L'antica reggia dei sultani a Granada è un tripudio di colori e arabeschi, oggetto di ispirazione per artisti come Escher e Matisse. Ma quanto c'è di originale e quanto di finto nell'arte del luogo? E che ne sa il turista di passaggio?
di Chiara Di Stefano
La reggia dell'Alhambra, sede di alcuni sultani prima e di Carlo V poi, si staglia sulla città di Granada come un nido d'aquila su una montagna. Arroccata a difesa della cittadina spagnola, la reggia, o meglio, le regge, nascono come sedi di potere e di controllo. Celebre per le tassellature e gli stucchi che hanno affascinato artisti come Escher e Matisse, l'Alhambra risulta essere un sapiente impasto, un bric-à-brac di realtà e finzione. I mosaici e le travi che vediamo attraversando gli ampi saloni sono il frutto di una costante opera di restauro. La stessa font
Tempo di visita calcolato, nove ore. Per chiudere il nostro speciale a puntate sulla mostra evento veneziana vi facciamo da guide in un tour breve e a prova di neofita. I padiglioni con le opere più interessanti: Arabia, Stati Uniti, Danimarca... un giro del mondo (dell'arte) in una giornata
di Chiara Di Stefano
Il profano che intende accingersi alla visita della Biennale di Venezia in un giorno solo ha necessariamente bisogno di qualche indicazione per evitare di perdersi tra i percorsi che attraversano Giardini ed Arsenale. Dunque, con un esplicito omaggio allo stile del Gazzettino delle Arti, celebre inserto del Gazzettino degli anni '60, guidiamo il visitatore in un percorso veloce e divertente. Si parte dai Giardini, sede regina dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e puntiamo dritti sul viale alberato che culmina nel Padiglione Inglese. Cominciamo a destra co
Anticipato da discussioni, polemiche, dimissioni presentate e poi ritirate, approda alla Biennale L'arte non è cosa nostra, la mostra curata dal famoso critico. Le opere di più di duemila artisti "raccomandati" da nomi noti della cultura vengono esposte nel Padiglione Italia. Più che un'esposizione, un'esibizione: imbarazzante ma da vedere.
di Chiara Di Stefano
Durante i tre giorni di apertura della Biennale alla stampa sono tornata più volte nel Padiglione Italia e ne ho constatato l’evoluzione dell’allestimento, dall’1 al 3 giugno quando ha trovato la sua forma definitiva. La sensazione che si è manifestata, fin dal primo giorno, è stata di caos. Non parlo del caos ordinato che avvolgeva gli altri padiglioni in rifinitura, mi riferisco a quel caos che ci troviamo di fronte la mattina dei saldi di fine stagione, di capi sparsi ovunque nell’attesa che il pubblico si avventi su di loro. L'appar
Il nostro resoconto sulla mostra d'arte di Venezia parte da ILLUMInazioni, la rassegna curata da Bice Curigher dove i "lumi", dipinti o intellettuali, fanno da protagonisti. I riflettori si accendono sulle tele di Tintoretto e i piccioni di Cattelan, in uno spazio espositivo non sempre agevole per i visitatori
di Chiara Di Stefano
Nelle intenzioni della curatrice svizzera Bice Curigher, la luce doveva essere la protagonista di questa mostra che si svolge tra la sede dell’ex Padiglione Italia - ora Palazzo delle Esposizioni - e i Giardini. Pensando che la luce nell’arte si manifesta per la prima volta con Tintoretto si è deciso di piazzare tre ampi teleri del celebre pittore veneziano proprio nel salone centrale della Biennale. Segnatamente la scelta è caduta su alcune opere fragilissime come Il trafugamento del corpo di San Marco, L’ultima cena e La creazione degli anima
In piena rivoluzione industriale gli inglesi Preraffaelliti videro nei lavori dei nostri pittori preaccademici un esempio di arte che mette l'emozione prima della regola. La mostra alla GNAM di Roma è dedicata a loro, agli italiani che li hanno ispirati e a quelli che ne furono influenzati
di Chiara Di Stefano
Il movimento Pre-Raffaellita può essere inserito sotto il cappello del simbolismo e sorge attorno al 1850 in Inghilterra sulla scia di una fascinazione di alcuni artisti inglesi per l’arte italiana prima di Raffaello. Il motivo per il quale Raffaello è preso come terminus ante quem lo spiegava bene il compianto professor Luigi Spezzaferro che amava definire l’artista come “un simpatico truffaldino”, qualcuno che aveva ingannato la bellezza e l’aveva resa schiava al suo servizio. Nell’arte di Raffaello infatti non c’è sp
