S'intitola proprio Res Nova il secondo disco da bandleader del sassofonista Mattia Cingalini e si propone, per l'appunto, di battere sentieri ancora inesplorati. Una suite in sette parti che dalle radici bop progredisce fino a lambire l'Europa classica. Niente male per un ventunenne!
di Marco Buttafuoco
ll suo primo disco da leader, Arriving soon, inciso con musicisti del calibro di Fabrizio Bosso e Tullio de Piscopo ha sfondato sul mercato giapponese. Nel paese del Sol Levante, dove il jazz è da sempre un culto, Mattia Cigalini è una star. A poca distanza da quel fortunato esordio il sassofonista piacentino fa uscire ora questo Res Nova, che già dal titolo racconta dell’ambizione di raccontare qualcosa di inedito nell’affollatissimo ma spesso piatto panorama jazzistico nazionale. Se Arriving Soon attingeva alla tradizione vasta dell’hard bop, Re
E' entrato in studio con qualche appunto appena buttato giù e dei manuali sulla pittura contemporanea. Ne è uscito con un disco, A dawn will come, che al di là delle sue ispirazioni, non suona nè "astratto" nè eccessivamente avanguardista, ma anzi richiama lo spirito del blues e quello di Thelonius Monk
di Marco Buttafuoco
Per incidere questo suo ultimo lavoro in solitaria, Umberto Petrin ha seguito una strada molto suggestiva, entrando in sala d’incisione con alcune idee appuntate sommariamente. Nello studio c’erano libri d’arte contemporanea (il pianista di Broni ne è un grande appassionato e conoscitore) che dovevano servirgli a catturare idee ed ispirazione per il suo lavoro musicale. Improvvisazione quasi pura, quindi, basata sulle suggestioni delle immagini di alcuni fra i pittori ed i performers più radicali come Joseph Beuys, Bill Viola, Marina Abramovic, Brice Marden. &n
La storiografia della musica afroamericana conta ormai un numero infinito di pubblicazioni, tra manuali e biografie. Per questo è interessante la "terza via" proposta da Franco Bergoglio (giornalista per Il Manifesto) nel suo Magazzino Jazz, una raccolta di articoli che raccontano la sua storia intrecciata a quelle delle altre arti
di Marco Buttafuoco
Dice Vittorio Giacopini, nella prefazione del suo bel romanzo Il ladro di suoni (da noi recensito qui) che la storia del jazz, almeno a livello biografico, non ha più molto da dare. "Sappiamo tutte le storie ed i fatti, le circostanze narrate e rinarrate diecimila volte …Le vite dei jazzisti sono come le vite dei santi: agiografia. Puoi trovare errori, buchi, imprecisioni: difficile imbattersi una vera sorpresa o nel brivido di un imprevisto sconcertante". In altre parole pare davvero molto difficile avere qualcosa di nuovo da raccontare. Anche la
In tempi di tagli alla cultura, c'è anche chi riesce a fare di necessità virtù: l'orchestra fondata da Pino Minafra, sempre poco apprezzata in patria, festeggia vent'anni di attività "in bilico" tra jazz, tradizione colta e popolare. L'ultimo Totally gone, ce li restituisce un po' più italian e un po' meno instabili del solito
di Marco Buttafuoco
“L’idea - dice Pino Minafra, fondatore della Italian Instabile Orchestra – era di mettere insieme alcuni dei più creativi musicisti italiani, personalità che avessero nello stesso tempo una cifra stilistica originale e la capacità di elaborare un nuovo linguaggio nel rispetto delle nostre tradizioni e dell’attualità. Un pool di musicisti capaci di avere una sana distanza dal linguaggio americano a cui dovevamo rispondere per difendere le nostre identità e la nostra storia“. Quell’idea non è invecchiata. Eppure sono p
Nel caotico e sovraffollato panorama odierno, il vecchio maestro del pianoforte sa ancora come dare la rotta. Il nuovo album del suo quartetto, Sorapis, mette insieme tradizione e avanguardia riuscendo a suonare al tempo stesso destabilizzante e rassicurante
di Marco Buttafuoco
Molti appassionati di jazz vivono questi anni con un certo senso di disorientamento. Certo, l’offerta è ricca, fin quasi debordante e mai forse la musica afro-americana è stata tanto praticata. Ogni anno solo in Italia escono centinaia di dischi. I festival, pur in presenza di una feroce crisi economica, continuano ad essere programmati un po’ dappertutto. Tempi felici, all’apparenza. In realtà il panorama musicale è abbastanza piatto. Proposte artistiche nuove ce ne sono davvero poche e nella produzione discografica predomina un mainstream ch
