fifone. Che dopo l'atteso The ward continua a dormire sonni tranquilli, nonostante il mostro che fa sparire le belle ragazze di un ospedale psichiatrico
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Che cosa c'è di peggio della paura? Probabilmente la paura di aver paura. Con questo stato d'animo, l'eroico recensore - concettualmente favorevole al genere horror, ma contrarissimo a praticarlo dal vivo per biechi motivi di codardia coronarica - si è immolato a beneficio dei suoi numerosissimi fan, assistendo al ritorno sugli schermi del maestro John Carpenter, ormai silente da una decina d'anni. Previo acquisto di una chilata di farmaci vari, fra ansiolitici da trangugiare durante la visione e sonniferi per le visioni ex post. Per intenderci, quelle che magari assalgono quando
Un college isolato dal resto del mondo crescono dei ragazzini clonati, destinati fin dalla nascita a fornire "pezzi di ricambio" ai loro coetanei. Lo sceneggiatore di The Millionaire Mark Romanek traduce per il grande schermo il romanzo dello scrittore giapponese: ma il risultato è fin troppo fedele all'originale
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Da If (1968) a Another country (1984), tanto per citare i primi titoli che ci vengono in mente, l’Inghilterra è di diritto la patria dei collegi cinematografici. Qui siamo nell'imponente residenza di Hailsham: i ragazzi, colti nell’età magica tra le ultime levigatezze dell’infanzia e l’affacciarsi dell’adolescenza, sono tutti belli e curatissimi. Serpeggiano le affinità elettive, che poi diverrano turbamenti e amori, con l’ancoraggio indissolubile delle prime esperienze complici a unire asimmetricamente Kathy, Tommy e Ruth. Ma la
Il film più applaudito all'ultima Mostra di Venezia, esordio in regia della grande attrice svedese Pernilla August, abbina i due leit motiv della stagione: morte e famiglie disastrate. Il risultato non è dei più felici, nemmeno dal punto di vista artistico
di Marinella Doriguzzi Bozzo
“Paradiso: pace e serenità; Gruppo: persone che stanno insieme; Spettatore: individuo che guarda”. E’ il piccolo, privato dizionario esplicativo-compensativo di una dodicenne, da cui già si arguisce che stiamo andando a parare male, anzi malissimo. L’incantevole tregua di Rango è durata poco. E non è che ce le andiamo a cercare. Salvo eccezioni, i temi più gettonati in questa stagione cinematografica 2010/2011 sono stati le famiglie/famigliacce e la morte. In questo caso - buon peso con sconto per comitive - tutte e due insieme. Ma bis
Il camaleonte pistolero doppiato da Johnny Depp è alla ricerca di un'identità. La troverà uscito dalla propria gabbia, sui sentieri dell selvaggio West. Gore Verbinski (Pirati dei Caraibi) dirige un cartoon rivoluzionario, fedele alla lezione di Sergio Leone e dei maestri del genere
di Marinella Doriguzzi Bozzo
“Nessuno può uscire dalla propria storia”. Dopo "Era una notte buia e tempestosa", la frase potrebbe appartenere a un nuovo tormentone letterario di Snoopy. Invece siamo dalle parti di Pirandello, con un attore in cerca di un personaggio; o, per meglio dire, di un camaleonte in cerca di un’identità. Sì, perché Rango, rettile squamato con una camicina hawaiiana pendente dalle spallucce, prova magniloquente una serie di parti, complici una palma così attonita da sembrare disegnata, un rottame di bambola nel ruolo dell’amorosa,
Il sottotitolo è Senza identità. In realtà il thriller di Jaume Collet-Serra è un tipico caso di identità multipla, per il modo in cui mette insieme classici e meno classici del cinema di suspence: da Hitchcock a Polanski, mantenendo alti ritmo e intelligenza
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Una bella coppia americana, la manina bionda di lei quasi persa nella manona di lui, un arrivo a Berlino, un congresso internazionale sulle biotecnologie, una valigetta smarrita... Siamo dalle parti di Frantic di Roman Polanski(1988) che a sua volta parafrasava Hitchcock; non a caso ci sono abbondanti rimescolamenti direttamente attinti dal maestro stesso (Il sipario strappato, 1966) nonché reminiscenze del precedente film di Mark Robson, Intrigo a Stoccolma (1963). Tutti lontani nel tempo, ma noti comunque perché ancora oggi cavalli di battaglia di alcuni sonnacchiosi circu