La nuova mostra di Goldin espone le opere meno note dell'artista, indagando la sua ossessione per la figura femminile e il suo periodo post simbolista. Intorno, una carrellata di autori meno noti e paesaggi che trasudano angoscia
di Chiara Di Stefano
Quando ci si pone nell’ottica di visitare una mostra organizzata da Linea d’Ombra si ha sempre il fondato sospetto di partecipare ad una sorta di rito collettivo, un poco come portare la nipotina dodicenne a vedere il cinepanettone di turno: non ci invoglia ma va fatto, perchè nel bene o nel male tutti ne parleranno. La mostra Munch e lo spirito del Nord ha attirato folle interessate a vedere le opere del celebre artista scandinavo, e in effetti una bella selezione dell'artista de L'Urlo, alla fine del percorso, fa da contrappunto a tutta l’arte
Il nuovo museo a cielo aperto di Pordenone rende omaggio al pittore che fu compagno di strada (e in un certo senso maestro) di Guttuso e Capogrossi. Dagli anni passati a Roma al soggiorno forzato con i surrealisti americani, un percorso lungo mezzo secolo articolato su quattro piani
di Chiara Di Stefano
Capita raramente nel piovoso Friuli di trovare una giornata di sole in pieno inverno, ma il giorno della mia visita al PArCO (Pordenone Arte Contemporanea) c'erano dodici gradi e un sole accogliente. La giornata ideale per visitare un museo integrato nel parco pubblico della città, messo a nuovo e cosparso di rose per un progetto (MIRA) a metà tra l’arte pubblica e l’architettura di paesaggio che vedrà il suo fulgore in maggio. Un po' museo austriaco, un po' parco inglese, questa struttura sembra avere le premesse giuste per diventare un
Nel Nuovo museo delle arti e delle tradizioni popolari tecnologie all'avanguardia raccontano la storia contadina del Friuli
di Chiara Di Stefano
La necessità di mantenere intatte le radici e tramandare le tradizioni è più forte in Friuli che in altre terre. Il nuovo museo etnografico di Udine parla di una storia fatta di sudore e di fatica, lacrime e sangue di un popolo di migranti, andato a cercar fortuna in terre lontane ma sempre legato alla tiere, alla terra natia, con il suo carico di pesante memoria. Così ci riuniamo attorno al fuoco di questa cultura millenaria, nella prima sala di un bel complesso museale appena restaurato e curatissimo: sono esposti oggetti e memorabilia, maschere del c
Con sguardo immune da giudizi storici, la fondazione Guggenheim di New York allestisce una mostra sull'estetica italiana e europea dopo le avanguardie storiche. Chaos and Classicism testimonia quel "ritorno all'ordine" e al rigore formale che precede un ventennio di dittatura
di Chiara Di Stefano
A distanza di quasi novant'anni dal suo avvento, in Italia ancora non si riesce a parlare serenamente di fascismo e alcuni artisti sono rimasti assenti fino a oggi dai manuali proprio perché fascisti dichiarati: bisognava andare al Guggenheim di New York per farsi spiegare cos’è stato il Ventennio per l’arte, in Italia e nel resto d'Europa. La mostra al Solomon Guggenheim di New York è una strana sorpresa. Non trovandoci proprio nel giardino di casa non ci si aspettava di vedere esposti sulla celebre rampa “di garage” una selezione di ar
Addio alle planimetrie e ai progetti su carta: alla XII edizione Biennale i padiglioni delle varie nazioni hanno indetto la gara a chi "lo fa più strano", e le archistar giocano a fare gli artisti concettuali
di Chiara Di Stefano
Il lungo percorso comincia all’Arsenale. Lo spazio centrale curato quest’anno dall’architetto Kazuyo Sejima appare lontano dall’idea che i profani possono essersi fatti della Biennale di Architettura. Una sensazione di già visto non appena si palesa di fronte il neon di ingresso, troppo simile a quello di una delle passate biennali di arti visive. Passata un’ampia stanza allestita in modo scarno e sbarrata da un enorme monolite ci si ritrova a passeggiare per i corridoi, pensando di lì a poco di trovarsi faccia a faccia con q