Stefano Pastor e Kash Killion, un violino e un violoncello che sembrano sax e conttrabbasso. In Bows percorrono i sentieri dell'improvvisazione fino a riscoprire il segreto della musica degli schiavi neri. Quello che Duke Ellington definiva "il suono viola"
di Marco Buttafuoco
All’origine era l’Africa e quel suono che Duke Ellington chiamò "suono viola". Vago, indistinto, aspro all’orecchio occidentale, che è abituato a tonalità definite: “Una nota non è mai attaccata direttamente, ma lo strumento e la voce le si avvicinano dall’alto o dal basso, giocano intorno alla sua altezza senza mai soffermarvisi, e se ne staccano lasciandola in tutta la sua ambiguità. Il timbro è velato, parafrasato, tramite mutevoli vibrati, tremolii ed effetti armonici” (Amiri Baraka, Il popolo del Blues
In The we way talk il fisarmonicista Simone Zanchini e il chitarrista Ratko Zjaca guidano un complesso jazz cosmopolita, combattuto fra tradizione e sperimentazione. Tutti musicisti di grande qualità, ma in quanto a fantasia e inventiva, il nostro connazionale parla un'altra lingua
di Marco Buttafuoco
Better alone, recitava il titolo di un disco che il fisarmonicista Simone Zanchini fece uscire nel 2009. Un cd in solitaria con lo stralunato supporto di effetti elettronici e di una segreteria telefonica. Non era un atteggiamento narcisistico, il suo, ma la consapevolezza che certi sentieri accidentati della sperimentazione è bene percorrerli in solitudine. In questo The way we talk, l’esploratore di nuovi suoni, lo spericolato pioniere dell’incontro fra fisa e musica contemporanea, torna su sentieri più conosciuti: quelli del mainstream jazzistico, del be bop i
Ultimi dell'anno: tempo di tirare le somme prima del conto alla rovescia. Giudizio Universale si sottrae al gioco ritrito dei voti e delle pagelle finali e va a scovare per voi tutte quello che le top ten - di critica o di vendita - non vi raccontano
di Dario De Marco
Le classifiche di fine anno sono un genere tanto vituperato quanto intramontabile: e fa ridere che ad averle mutuate dai vecchi giornali cartacei (matusa!), traghettandole nel mondo duepuntozero siano stati proprio i ggiovani e iconoclasti blogger, che il giornalismo tradizionale si propongono di abbattere, a colpi di post e retweet. Per cui noi, che non siamo né l'uno né l'altro, evitiamo di propinarvi il best-of, e semplicemente approfittiamo di un periodo in cui la fame aumenta (sia per cercare idee regalo-rattoppo che per riempire l'i-pod) proponendovi come già
La musica ebraica è nomade e inquieta come la storia del suo popolo: alla lunga relazione fra klezmer e jazz il gruppo del sassofonista romano dedica il suo ultimo disco, Awakening. Entrando nella scuderia del maestro di contaminazioni John Zorn
di Marco Buttafuoco
Uno dei primi esempi di incontro fra jazz e musica klezmer risale al 1920. L’ incisione si chiama Palesteena, la trovate su You Tube ed è un documento davvero prezioso e musicalmente affascinante. Dimostra come nel crogiolo caldissimo delle strade di New York dei primi decenni del secolo scorso emergesse quel fenomeno che oggi definiamo con varie e variamente inappropriate etichette: contaminazione, globalizzazione culturale, ibridazione eccetera. Per gli ebrei della diaspora queste pratiche culturali erano d’altronde largamente diffuse da secoli. La stessa lingua
E' il malanno dell'ultima stagione musicale e colpisce soprattutto i pianisti di casa nostra. Come Stefania Tallini da Roma: The Illusionist è un disco di piano solo, fatto di composizioni originali, eppure presenta tutti i sintomi della saudade
di Marco Buttafuoco
In questi ultimi anni il Brasile è diventato una sorta di terra promessa per molti musicisti italiani dell’area dell’improvvisazione. Non è però il samba e non è la bossa nova il genere cui guardano i vari Stefano Bollani, Bebo Ferra (leggi la nostra recensione), Nicola Stilo o il grande fagottista Rino Vernizzi. Non è stata la musica di Jobim a provocare a Gabriele Mirabassi una vera e propria folgorazione esistenziale. D’altronde samba e bossa sono solo le ultime isole di un vasto mare musicale, sul quale si accavallano onde di div
Se è vero che è il terzo disco quello della maturità, la Spalding supera brillantemente la prova. In Chamber Music Society la contrabbassista e cantante afro-ispano-americana aggiunge un trio d'archi al suo gruppo, e si conferma come uno dei fari nel panorama attuale
di Dario De Marco
Dopo il power trio di Junjo (2006) e le aperture pop e world di Esperanza (2008), l’uscita di Chamber music society consacra definitivamente Esperanza Spalding come una delle poche, se non l’unica vera novità degli ultimi anni, nel jazz e nella musica in generale. E questo nonostante il terzo album non sia un capolavoro – anzi probabilmente è il più imperfetto – o forse proprio perciò. Infatti la cifra di Esperanza Spalding è l’eclettismo dinamico, la capacità di aggiungere sempre nuovi tasselli al proprio mosaico (
Coniuga tradizione secolare e modernità l'esordio del pianista Alessandro Sgobbio. Aforismi Protestanti reinterpreta i canti religiosi della comunità valdese con un occhio di riguardo alla musica contemporanea: in vendita soltanto su Internet
di Marco Buttafuoco
Pugliese di Taranto, ventotto anni, di religione valdese, appena diplomato in jazz al Conservatorio di Parma, secondo classificato al concorso nazionale Luca Flores per giovani pianisti. Questa la rapidissima scheda di Alessandro Sgobbio. Inutile sprecare aggettivi come "promettente" o "emergente". In Italia il talento non è garanzia di riuscita professionale. Il successo - non citiamo i soliti nomi - è frutto di alchimie mediatiche misteriose ma non troppo. Per fortuna oggi la rete rende indipendenti gli artisti che tali vogliono veramente restare. Quest
Con il compositore di Porgy and Bess, l'eclettico pianista toscano condivide un amore per la musica che va oltre i generi e le convenzioni. Ecco perchè ha sfidato il maestro Riccardo Chailly e la prestigiosa Orchestra Gewandhaus di Lipsia a suonare con lui Rhapsody in blue
di Marco Buttafuoco
A leggere i cartelloni dei tanti festival e la stampa non specializzata si direbbe quasi che Stefano Bollani sia, con Enrico Rava e Paolo Fresu, il jazz italiano. Naturalmente non è vero. Il musicista toscano si trova al centro di un vero fenomeno di sovraesposizione che va oltre i suoi meriti e il suo pur grande talento. Non è colpa sua, come non è colpa di Giovanni Allevi l’essere stato definito addirittura il Mozart del XXI secolo. Il demerito è casomai quello di organizzatori timidi, condizionati da assessori in cerca di facili consensi e da giornalisti pi
L'eclettico Luigi Cinque guarda all'Oriente come alle coste del Brasile, promette itinerari fra l'avanguardia europea e il jazz afroamericano. Luna reverse è un viaggio nella musica del mondo, ma fatto restando fermi
di Marco Buttafuoco
“L’arte contemporanea - afferma lo storico belga Han Hoet - non ama le etichette, la ghettizzazione, la divisione in specie, generi e stili. Ama i contorni sfumati, le toppe, le giunte, le sovrapposizioni, i collage: vuole la varietà, la quantità, le smorfie e le stramberie… si basa sul concetto che siamo sempre in fase d’apprendimento. E’ tutto un insegnare; gli altri a noi, noi agli altri”. E’ chiaro che sono parole che contengono una certa dose di insofferenza verso quel fenomeno che oggi va noto sotto il nome di "globalizza
In ventitré anni di carriera tra jazz, etnica e progressive, il quartetto fondato da Massimo Barbieri e Maurizio Brunod ne ha ospitati parecchi di talenti. Con il sassofonista italoargentino, però, è scattata una scintilla: ne è nato Ecuba, ultimo disco del gruppo
di Marco Buttafuoco
Il primo disco degli Enten Eller (titolo originale dell'opera di Søren Kierkegaard da noi nota come Aut-Aut) uscì ventitré anni fa. A quella lontana incisione, chiamata Streghe, ne sono succedute altre nove. Intanto, attorno al percussionista Massimo Barbiero e al chitarrista Maurizio Brunod, si sono aggiunti vari musicisti (Tim Berne fra gli altri); dal 1996 in poi il gruppo si identifica con un quartetto di base che comprende, oltre ai due cofondatori, anche Giovanni Maier (basso) e Alberto Mandarini (tromba), ai quali continuano ad affiancarsi via via ospiti di rilievo.



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