Per la manifestazione Udine in Bianco e Nero il capoluogo friulano espone i lavori dell'incisore e dei due fotografi in centro città, a pochi metri l'uno dall'altro. Nomi d'importanza mondiale per un'organizzazione un po' provinciale
di Chiara Di Stefano
Maurits Cornelis Escher, Henri Cartier-Bresson e Helmut Newton accomunati dalla loro passione per la bicromia sono stati riuniti nella rassegna Bianco e Nero. Anche se l’iniziativa propone opere degne di una grande città europea la realizzazione non ha nulla di cosmopolita e riflette tutto il limite del provincialismo. Tutte e tre le mostre si trovano nel raggio di cinquecento metri nel centro di Udine e possono essere visitate in un pomeriggio. La mostra di M.C. Escher si trova nella futura sede della Galleria di Arte Moderna, uno spazio accattivante, estremamente lu
Mentre sul Lido approdano artisti e star da ogni parte del mondo, al Museo Correr il tappeto rosso è tutto per il secolare concittadino. Nelle sue tele sono le lavandaie e i commercianti a fare passerella, senza però rinunciare a quel tocco di internazionalità che da sempre contraddisgue la laguna
di Chiara Di Stefano
Dopo quasi un secolo Giacomo Favretto (1849-1887) è omaggiato di una rassegna personale nella sua città natale. La mostra propone lavori che coprono tutta la produzione artistica del maestro veneziano: nel percorso museale (funestato dalla solita pessima illuminazione che non lascia apprezzare le opere e si riflette sugli olii lucidi delle tele) si riesce a percepire in pieno la maturazione dell’artista, sovente messo a confronto con colleghi veneziani celebri come Guglielmo Ciardi ed Ettore Tito. Il lavoro di Favretto si agita tra le molte anime dell’arte italia
Il grande pittore italiano e la scultrice da poco scomparsa: due percorsi che non si sono mai incontrati, almeno fino a questa doppia esposizione a Venezia. Un'occasione per scoprire sotterranee affinità
di Chiara Di Stefano
Quando mi è arrivato l’invito per la mostra Bourgeois-Vedova, ho pensato che fosse la solita mostra-pretesto per rispolverare l’abbastanza nuovo e semovente ambiente di Renzo Piano allestito per la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, che molte polemiche aveva destato sulla sicurezza e sulla bontà di fruizione. Le mostre invece sono due, distinte non solo nei titoli (Bourgeois - The Fabric Works e Vedova – Sculture) ma anche negli spazi. Per l’occasione è stato infatti inaugurato il nuovo spazio dell’Atelier Vedova, situat
Il più quotato fra gli artisti viventi approda in Laguna per l'esposizione Death in Venice: sono presenti all'appello crocifissi, tele gotiche, teschi indiamantati e ogni possibile variazione sul tema del memento mori. Quel che manca, forse, è un po' di novità
di Chiara Di Stefano
Damien Hirst, l’artista vivente più caro del mondo, è esploso negli Anni Novanta al seguito degli Young British Artists e del gallerista Charles Saachi ed è celebre per la sua controversa interpretazione del sempiterno tema del memento mori. Hirst ci ha abituati allo scandalo con i suoi animali conservati in formaldeide e con l’utilizzo di scheletri (Where Are We Going? 2000-2004) e infine con teschi umani tempestati di diamanti: For the Love of God, 2007 è stata l’opera più costosa di sempre messa all’asta e andata deserta cos
La mostra si intitola Gli anni di Venezia, ma passa dal realismo classico alle sperimetazioni romantiche, attraversando simbolismo e fauvismo. Tutte le anime di un pittore ingiustamente identificato con il fascismo
di Chiara Di Stefano
La sempre affascinante sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti fa da cornice ad un’altra mostra a tema veneziano. Felice Carena e gli anni di Venezia promette un’antologica del pittore italiano con particolare riferimento agli ultimi anni della sua vita, trascorsi dopo la fine della guerra e l’esilio intellettuale nella città lagunare. L’opera di Carena (Torino, 1879 – Venezia, 1966) non è notissima ai più se non sotto il cartellino di Novecento: la mostra invece si rivela un utile compendio di S




















